#Per farfalle… nella Valle del Pegorino

30 11 2007

La prima parte della Valle del Pegorino rientra nel Comune di Casatenovo. Qui, a sud-est dell’abitato, si trovano due belle cascine, la Cascina Giovenigo e la Cascina Rancate circondate da campi, frutteti, orti e boschi attraversati dal torrente, che dà il nome alla Valle.
Queste zone, a partire dalla primavera fin verso l’autunno inoltrato, sono popolate, per la ricchezza di fiori selvatici che vi si trovano, da leggiadre farfalle. Un osservatore attento può incamminarsi lungo i sentieri che partono dalle Cascine, avventurandosi per campi, prati e infine boschi, ed imbattersi in eterei insetti.

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#Ribadiamo la nostra indipendenza

28 11 2007

In seguito ad alcuni articoli apparsi in questi giorni sulla stampa locale – articoli che ci definivano come: “gruppo composto e guidato dai Verdi” – vorremo ribadire ancora una volta il nostro carattere INDIPENDENTE e la nostra distanza da qualsiasi colore e fazione. Quello che ci muove è il semplice desiderio di tutelare l’ambiente e il territorio in cui viviamo. Crediamo, inoltre, che la nostra attività possa ricevere solo giovamento dal confronto di persone e idee differenti tra loro.




#Incontro del 22/11/2007

24 11 2007

In data 22 novembre 2007 il Gruppo Valle Nava si è riunito nuovamente per discutere le prossime azioni da intraprendere al fine di dare maggiore tutela e visibilità alle zone interessate. Dalla discussione è emersa la necessità di operare su diversi fronti:

Ribadire l’indipendenza politica del gruppo, che la stampa locale aveva connotato come gruppo diretto e composto da membri del partito dei “Verdi”. Si è ritenuta questa “etichetta” limitante e deleteria al fine della nostra attività sul territorio che può, invece, trovare solo giovamento nell’inclusione di persone e idee. Questa “presa di distanza” verrà effettuata inviando una lettera aperta ai principali quotidiani locali. Troverete a breve l’intervento pubblicato anche sul blog.

In secondo luogo, si è deciso di organizzare un incontro con l’Associazione Parchi Vimercatesi, che si occupa del coordinamento e della valorizzazione di tutti i parchi dell’area a sud di Casatenovo (Parco del Molgora, Colli Briantei, ec), al fine di ottenere assistenza e appoggio da parte di un gruppo che opera in un ampio raggio territoriale, ha una esperienza di diversi anni e ha alle sue spalle altre grandi associazioni quali Legambiente e WWF. Non appena sarà possibile, comunicheremo la data, il luogo e le modalità dell’incontro. Per saperne di più potete visitare il sito dell’associazione: http://www.parchivimercatese.it/

Per quanto concerne le operazioni pratiche che coinvolgeranno direttamente il nostro gruppo si è deciso di unire nella stessa data volantinaggio e raccolta firme, per chiedere agli enti competenti un maggior grado di tutela per la Valle Nava. Le date di volantinaggio e raccolta firme saranno fissate solo nel momento in cui avremo definito i moduli per effettuare una raccolta firme corretta nelle forme e chiara nei contenuti. Vorremmo che queste attività divulgative fossero estese anche agli altri due comuni interessati alla “questione Nava”, così da trovare un sostegno tra i cittadini di Monticello e Missaglia.

Nel corso della serata è inoltre emersa la volontà di valorizzare anche altri luoghi di Casatenovo, che si distinguono per un particolare interesse paesaggistico o naturalistico. Per fare questo verrà aperto uno spazio sul blog dedicato esclusivamente alla valorizzazione e alla conoscenza di altri angoli del nostro paese, (si pensi alle Frazioni Rancate, Giovenigo, alla valle del Pegorino, ec.), da aggiornare e arricchire nel tempo. Si accettano consigli.

Infine, si è proposto di realizzare una mostra fotografica in spazi pubblici comunali. La forma di tale esposizione sarà da definire con maggiore precisione nei prossimi incontri, l’intenzione è quella di rendere l’evento più interessante attraverso l’esposizione di insetti, animali e l’organizzazione di laboratori per bambini.

Vi invitiamo, ancora una volta, a suggerire, segnalare e prendere parte alle iniziative del Gruppo.





#Convegno Nazionale “Produzione Agricola e Nuovi Paesaggi”

21 11 2007

ISTVAP, Istituto per la Tutela e la Valorizzazione dell’Agricoltura Periurbana, la Fondazione Politecnico di Milano, CIA e la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano presentano il:

Convegno Nazionale “Produzione Agricola e Nuovi Paesaggi”

Milano, 26 novembre 2007 - ore 9:00
Facoltà di Agraria - Aula Magna
Via L.Mangiagalli, 25 Milano

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#Parchi regionali lombardi a rischio cementificazione!

20 11 2007

Ci risiamo, ecco la politica zoppa, probabilmente cieca, che allunga nuovamente le mani sul territorio, anzi, proprio sui terreni! (in Brianza i terreni stanno diventando come il petrolio, sempre di meno e sempre più lucrosi).

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#A Lecco presentazione de “La leggenda del buon cibo italiano”

18 11 2007

 

Martedì 22 gennaio, ore 21, presso la sala conferenze della Banca popolare di Sondrio in Via Amendola/C.so Martiri a Lecco, Il Gruppo di acquisto solidale “La Comunità della Sporta” ed il Centro Khorakhané invitano la cittadinanza ed i consumatori alla presentazione dell’ultimo libro di Paolo Conti (scrittore e giornalista de Il Sole 24ore) “La leggenda del buon cibo italiano” sottotitolo inquietante “raramente quello che mangiamo è davvero ciò che sembra”

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#Casate: la valle della Nava ha una popolazione di insetti unica. Laura Farina: ‘Facciamone un parco’

15 11 2007

 

Laura Farina è una grande appassionata di insetti, passione nata all’università e che lei coltiva anche nel tempo libero: “La mia passione per gli insetti, e i coleotteri in particolare, è nata all’Università - spiega - sono laureata in Scienze Naturali e da alcuni anni sto studiando la fauna entomologica di certe zone della Provincia di Lecco, in particolare delle aree verdi del mio paese, Casatenovo.”

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#Un parco intercomunale per Casatenovo

14 11 2007

 

 

In un intervista uscita in questi gironi su Casateonline.it, Laura Farina, entomologa casatese, parla di una scoperta scientifica di grande importanza e rivela informazioni che potrebbero risultare fondamentali per tutta l’area casatese.

Da anni, la Sig.na Farina passa il suo tempo libero a setacciare il territorio casatese: “Sto raccogliendo insetti nella Valle della Nava e nella Valle del Pegorino, alcuni li determino da sola (soprattutto coleotteri e farfalle) altri li ho portati al museo di Storia Naturale di Milano, dove conosco alcuni esperti che mi hanno dato una mano. E proprio da queste indagini ho scoperto che la Valle della Nava possiede un’interessante entomofauna. […] Vagliando tutti questi micro-ambienti sono andata alla scoperta di una grande varietà di specie che popolano la Valle, in particolare, con grande sorpresa, ho riconosciuto specie che sembravano quasi scomparse dalle nostre parti o comunque fortemente compromesse dall’attività dell’uomo.”

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#Là dove cemento e asfalto disgregano natura e cultura

13 11 2007

 

Proponiamo la lettura di questa riflessione di Vittorio Emiliani apparsa su l’Unità il 29/11/2006.

 

Seguendo in tv la cronaca di una tappa del Giro d’Italia ripresa dall’elicottero mi sorpresi a osservare: «Ma guarda che paesaggio ordinato, ben tenuto, senza robaccia di mezzo. Non sembra nemmeno Italia». Difatti non la era: quel giorno il Giro era sconfinato in Austria. Provate a scendere in aereo su Venezia, vi colpirà come un pugno allo stomaco l’assenza di campagna fra Mestre, Treviso, Padova, con una commistione terribile fra quartieri e capannoni, villette e fabbriche. È quello che gli anglosassoni chiamano urban sprawl, il disordine urbano (aggiungo io da geografo: detta anche città diffusa), e di cui stanno discutendo

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#Incontro del 13/11/2007

13 11 2007

In data 13 novembre 2007 i Sig.ri Alberto Conti, Vincenzo Campanella, Laura Farina, Alfio Sala, Alfio Sironi, Ilaria Villa si sono ritrovati per discutere nuovamente la questione “Valle della Nava”. Dalla serata è emersa la volontà comune di salvaguardare l’area e riproporre la questione alle locali istituzioni affinché venga riconosciuto un adeguato livello di protezione per questo spazio ancora sufficientemente verde e integro.

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Rettili

1 11 2007

Biacco

Nome scientifico: Coluber vridisflavus

E’ lungo circa 1 metro, di colore nero-olivastro con venature di colore giallo oppure completamente nero. Si ciba di piccoli mammiferi, uccelli di piccole dimensioni, rane, rospi e lucertole e anche altri serpenti. In situazioni di pericolo diventa iroso e agitato, si muove con agilità e riesce ad arrampicarsi su alberi e cespugli. (clicca sull’immagine per ingrandirla)

 

biacco.jpg




Le foto di Alfio Sala

1 11 2007



Insetti

1 11 2007

·        COLEOTTERI

·        FARFALLE




Coleotteri

1 11 2007

Cervo volante (Lucanus cervus)

Il ben noto Cervo volante, il maggiore tra i coleotteri europei, è molto caratteristico per lo sviluppo assunto, nei maschi, dal capo e, soprattutto, dalle mandibole, che ricordano le corna dei cervi.
Le dimensioni nel maschio, di regola comprese tra 35 a 80 mm, ne fanno il più grande coleottero europeo; le femmine, che possiedono mandibole forti ma dall’aspetto normale, sono comprese tra 30-40mm.
È una specie forestale.
La larva è xilofaga e si sviluppa negli alberi vetusti, soprattutto querce ma anche in altre latifoglie, quali faggi, salici, pioppi, tigli, carpini, olivo; ci sono segnalazioni anche riguardanti pini ed abeti. Gli adulti si nutrono della linfa che cola dalle ferite degli alberi ed utilizzano a tale scopo una sorta di “lingua” formata da pezzi boccali specializzati; i maschi si osservano in giugno-luglio, mentre le femmine talora proseguono l’attività fino alla metà di agosto.
I diversi autori non concordano sulla reale funzione delle mandibole del maschio: secondo alcuni sarebbero del tutto inutili e anzi difficili da muovere, per l’insufficiente sviluppo dei muscoli relativi; secondo altri sarebbero utilizzate nel corso di vere lotte combattute per la conquista delle femmine. La femmina usa invece le corte mandibole per scavare nel suolo fino a raggiungere l’apparato radicale dell’albero prescelto, ove, ad una profondità che può giungere a 75cm, depone le uova.
Le larve vivono sviluppandosi nelle radici e nel legno marcio per una durata di 3‑5 anni. Successivamente, si impupano nel terreno, in una grande celletta delle dimensioni di un pugno. L’adulto è già formato in autunno, ma trascorre l’inverno nel proprio ricovero uscendo alla luce  del giorno solo nel giugno dell’anno seguente.
Il Cervo volante era ben noto anche nell’antichità: ad esempio Plinio riporta notizie circa l’uso di appendere le grandi ed imputrescibili mandibole dei maschi al collo dei bambini, a guisa di amuleto contro alcune malattie infantili. Nel Medioevo i Germanici credevano che questa specie fosse capace di trasportare carboni ardenti per incendiare le capanne. Ancora oggi esistono nomi locali che attestano come la specie sia ampiamente conosciuta dalla tradizione popolare (ad esempio i termini lombardi “cornabù”, “cornu bubò”).
Oggi è minacciato di estinzione, per la riduzione delle foreste e perché i vecchi alberi in cui vive e si sviluppa vengono di regola eliminati nella pratica della selvicoltura.
Figura nell’Allegato II della direttiva 92/43/CEE (direttiva “habitat”), ossia trattasi di specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione.

 

Dorcus parallelepipedus

Il Dorcus parallelepipidus è simile al Cervo volante per le mandibole del maschio, ben sviluppate, a forma di pinza. La larva vive di preferenza nel legno tarlato di salice e pioppo. Gli adulti attivi in primavera ed estate, hanno costumi crepuscolari e notturni, e sono spesso attratti dalle luci. Il maschio si distingue dalla femmina per il maggiore sviluppo di capo e mandibole.

 

 

Moscardina (Aromia moschata)

L’Aromia moschata (nota come moscardina), è di un bel verde brillante, Le larve di Aromia moschata si sviluppano a spese principalmente di salici, su cui si trattengono anche gli adulti, attivi a fine primavera. Questa specie è nota comunemente col nome di moscardina per il gradevole odore di muschio emanato da un secreto delle sue ghiandole toraciche. Il maschio ha le antenne più lunghe del corpo.

 

Prionus coririus

Prionus coriarius è invece una specie di grandi dimensioni: può raggiungere una lunghezza di 45 mm. Le sue larve scavano gallerie nel legno fradicio, ed al termine del loro sviluppo si trasferiscono generalmente nel terreno. Gli adulti compaiono d’estate ed hanno abitudini crepuscolari; si rinvengono vaganti sul terreno od alla base delle piante ospiti. Il maschio si distingue dalla femmina per le dimensioni mediamente maggiori, per le antenne più robuste e vistosamente dentate.

 

 

Agapanthea sp.

Agapanthea è un’altra bella specie di Coleottero Cerambicide, dalle dimensioni decisamente più piccole, ma dalla livrea grigia particolarmente elegante. La si rinviene in primavera e inizio estate su diverse piante erbacee; lo sviluppo larvale avviene a spese di Composite e Ombrellifere.

 

Pentodon bidens punctatus

E’ facile rinvenire sui sentieri, poiché si sposta più facilmente sul terreno, il Dinastino Pentodon bidens sottospecie punctatus.
Questa specie, i cui “parenti” tropicali sono piuttosto famosi (Dinastes hercules del Brasile è tra i Coleotteri più grandi del mondo) è di dimensioni ragguardevoli: può raggiungere una lunghezza di 46 mm. La larva si sviluppa a spese delle radici di piante, soprattutto di graminacee. L’adulto è attivo a fine primavera e durante l’estate, mentre durante gli altri mesi dell’anno rimane interrato, e solo occasionalmente può essere osservato in superficie, soprattutto dopo le piogge.

 

Curculio nucum

Ai margini del bosco o all’interno di esso, sul nocciolo, stazionano simpatici coleotteri come i Curculionidi tra i quali il Balanino delle nocciole (Curculio nucum), le cui larve e il cui adulto si nutrono di foglie e di frutti di questa pianta. L’adulto in particolare è dotato di un lungo capo prolungato in avanti a forma di becco, chiamato rostro, adatto a raggiungere le parti interne delle piante, più ricche di nutrimento.

 

Apoderus coryli

Sul nocciolo sono presenti altre specie tra cui Apoderus coryli, di un bell’arancione brillante, le cui femmine arrotolano in modo sapiente e complicato le foglie per creare un “nido” dove deporre le uova. Per questo singolare comportamento questi Insetti sono noti anche come “sigarai”.

 

Oedemera nobilis

Tra l’erba, e in particolare sui fiori del cui nettare si nutre, si rinviene spesso Oedemera nobilis, un bel coleottero verde, il cui maschio ha le zampe posteriori piuttosto ingrossate, adatte al salto. Tra l’erba, e in particolare sui fiori del cui nettare si nutre, si rinviene spesso Oedemera nobilis, un bel coleottero verde, il cui maschio ha le zampe posteriori piuttosto ingrossate, adatte al salto.

 

Tropinota hirta

Sui fiori è facile trovare inoltre un coleottero un po’ peloso, Tropinota hirta, di colore nero punteggiato di bianco, che sembra intento a nutrirsi, ma basta un piccolo movimento per farlo fuggire volando.

 

Chrysolina fastuosa

Il coleottero si chiama Chrysolina fastuosa ed ha una livrea metallica sorprendente: il verde è il colore di fondo, ma i riflessi blu e rossi brillano sulle ali di diversi individui. Sia le larve che gli adulti di questo bel coleottero si nutrono di foglie di una specie di Labiata: Galeopsis speciosus.

 

 

Chrysolina americana e Chrysolina grossa

Nelle vicinanze ci sono parecchi orti che attirano coleotteri non meno particolari, in quanto a colori. Sul rosmarino staziona la Chrysolina americana, che, a dispetto del suo nome è decisamente una specie di casa nostra. Le sue ali sono di un bel verde scuro metallico con strisce rosse. Sulle foglie di menta invece ama nutrirsi la Chrysolina grossa, dai stupendi colori blu del capo e rosso fuoco delle ali.

 

Notiophilus palustris

Una menzione a parte merita il coleottero Notiophilus palustris, rinvenuto sul terreno nel sottobosco. Questa specie è particolarmente rara, riconosciuta come tale da esperti entomologi del Museo di Storia Naturale di Milano e tuttora presente nel territorio della Valle della Nava. Questo Coleottero non ha particolari attrattive, è di piccole dimensioni, ma il suo corpo è di un bel colore bronzo metallico. Questo piccolo Insetto, ha bisogno per il suo sviluppo di particolari condizioni di temperatura e umidità. Quindi non è facile che trovi le condizioni adatte, ma forse ha scelto la Valle della Nava come suo luogo privilegiato, in particolare il sottobosco umido, dove si sposta sul terreno oppure sosta e si nutre all’interno delle cavità dei rami fradici e marcescenti.




Farfalle

1 11 2007

Vanessa atalanta

Questa farfalla dalla livrea sgargiante e inconfondibile fa la sua comparsa in maggio. Le ali anteriori sono marrone scuro vellutato, con fasce rosse e macchie bianche. Le pagine inferiori delle ali sono poco appariscenti e molto mimetiche. Questo consente alla farfalla di mimetizzarsi quando se ne sta posata con le ali chiuse.
Le uova vengono deposte sulle piante di ortica, di cui si nutre il bruco.
Gli ambienti frequentati da questa farfalla sono i più svariati: campi, prati, strade di campagna, zone incolte e giardini delle abitazioni. Al termine dell’estate gli adulti appena sfarfallati si radunano in gran numero nei frutteti, dove succhiano frutti marcescenti, in particolare pere e prugne.

 

Fegea

Il suo volo è molto lento e barcollante, più spesso è posata sulle foglie degli arbusti. Tuttavia la sua livrea è molto particolare: le sottili ali blu presentano numerose macchie brillanti bianche e il suo corpo alcune bande gialle su fondo nero. Questi colori avvertono il predatore della sua non commestibilità. Infatti la livrea è un classico tipo di colorazione di avvertimento, con cui le farfalle mettono in guardia i possibili predatori: protette da sostanze tossiche, esse risultano inappetibili e difficilmente un uccello, dopo averne provato il sapore disgustoso, tornerà a beccarle una seconda volta.

 

Egeria (Parargae egeria)

Nel bosco s’incontra una farfalla di color marrone con macchie gialle e bianche, l’Egeria. Questa farfallina ama gli ambienti riparati e ombreggiati. Le sue ali presentano un margine ondulato, che le fanno assomigliare ad un delicato pizzo. Nelle parti superiori il colore di fondo è giallo-arancio, con disegni bruno-scuri a scacchiera.
Non è una farfalla molto attiva: trascorre infatti posata sulle foglie del sottobosco gran parte del suo tempo.
Le piante predilette dalle larve sono varie Graminacee.
Il periodo di comparsa degli adulti è particolarmente lungo e va da marzo a ottobre.

Pamfila

Questa è una farfallina di modeste dimensioni, dalla livrea assai poco appariscente. Il colore di fondo delle parti superiori è giallo-ocra, con sottili bordi grigi lungo il margine esterno delle ali; vicino all’apice delle ali anteriori si scorge un piccolo punto nero, a cui corrisponde, sul rovescio, una macchia, che ricorda un occhio, nera cerchiata di giallo e con una piccolissima pupilla bianca. I bruchi si nutrono di svariate Graminacee.

 

Pafia (Arginnys paphia)

La Pafia, un tempo considerata tra i Ninfalidi europei più comuni, negli ultimi anni si è molto rarefatta ed è presente ancora in gran numero solo negli ambienti non troppo toccati dagli influssi dell’uomo. Le femmine possono presentare le ali anziché brune, di colore verdognolo. Le femmine sono più scure e più grosse dei maschi.
Il bruco di norma si ciba di Violacee.
L’adulto vive in zone disboscate, in praterie umide e in campi fioriti dove crescono i cardi, sui quali sta posato volentieri.

 

Vanessa del cardo (Vanessa cardui)

La Vanessa del cardo presenta le ali superiori di colore giallo-rossiccio, con numerose macchiette bianche; le posteriori portano tre serie di macchie brune lungo il margine esterno. La pagina inferiore delle ali non è mimetica, ma presenta un disegno che ricorda in toni più sbiaditi quello delle parti superiori.
E’ una delle più note migratrici, che grazie alla potenza del suo volo, può compiere spostamenti enormi.
L’adulto frequenta i prati fioriti in località calde e assolate, le siepi lungo i sentieri e anche all’ interno dei centri abitati. Si posa a volte anche a terra indugiando con le ali aperte al sole.
Gli adulti si incontrano da aprile ad agosto-settembre.

 

Vanessa dell’ortica (Aglais urticae)

Questa farfalla ha un bel colore arancio di fondo, mentre il margine esterno è decorato da macchie blu contornate di nero. L’adulto è in volo già dall’inizio della primavera. I suoi bruchi si cibano preferibilmente di foglie di ortica.

 

 

Vanessa c-bianco (Polygonium c-album)

Questa farfalla sembra prediligere luoghi ombrosi e riparati, quali le zone boscate con radura, le siepi lungo i sentieri, gli incolti. Questa piccola e strana Vanessa ha un aspetto che si discosta parecchio da quello solito: il bordo delle ali è irregolarmente frastagliato e dentellato, tanto da sembrare che queste siano strappate e consumate. In questo modo risultano estremamente mimetiche, e quando la farfalla sta posta ad ali chiuse sembra proprio una foglia secca. Un’altra caratteristica singolare (da cui è derivato il nome) è la presenza di una piccola macchia biancastra, a forma di C, posta nella pagina inferiore delle ali posteriori. Il colore delle parti superiori è rosso-fulvo o marrone-rossiccio, con macchie nere e margini bruno-scuro.
Il bruco vive a spese di molte essenze, tra cui l’olmo, il nocciolo, il luppolo, l’ortica, il ribes, l’uva spina e altre. Gli adulti compaiono in giugno e luglio.

 

 

Macaone (Papilio machaon)

Nei prati ama approvvigionarsi la farfalla diurna più grande delle nostre zone, il Macaone. In quanto a bellezza potrebbe tranquillamente gareggiare con i suoi parenti esotici: il colore di fondo è giallo zolfo più o meno intenso, con numerose macchie e venature nere; le ali posteriori hanno una larga fascia marginale blu orlata di nero, una macchia rossa in fondo al margine interno e terminano con un tipico prolungamento a “coda di rondine” lungo circa un centimetro. Queste farfalle si avvicinano spesso ai centri abitati e penetrano nei giardini e negli orti, dove le femmine vanno a deporre le uova. Le piante preferite dal bruco sono le ombrellifere, sia selvatiche, sia coltivate (carota, prezzemolo, finocchio, anice, ecc.).
Se i bruchi vengono disturbati spingono fuori dal torace un’appendice bifida di colore rosso-arancio (due piccole corna rosse) a scopo intimidatorio (chiamata osmeterium), dalla quale esce una sostanza difensiva di odore molto acuto.
L’adulto vive dovunque ci siano fiori in quantità.

 

 

Cedronella

Il maschio della Cedronella è facilmente riconoscibile per le ali di un bel giallo brillante. Una delle piante di cui si nutre preferibilmente il bruco è il ramno.

 

 

Aurora

L’Aurora è una tra le prime farfalle a comparire agli inizi della primavera. La prima è di dimensioni piuttosto piccole, il maschio è riconoscibile per le punte delle ali anteriori di colore arancio, mentre il resto delle ali presenta uno sfondo biancastro.
Il bruco si ciba di varie crucifere quali senape, crescione, cardamine, ecc.

 

 

Vanessa io (Inachis io)

Gli antichi autori hanno preso a piene mani dalla mitologia classica i nomi da attribuire alle farfalle: in questo caso si tratta di Io, sacerdotessa di Giunone, che per la sua eccezionale bellezza attirò gli sguardi di Giove che se ne innamorò. Ma l’ira di Giunone non tardò a giungere, e la povera Io fu tramutata in vacca. Il nome è indovinato, perché effettivamente è una delle più belle farfalle nostrane. Il suo aspetto non è confondibile con quello di altre specie: il colore di fondo è un vivace rosso mattone vellutato, con gli angoli anteriori delle ali ornati da magnifici ocelli con riflessi dorati, azzurri e bruno-neri simili a “occhi di pavone”. Le larve vivono di preferenza a spese dell’ortica. Vivono in comunità fino all’ultima muta, poi iniziano a disperdersi e trascorrono solitarie l’ultimo periodo di accrescimento prima di incrisalidarsi.

 

 

Latonia

La Latonia è una piccola farfalla, con la pagina superiore delle ali che ricorda molto per il colore arancio e per le macchie nere quella della Pafia. La pagina inferiore delle ali invece la rende inconfondibile: è caratterizzata infatti da grosse macchie argentate simili a specchi che riflettono la luce del sole ad ogni movimento. La si può osservare qui nella valle del Pegorino, a partire dal mese di aprile fin quasi ad ottobre. I bruchi vivono su diverse specie di Viola.

 

 

Cavolaia (Pieris brassicae)

La Cavolaia è un farfalla diffusa un po’ ovunque anche se oggi è molto meno comune di un tempo. Ha il corpo nero con le ali bianche, le anteriori con l’apice nero fino alla metà circa del margine esterno e quelle posteriori con una macchia nera sul margine anteriore. I danni arrecati da questa specie alle colture possono essere ingenti in caso di infestazioni massicce, in quanto il bruco divora completamente la foglia lasciando solo le nervature. Per fortuna spesso ci sono specie parassite, come alcune vespe, che tengono sotto controllo il numero dei bruchi, impedendo loro di distruggere intere coltivazioni. Le uova gialle vengono deposte in gruppi sulla pagina inferiore delle foglie e anche i bruchi vivono a lungo tutti insieme.
Le piante più appetite dai bruchi sono i cavoli, ma anche ravizzone, rapa, ravanello, colza, ecc.

 

 

Podalirio (Iphyclides podalirius)

Il Podalirio è una delle più note e vistose specie presenti nelle nostre zone, è abbastanza comune e si rinviene con facilità. Può raggiungere dimensioni notevoli, anche 60-80 mm di apertura alare Questa farfalla presenta una colorazione caratteristica bianco-giallastra con zebrature verticali nere. Sulle ali posteriori sono presenti sottili code che la rendono inconfondibile.
Il bruco vive a spese di numerose piante coltivate, in particolare Rosacee come il ciliegio, il mandorlo, il pesco, il susino, il melo, il pero, il biancospino.
Gli adulti frequentano diversi ambienti (in particolare caldi e soleggiati), come prati fioriti, campi, frutteti, luoghi soleggiati. e sfarfallano da aprile a giugno e successivamente da agosto a settembre.
In alcune nazioni tanto il podalirio quanto il macaone rientrano tra le specie protette. Ambedue le specie infatti non sanno reagire ai continui assalti perpetrati dall’uomo a danno della natura.