#Primo passo verso la realizzazione del 18° sentiero agricolo provinciale

14 05 2008

Si è svolto in mattinata il sopralluogo di amministratori e tecnici dei comuni interessati alla istituzione del 18° sentiero agricolo nella Valle della Nava. All’escursione hanno preso parte l’assessore all’ecologia di Casatenovo Massimo Magni, l’assessore all’urbanistica di Missaglia Piera Comi e l’assessore Adelino Menti del comune di Monticello, accompagnati da alcuni tecnici comunali e da una rappresentanza delle associazioni casatesi Sentieri e Cascine e Gruppo Valle della Nava. Scopo della mattinata era iniziare a valutare gli obiettivi prioritari al fine di realizzare un sentiero che abbia tra i suoi scopi la valorizzazione delle attività agricole presenti in loco e la promozione turistica di un contesto naturalistico di un certo pregio. Nonostante l’assenza dei rappresentanti provinciali, l’incontro è servito a mettere finalmente sul piatto le intenzioni delle tre amministrazioni riguardo al futuro della valle della Nava. L’idea emersa durante il sopralluogo è quella di istituzionalizzare parti di sentiero già esistenti e, dopo attenta valutazione, pensare ad un parziale recupero di tratti di sentiero attualmente in disuso. Luogo di partenza da definire all’interno dei confini di Monticello, il percorso seguirebbe in un primo tratto il corso della roggia per poi allontanarsi in direzione del monastero della Misericordia e inoltrarsi nella valle lungo il confine tra Casate e Missaglia. Importante oltre alla manutenzione e adeguata segnalazione della sentieristica sarà provvedere al ripristino di alcune situazioni pericolose che si sono riscontrate lungo il sentiero in prossimità degli argini franati. Il sentiero, è stato ipotizzato, potrebbe compiere un cerchio congiungendo tra loro diverse frazioni e molteplici realtà agricole e produttive dei tre comuni, fino a confluire nella rete di sentieri già attiva nel Parco regionale di Montevecchia. Meglio attrezzata sembra Missaglia con le sue produzioni orticole in località Caparra, l’apicoltura di Tegnoso, passando per i formaggi e latticini di Ossola, ma si difendono anche Casatenovo e Monticello con le proprie aziende florovivaistiche e i propri agriturismi. Le realtà amministrative e associative presenti al sopralluogo contano quindi di aprire un coordinamento teso all’analisi dettagliata delle condizioni del sentiero, allo studio dei percorsi da realizzare, alla verifica delle disponibilità di agricoltori e delle altre attività produttive diffuse sul territorio ad aderire all’iniziativa. Pare insomma vi siano chiari intenti e buona volontà da parte delle locali istituzioni, ora sarà curioso vedere in quale modo la Provincia potrà contribuire alla realizzazione del progetto.

Sopralluogo nella Valle della Nava per l’isituzione del 18° sentiero agricolo provinciale 14-4-2008

Da casateonline.it 14-5-2008




#L’Osservatorio PGT fa tappa a Usmate-Velate

14 05 2008

L’Associazione per i Parchi del vimercatese in collaborazione con la lista Per Vivere Usmate-Velate

invitano alla serata a tema:

Osservatorio PGT

Giovedì 15 maggio ore 21 presso la villa Borgia di Usmate

interverranno:

Luigi Caprarella, Architetto urbanista

Andrea Rossi, dottore in pianificazione territoriale

Introduce:

Paolo Paiato

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#Emergenza cementificazione a Lentate sul Seveso

11 05 2008

La sezione Domà Nunch Brianza, sensibile alle problematiche ambientali e all’identità territoriale, da qualche tempo si è posta tra i propri obiettivi il monitoraggio del territorio di Lentate e della Valle del Seveso. Riteniamo pertanto che sia doveroso segnalare a tutti i mezzi d’informazione i progetti di espansione edilizia che l’amministrazione comunale di Lentate sul Seveso / Lentaa ha già annunciato, prima ancora dell’avvio delle procedure per la stesura del nuovo Piano di Governo del Territorio.

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#Non esiste una mente totale separata dal corpo, separata dalla società e separata dalla natura

11 05 2008

Non so quanti oggi credano veramente che esista una mente totale separata dal corpo, separata dalla società e separata dalla natura; ma a quelli tra voi che direbbero che si tratta solo di ‘superstizione’, dirò che sono pronto a scommettere che in pochi minuti posso dimostrare loro che le abitudini e i modi di pensare che si accompagnano a quelle superstizioni esistono ancora nella loro testa e ancora determinano una larga parte dei loro pensieri. L’idea che voi potete vedermi regge ancora i vostri pensieri e le vostre azioni anche se intellettualmente voi forse sapete che non è così. Allo stesso modo i più di noi sono ancora guidati da epistemologie che sappiamo errate. Vediamo alcune delle implicazioni di ciò che ho detto.

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#Appunti dalla Valle della Nava - 10/5/2008

11 05 2008

Anche oggi mi reco in Valle con la speranza di nuove osservazioni, ma anche con la consapevolezza che spesso bisogna “accontentarsi”  di quello che i nostri occhi riescono a cogliere del “normale” spettacolo della natura. La visita sembra subito interlocutoria, sono le 17.30, ma il caldo quasi fuori stagione, non favorisce certo, l’attività degli animali. Solo il canto del cuculo mi accompagna  insistente e continuo, mentre merli, fringuelli e capinere solo a tratti si fanno ascoltare.

Entro nel sottobosco, ormai così diverso dallo sfavillare di un mese fa! Ci sono perfino dei funghi su un ceppo marcescente. Nel fitto canta un pettirosso (Erithacus rubecula), che probabilmente l’inverno scorso era un abituale frequentatore dei nostri giardini. Il contrasto tra lo scuro sottobosco e la distesa quasi abbagliante dei campi arati è evidente! Mi dirigo a sud seguendo il corso secco del torrente, ampliando così l’orizzonte delle mie escursioni: mi accorgo dell’insospettata (da me) vastità della Valle. Trovo il cadavere di un riccio, ma l’avanzato stato di decomposizione, non mi permette di stabilire le cause della morte.

Risalgo la Valle dal lato di Missaglia, costeggiando un campo arato, ma il sentiero, benchè molto marcato, scompare all’improvviso inghiottito dall’aratura. Mentre rinvengo la pelle mutata di una biscia, probabilmente un biacco, dall’altro lato passa il secondo (per oggi) motocrossista che scaverà ulteriormente il sentiero. Mi sorge spontanea, ed assurda, una domanda : sarannno più numerosi i biacchi o i motocrossisti? Spero proprio le bisce, che sicuramente hanno la caratteristica (o qualità) di non far rumore.

Alfio Sala




#Appunti dalla Valle della Nava - 6/5/2008

8 05 2008

Martedì 6 maggio mi sono recata nella Valle della Nava alla ricerca dei miei animali preferiti: gli Insetti. Mi sono addentrata nella valle dalla Cascina Colombina, dove un bel sentiero in discesa porta dai campi direttamente nel fresco del bosco. E’ piacevole osservare come la natura, e in particolare le piante in questo periodo diano il meglio di sé! In particolare, a parte qualche sparuto gruppetto di robinie, il bosco trionfa di farnie, carpini, nocciolo e biancospino con ancora qualche esemplare fiorito. Nel sottobosco cominciano a scomparire i fiori primaverili (anche i fiori di Polmonaria che ho potuto ammirare il 25 aprile ormai hanno lasciato spazio solo alle foglie macchiettate di bianco), a parte qualche pervinca e l’immancabile Stellaria che farà bella mostra di sé per tutta l’estate. Alcune piante, che fioriscono più avanti cominciano a riempirsi di foglie in modo rigoglioso e in particolare parlo di una bella Labiata dai fiori rosa, Galeopsis speciosus, sulle cui foglie compierà tutto il suo ciclo biologico (da uovo ad adulto) la splendente Chrysolina fastuosa, coleottero dalla livrea metallica, verde con riflessi blu e rossi.

I prati che incontro nella Valle mi lasciano sempre a bocca aperta per la loro naturalità e bellezza: ricchi di fiori selvatici, adesso il bel ranuncolo dai petali giallo lucenti e l’erba medica, più avanti il garofano selvatico dai caratteristici fiori rosa con petali frastagliati. In questi prati vive una curiosa popolazione di Coleotteri: si va da quelli con bei colori metallici verdi e con grosse zampe posteriori atte al salto (Oedemera nobilis), alle coccinelle gialle e rosse punteggiate di nero, ai lucidi carabidi neri, per finire con i simpatici Elateridi, coleotteri dal corpo allungato provvisti, nella parte inferiore del corpo di uno speciale meccanismo che all’occorrenza scatta come una molla e consente a questi animali di compiere dei prodigiosi balzi, udibili con un leggero schiocco.

Avventurandomi nel sottobosco lungo il sentiero getto lo sguardo sulle piante di nocciolo, le cui foglie e i cui frutti costituiscono il cibo per molte specie di Insetti. Già qualche buffo curculionide si avventura sulle sue foglie, in particolare uno molto curioso dal corpo di colore bluastro, in cui il maschio ha le zampe posteriori con i femori ingrossati che consente dei salti prodigiosi!

Lungo la Nava crescono dei bellissimi salici. Sulle foglie e sul tronco di questi alberi vivono alcune delle più belle specie di Coleotteri nostrani. Ieri ho potuto riconoscere alcuni cerambicidi dai bei colori brillanti, riconoscibili dalle lunghe antenne (nel maschio più lunghe del corpo) e dalla forma allungata. Inoltre alcuni piccoli Crisomelidi, anch’essi abili saltatori, vivono a spese di queste piante. Questi piccoli Coleotteri, veri gioielli della natura, possiedono elitre (le ali dei Coleotteri) di colore verde metallico e un capo rosso lucido. Anche parecchie specie di curculionidi (Coleotteri dal capo prolungato in un rostro)vivono sul salice: da quelli verde brillante appartenenti al genere Polydrusus a quelli dal corpo tozzo e dalle elitre che presentano piccole protuberanze che li rendono ruvidi al tatto.

Le sorprese non sono finite: tra le foglie secche che costituiscono la lettiera del bosco si trovano numerosi abitanti amanti dell’umidità e del bel calduccio che si crea in questi accumuli, così utili anche alle piante. Tra gli abitanti di questo strano mondo riconosco degli eleganti Stafilinidi, coleotteri dal corpo allungato e dalle elitre molto piccole, che racchiudono al di sotto delle ali membranose trasparenti (adatte al volo) sapientemente ripiegate, che vengono svolte ed utilizzate solo all’occorrenza.

Soddisfatta della mia visita alla Valle, per la grande e varia quantità di creature incontrate, riprendo il sentiero del ritorno.

Laura Farina





#Appunti dalla Valle della Nava (3-4/maggio/2008)

5 05 2008

Dopo la bella esperienza di “Naturalmente Brianza”, che ha preso energie e tempo a tutti noi, riprendo la mia abituale passeggiata in Valle. Quasi per recuperare l’assenza di settimana scorsa, mi reco sia sabato 3 che domenica 4 maggio. Questo periodo è quello della vera esplosione della natura, e anche “la Nava” è rigogliosamente verde, a parte ovviamente il marrone dei terreni arati. Ma il tutto è punteggiato dalle macchie bianche dei biancospini in fiore: uno alto dagli 8 ai 10 metri, imponente per la specie, lo si trova sulla destra del ponticello verso Missaglia.

I merli (Turdus merula), alle prese con la seconda covata, cantano marcando il proprio territorio. Con grande piacere mi trovo, nel sottobosco, circondato da una vivace famigliola di codibugnoli (Aegithalos caudatus). La specie ha sempre una prole numerosa, otto anche dieci piccoli. I nostri sono appena usciti dal nido e presentano un codino di 2/3 centimetri, mentre gli adulti sono famosi per la lunga coda che sfiora i dieci centimetri. Il mio obiettivo è quello di rifare delle foto al campanellino estivo, ma due settimane in questo periodo sono un’eternità per la natura, e i fiori ormai sono tutti sfioriti.

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La domenica faccio la zona verso Maresso e ho ancora la fortuna di un incontro particolare: uno splendido biacco (Coluber viridiflavus), un bel serpente lucido e nero nella parte superiore e giallo nelle parti inferiori, se ne sta aggrovigliato a prendere il sole, al bordo della strada sterrata. Dopo un po’, non sopportando più la mia curiosità, se ne va veloce nell’erba. E’ lungo circa un metro e venti, ma la specie può arrivare tranquillamente a superare il metro e mezzo.

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Alfio Sala




#Aggiornamenti dal Parco di Monza - 19/apr/2008

5 05 2008

La delibera della giunta regionale in attuazione della legge regionale n. 40 del 31 luglio 1995 e’ stata in buona parte disattesa, in quanto molti interventi non sono proseguiti.

Ad esempio il comune di Milano avrebbe dovuto intervenire sulla Villa Mirabellino – che appartiene al demanio – ma non lo ha fatto, con il risultato che la Villa versa in condizioni disastrose; il recupero del viale dei carpini e’ stato fatto di recente dall’amministrazione Parco, recupero che presenta delle criticita’ in quanto gli alberi messi a dimora sono stati in buona parte falcidiati da una patologia che interessa questo tipo di essenza: l’amministrazione Parco da alcuni anni sta cercando di porvi rimedio ma si tratta di interventi sempre a posteriori e non preventivi, anche per la cronica mancanza di fondi per la manutenzione ordinaria oltre che per quella straordinaria. Sulla cronica mancanza di fondi pesa l’atteggiamento del Comune di Milano che è restio a pagare la sua quota di spese e non ha mai taciuto il suo intento di fare del Parco una riserva da cui ricavare utili, a qualsiasi costo. Il commissario al Parco di Monza che era stato nominato tempo fa e che avrebbe dovuto provvedere a un proficuo raccordo fra i comuni comproprietari del Parco (Monza e Milano, appunto), ora non c’e’ piu’, anche se occorre sottolineare che era una figura piu’ di facciata che si sostanza.

Per procedere nella direzione di un recupero organico effettivo del Parco, delle ville (Villa Reale, Villa Mirabello, Villa Mirabellino) e delle cascine, sarebbe necessario avere una gestione unitaria e non quella sorta di condominio che c’è adesso (comproprietari del Parco – in toto o in parte – sono: i comuni di Monza e Milano, la Regione e il Demanio; inoltre, sotto il profilo amministrativo, il Parco fa parte del Parco della Valle del Lambro). Una fondazione potrebbe servire a questo scopo, anche se c’è il timore che una fondazione di cui possano far parte anche golf e autodromo sarebbe piu’ di nocumento che di utilita’. Ma anche in questa situazione caotica qualcosa è stato fatto grazie alla pressione di noi tutti: ad esempio e’ stato recuperato il fontanile della Pelucca, all’interno della concessione del golf, senza tuttavia riuscire a scorporare dalla concessione l’area oggetto del recupero, si sono tolti i parcheggi interni al Parco a disposizione dell’autodromo per i GP e si è ricostruito il grande prato centrale davanti a Villa Mirabello.

Sul futuro del Parco mai come ora vi sono pesanti ipoteche di carattere economico. I concessionari si sentono sicuri di non avere ostacoli e quindi giocano in modo pesante. Va ricordato ad esempio che il comune di Milano non ha ancora firmato la concessione con la Sias e quindi, in teoria, l’atto non e’ stato perfezionato. Con le scarse forze a sua disposizione il Comitato cerca di tamponare le maggiori iniquita’ anche sollevando l’opinione pubblica che, con le sue proteste, ha provocato una notevole azione di disturbo all’attuale giunta troppo pronta ad acconsentire alle richieste assurde e nocive per il Parco dei concessionari. Purtroppo le decisioni che vengono prese sulla testa del Parco di Monza non riescono a uscire dall’ambito locale, mentre dovrebbero essere conosciute e assunte ad altri e alti livelli. E’ ormai assodato che i vari ministri ai beni culturali che si sono succeduti non se ne sono mai curati in quanto le eventuali minacce di far saltare il GP di F1 riescono sempre a bloccare qualsiasi intervento a favore del Parco.

Entrando nel merito dei finanziamenti Expo, il Comitato potrebbe avanzare delle proposte, magari di entita’ modesta ma volte alla salvaguardia e al recupero di importanti “fette” del Parco, oltre che a contrastare quelle proposte, gia’ sicuramente sul tavolo, delle quali beneficerebbero, come sempre, autodromo e golf. Si tratterebbe in sostanza di organizzare un tavolo tecnico, per articolare una proposta di finanziamento da presentare al Comune e anche in occasione del confronto elettorale per la provincia di Monza del 2009 [non vanno tralasciate, infatti, le potenzialita’ che il Parco rappresenta per la provincia di Monza e Brianza, che potrebbe magari acquisire la quota parte del Parco di proprieta’ del comune di Milano].

La proposta di finanziamento è focalizzata su alcuni degli obiettivi non realizzati dalla legge 40, fra cui:

-il recupero della Villa Mirabellino a centro di educazione ambientale e per manifestazioni in tema

-il recupero della Cascina Mulini Asciutti con la rimessa in funzione delle macine

-il recupero di villa Mirabello

-progetto di attivazione di una viabilità che consenta collegamenti rapidi e non inquinanti con il parco

Si potrebbe inoltre riprendere il progetto Carbonara per la Villa Reale, progetto al momento bloccato per mancanza di fondi. Al tavolo tecnico parteciperà chiunque abbia competenze (architetti, paesaggisti, naturalisti, economisti viabilisti etc.) e sia interessato. [a breve verrà definita la data e il luogo della prima riunione] Al lavoro del tavolo tecnico si affiancherà un’opera di pubblicizzazione e di informazione presso gli utenti del parco, in rete e sulla stampa per sostenere l’utilità e la bontà di questi progetti per il futuro del parco e contrastare in qualche modo i progetti che sicuramente Sias e golf proporranno a loro esclusivo vantaggio, forti del loro potere di “persuasione”.

Per quanto riguarda il ricorso al TAR, non si sa ancora nulla in quanto il tribunale non si e’ ancora pronunciato.

A breve ci riuniremo di nuovo per:

-dare il via al tavolo tecnico;

-preparare la campagna di informazione sul progetto di finanziamento.




#Prossimi eventi all’Oasi LIPU di Cesano Maderno

5 05 2008

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Gli amici della LIPU, che sono stati nostri graditi ospiti durante “Naturalmente, Brianza..”, ci invitano all’Oasi di Cesano Maderno per i seguenti eventi:

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Mercoledì 7 Maggio alle ore 21, con il secondo incontro del corso “PICCOLA GUIDA ALL’ASCOLTO”, dedicato alla scoperta dei canti degli uccelli accompagnati ancora una volta dall’ornitologa, e volontaria LIPU, Federica Luoni. Grazie a lei impareremo a riconoscere e scoprire i segreti dei meravigliosi canti e richiami d’amore che in primavera ed estate rallegrano le nostre passeggiate in natura. Seguirà un’uscita pratica sul campo domenica 11 Maggio tra i boschi dell’Oasi per sperimentare come vengono effettuati i censimenti al canto dell’avifauna.

Per l’adesione al corso è richiesta una donazione di € 15 più iscrizione alla LIPU per i non soci ; per i Soci LIPU € 10.

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Per la VISITA NOTTURNA in Oasi di Venerdì 9 Maggio invece sono pochi i posti ancora a disposizione.

Per informazioni e prenotazioni a riguardo chiamateci direttamente in Oasi.

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Si continua Giovedì 15 Maggio con la conferenza “EUROPA: PIANETA D’ACQUA?”. Grazie all’esperto Davide Chionna potremo avvicinarci ad un pianeta in orbita intorno a Giove, che le immagini ci mostrano come una perla di ghiaccio e che è avvolto da un affascinante enigma che attende di essere svelato!

Inizio serata ore 21 presso il centro visite “A.Langer” dell’Oasi LIPU. La serata è gratuita.

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Domenica 18 Maggio, a partire dalle 14.30 si terrà il quarto e ultimo incontro del ciclo di laboratori per famiglie “ARIA, ACQUA, TERRA e FUOCO dove i volontari dell’Oasi, Eliana e Roberta, accompagneranno i bambini alla scoperta dell’Oasi e delle tecniche dell’acquarello mentre i genitori avranno la possibilità di rallentare seguendo una lezione di Tai Chi tenuta da Dario.

Per l’adesione della famiglia al laboratorio è richiesta una donazione di € 25 per i non soci; per i Soci LIPU € 20. E’ gradita la prenotazione.

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A conclusione del mese di Maggio vi invitiamo a partecipare Mercoledì 21 ad una serata organizzata in collaborazione con la Città di Cesano Maderno nell’ambito del ciclo di incontri “Obbligo di scelta?”. Alle ore 21 presso il Centro “A.Langer” verrà proiettato un Film Dossier “Obbligo di crescita?” tratto dal convegno nazionale LIPU tenutosi a Giugno 2007 proprio a Cesano Maderno. Seguirà dibattito.

La serata è gratuita.

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Per ulteriori informazioni sulle iniziative dell’Oasi LIPU contattaci allo 0362/546827 o inviaci una e-mail.

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Silvia Baldo

Resp.Oasi LIPU Cesano Maderno

via Don Orione, 43

20031 Cesano Maderno (MI)

Tel & Fax 0362.546827




#Biocarburanti e crisi alimentare mondiale

2 05 2008

Da più parti in questi ultimi tempi si levano annunci riguardo un’incombente crisi alimentare di livello globale: l’argomento occupa le pagine dei quotidiani e ne è nata una petizione internazionale che sta creando una certa discussione (date un’occhiata qui).

La situazione però viene di rado spiegata nei suoi risvolti, non si dice, per il vero, che l’attuale crisi non discende da un’epocale penuria di cibo, ma dalla sua accessibilità e distribuzione. E’ un dato di fatto che siamo 80 milioni in più ogni anno (interessante ricordare, a proposito, che il filosofo e scienziato Arne Naess in “Ecosofia” parlava di 100 milioni di umani contemporaneamente viventi, per una vitalità planetaria autosostenentesi), ma non è questo il problema; non ci troviamo nemmeno davanti a carestie causate da patogeni, infestanti o agenti esterni che hanno danneggiato le coltivazioni. Il nocciolo della questione è che il cibo è, ora più di ieri, per molti inaccessibile. Prezzi in rialzo stanno mettendo in difficoltà milioni di persone e sono la causa delle rivolte in atto dal Bangladesh al Sud Africa. Le Agenzie per gli aiuti umanitari rendono noto che oggi 100 milioni di persone in più corrono il rischio di morire di fame. Volendo portare alcuni esempi, in Sierra Leone il prezzo di un sacchetto di riso è raddoppiato, ed il 90% dei cittadini non se lo può più permettere. In Italia il prezzo dei cereali, che era in netto calo alla fine degli anni ’90, sta subendo rincari continui; i produttori di mais si stanno rimboccando le maniche, per loro si annuncia una (breve) stagione di vacche grasse.

Ogni proprietà su cui si coltiva mais l’anno scorso si è rivalutata mediamente a livello globale del 15%. Merito dell’aumento del prezzo del mais da etanolo. Dall’Australia agli Stati Uniti passando per Argentina (+27%) ed Uruguay non ci sono eccezioni. Nei prossimi anni gli analisti finanziari si attendono rivalutazioni ancora del 15% per anno. Jim Farrel - uno che ne dovrebbe sapere qualcosa, dato che è CEO della Farmers National di Omaha, una società che gestisce 1,2 milioni di acri di terra distribuita fra 3700 fattorie - ha recentemente dichiarato: “non sono gli investitori a spingere verso l’alto i prezzi della terra, ma l’aumento dei prezzi del mais dovuto alla domanda di biocarburanti”. Come se non bastasse, l’aumento dei prezzi è anche stimolato dal fatto che ogni anno la terra coltivabile diminuisce perché il terreno si deteriora o viene coperto da nuove edificazioni. Fra il 1981 e il 2001, le fattorie statunitensi hanno perso 9,6 milioni di acri (il 2,8%). La vicenda ha risvolti più complessi, il prezzo delle fattorie sale perché sale la domanda di agrocarburanti, salita a sua volta poiché i governi cercano soluzioni per il riscaldamento globale (negli Usa, in 10 anni, sono stati spesi 51,3 miliardi di dollari per incentivare la produzione di agrocarburanti). Il riscaldamento globale darà presto un ulteriore contributo al caro-prezzi, rendendo più difficile la vita degli agricoltori.

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Come evidenziato, lo scombussolamento dei prezzi trae origine dal grande business che sta montando attorno ai combustibili di derivazione agricola, negli States, dove la lobby degli agricoltori è più viva che mai; l’idea dei biocarburanti, ovvero di ricavare combustibili che sostituiscano il petrolio attraverso la granella dei cereali, ha promosso a livello globale una fiammata speculativa senza precedenti, che sta portando molte grandi aziende a investire su produzioni come mais, soia e colza.

Risultato? Gli Usa, tra i più imponenti produttori di granaglie per il mondo, hanno ritirato molta parte della loro produzione interna, prima destinata all’alimentazione umana e animale, per orientarla alla trasformazione e, quindi, alla produzione di biodisel e derivati. L’offerta sul mercato si è in conseguenza sensibilmente ridotta e il prezzo dei cereali ha preso a salire.

Quali conseguenze? Le conseguenze sono disastrose almeno per tre motivi. Il primo di ordine etico e sociale: l’impennata dei prezzi sta escludendo sempre più ampie plaghe del pianeta dalla possibilità di un approvvigionamento minimo di cibo, le grandi multinazionali - non crediate, sono sempre loro a manovrare i burattini, ancora quelle degli Ogm e delle biotecnologie – hanno deciso che si possono sacrificare alcuni milioni di vite umane per permettere ad un quinto della popolazione del pianeta di usare i propri SUV.

In secondo luogo, è legittimo attendere conseguenze ecologiche su ampia scala: la saga dei biocombustibili sta attivando a livello mondiale una corsa agli “armamenti” agricoli, sembra di essere tornati ai primi anni ‘80, torna a verificarsi un processo di intensificazione dell’agricoltura, che sembrava destinato a un lento declino poco dopo i primi anni ‘90. In due o tre anni assisteremo a una “restaurazione” delle pratiche intensive e allo smantellamento dei pochi risultati ottenuti dalle (sempre troppo timide) politiche agricole comunitarie. Medesimo discorso si può prospettare a livello globale: spazi verranno rubati alle fasce ecotonali, al bosco, alle foreste, verranno impiegate tecnologie sempre più massive e basate su criteri di distruzione, piuttosto che su una corretta biofilia. I “bio”-carburanti saranno l’ennesima giustificazione funzionale all’introduzione delle biotecnologie in campo! Questo con sensibili ripercussioni dal punto di vista ecologico, in termini di inquinamento e perdita di biodiversità.

Infine, mi sento di accennare ad una terza conseguenza/ipotesi di riflessione. Ai biocarburanti non crede nessuno, entro tre-quattro anni le multinazionali si disferanno di questi falsi progetti di produzione, avendo ottenuto quanto desiderato: più terreni e un ritorno poderoso in termini di tecnologie massive e industriali. Gli Usa rilasceranno allora sul mercato i cereali destinati alla produzione di carburanti, con uno scossone che metterà in ginocchio i molti agricoltori, soprattutto terzomondisti, che, senza le barriere economiche e gli ammortizzatori europei (ricordo che metà del bilancio Ue è ancora oggi speso per il solo settore primario) e senza i prezzi gonfiati di questi periodi, si troveranno a gestire investimenti senza più senso.-

La produzione di biocarburanti, giustificata falsamente come la soluzione ecologica alla fine del petrolio, è una doppia fandonia. Lo è in primo luogo per i limiti fisici della terra, che non può sopportare una produzione di carburanti da cereali utile per soddisfare le crescenti esigenze mondiali; potrebbe soddisfare quelle di una esigua parte della popolazione mondiale, ma con costi in termini di qualità ecologica (erosione suoli, desertificazione, inquinamento, perdita di biodiversità, eutrofizzazione, ec) non minori di quelli provocati oggi dalla combustione dei carburanti fossili. Fandonia due volte, in quanto, la produzione di biocarburanti è strettamente dipendente dall’agricoltura industriale, celeberrima fagocitatrice di carburanti fossili. L’agricoltura si vedrà costretta, nel prossimo futuro, a ripensare i propri metodi produttivi, davanti all’aumento dei prezzi del petrolio e alla fine sempre più imminente delle sue riserve.

Si tratta di agire subito a livello transazionale. Quel che fa specie è che non esistano, ad oggi, organi istituzionali di questo livello e che le politiche coordinate a livello internazionale, almeno per ora, non abbiano saputo dare i risultati sperati. Da ultimo, è forse poco corretto credere ancora alla politica come credibile contraltare del mercato, oggi la politica sembra piuttosto un’emanazione, una seconda essenza delle logica neoliberista. L’Unione Europea incarna bene il modello e non sembra voler offrire opportunità per ricredersi.

Alfio Sironi