# Domenica 23 ottobre 2011 escursione sul Monte di Brianza: i colori dell’autunno.

30 10 2011

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Casatenovo, ore 9.00. Tutti presenti e via si parte per Colle Brianza dove si spera ci siano tante altre persone ad aspettarci!
Ma c’è un enigma da risolvere: il fantomatico supermercato Dugan, punto di ritrovo e di partenza per l’escursione, non si trova!!

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Lasciamo la macchina a Ravellino frazione di Colle Brianza e, dopo aver recuperato gli ultimi partecipanti, ci avviamo verso l’imbocco del sentiero n. 11.

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Pochi passi ed ecco si fa sentire uno dei protagonisti dell’autunno: il freddo.
Finalmente è arrivato!!
Siamo nella splendida cornice del Monte di Brianza o Monte di San Genesio, sistema collinare-montuoso situato a Sud di Lecco e costituito da tre “cime”: Monte Regina (817 m), Monte Crocione (889 m) e Monte di San Genesio (832 m).


Il Monte di Brianza, con le sue risorse naturali, rappresenta un segmento di congiunzione ed un corridoio ecologico di grande importanza tra il Parco Regionale del Monte Barro e quello di Montevecchia e Valle del Curone.
Già dal 1983 la Regione lo incluse fra i Parchi Regionali da costituire, poi il progetto cadde in letargo e solo nei primi anni del 2000 i 13 comuni che in diversa misura vedono il proprio territorio interessato (Airuno, Brivio, Castello Brianza, Colle Brianza, Dolzago, Ello, Galbiate. Garlate, Oggiono, Olgiate Molgora, Olginate, Santa Maria Hoè, Valgreghentino), si trovarono ad un tavolo per discutere la istituzione del Parco Locale ( tecnicamente P.L.I.S.).
Anche questo tentativo, a causa di malintesi e contrasti fra Comuni venne accantonato in attesa di tempi migliori.
Oggi la situazione è ormai matura per essere ripresa ed è importante che i 13 Comuni, che stanno portando a termine i Piani di Governo del Territorio (PGT), confermino con gli strumenti di pianificazione del territorio la perimetrazione del parco, dettandone una normativa concordata di salvaguardia e di valorizzazione turistica ed agricola.
L’istituzione del Parco Locale è un’occasione di sviluppo territoriale che coinvolgerà molti soggetti istituzionali e della società civile (Provincia, Comuni, associazioni di volontariato, ambientalisti e cacciatori), tutti uniti per offrire sia a chi abita che a chi fruisce di questa dorsale una migliore qualità della vita.
Recentemente, a supporto di questo ambizioso obiettivo, si è costituito un Comitato per la promozione del Parco Locale del Monte di Brianza, di cui al momento fanno parte associazione locali e provinciali e numerosi singoli cittadini, che ha lanciato una raccolta firme per sostenere e invitare i Comuni interessati a mettersi ad un tavolo e concordare le modalità per la costituzione del tanto desiderato e necessario Parco Locale.
Info: http://montebrianza.blogspot.com/


E intanto torniamo al nostro racconto…
Il sole si fa proprio desiderare e nel bosco filtra poca luce.
Il castagno domina ma vi si trovano piccole popolazioni di betulle e altre essenze come querce, carpini, robinie e qualche frassino.

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Numerosi sono i nuclei storici inseriti nell’ambiente naturale: presenza di stalle con fienili in pietra, lavatoi, forni per il pane, vecchie osterie.
In breve si giunge ai piccoli centri di Scerizza e Scerizzetta (nomi derivanti probabilmente dal termine “Serizzo” che indica una roccia metamorfica di colore grigio) presso i quali si nota la presenza di coltivi a vite e gelsi.
Passando per la caratteristica cascina Fumagallo, su un sentiero “tormentato” da rocce affioranti, si giunge infine alla vetta sotto la quale è situato l’eremo del San Genesio (risalente al 960 d.C.).
Il raggiungimento della meta viene premiato con un gradito assaggio di una fetta di “Pan Tramvai”, un dolcetto tipico brinzolo, ed una spettacolare vista che si gode dalla cima del Monte di Brianza!

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Grazie a tutti i partecipanti e… alla prossima!

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Laura, Marta e Francesco





# Raccolto – 23 ottobre 2011

28 10 2011


Un mese fa iniziava l’autunno, ora ci stiamo entrando a pieno titolo. Complici sia il meteo, che sembra cedere progressivamente alle prerogative del periodo, sia il paesaggio che spesso mostra delle stoppie, dove prima svettavano le distese di mais. Giustamente anche la luce deve sudare la sua parte per avere il sopravvento su umidità e nuvolaglia. Ne esce un cielo, alla Colombina, con effetti cromatici molto accattivanti.

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Rivolgendo lo sguardo al suolo, invece, si nota un altro elemento antitetico: alla pesante umidità del terreno ricoperto da vegetazione, fa da contraltare l’assoluta aridità della terra battuta della carrareccia e dei sentieri esposti alla luce. Piccoli voli di storni, fringuelli e passeri, ravvivano il primo tratto di questa uscita domenicale. Un pensiero va anche agli amici e ai simpatizzanti che, tra poco più di un’ora, intraprenderanno l’uscita guidata da Laura Farina sui sentieri del S.Genesio : fortunatamente la giornata, metereologicamente parlando, sembra propizia. Al resto ci penserà la competenza di Laura.
Qualche fucilata in lontananza, richiama all’ordine anche i pensieri. Nel prato sotto la Colombina appare un altro “osservatore”, armato solo di macchina fotografica e obbiettivo: questo rasserena quel tanto che basta lo stato d’animo. Altri esseri viventi, a modo loro sono usciti a verificare lo stato delle cose, magari non proprio con la vista, che non pare proprio l’organo su cui possano fare il massimo affidamento…

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…certo che poche volte il “buco della talpa” era apparso così ben marcato. Indubbiamente deve essere recente. La possibilità, penso remota, di poter assistere alla comparsa dell’animaletto e di riuscire ad immortalare la scena è affascinante. Più facile, anche se fortunatamente non accade spessissimo, è imbattersi in qualche individuo morto, come tempo fa sul sentiero, a poche decine di metri da questi buchi.
Arriva una nutrita muta di cani da caccia, seguita a distanza dai loro proprietari, l’incompatibilità evidente, spinge la ricerca di spunti altrove.
In questi frangenti il tambureggiare del picchio rosso e la risata di quello verde, risultano essere dei toccasana assai validi. Ma la giornata ha un carattere fortemente “umorale”, cioè con alti e bassi che si susseguono in base agli incontri. Perciò quando capita che dopo aver visto più volte una coppia di motocrossisti, un paio di imbecilli (si passi il termine) addirittura coi quad, si prospetta questa visione…

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…i pensieri diventano cattivi, quasi inconfessabili. Sfortunatamente, verrebbe da dire, la ragione a fatica ha il sopravvento… e si tira avanti.
Il sottobosco, come del resto le chiome delle piante, presenta ancora una ricca e verde copertura, mentre mancano i frutti caratteristici del periodo: i funghi. Può essere che quest’anno i “mitici” chiodini riescano a procurare solo una “buttata”. Vedremo nelle prossime uscite.
Il gracchiare sguaiato in cielo, avverte che sta andando in scena lo spettacolo consueto, quello di un paio di cornacchie che importunano una poiana. La fine è ampiamente prevista: il maestoso rapace, si stanca e si alza diventando un punto nero, le cornacchie tornano sui loro posatoi.
Una sosta sul limite del più ampio campo di mais ancora “in piedi” è d’obbligo, dato il viavai di uccelletti che fanno la spola col boschetto limitrofo.
Cinciallegre, fringuelli, luì piccoli e anche un curioso quanto eccitato scricciolo, attraversano in continuazione l’alveo della Nava in secca, che separa il campo dal bosco: nel campo trovano il nutrimento, che poi consumano sulle piante del boschetto, dove evidentemente si sentono più al sicuro. Il canto del pettirosso, però, chiarisce senza ombra di dubbio chi deve essere considerato il Re del sottobosco e con un po’ di pazienza si riesce anche a documentarlo.

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Ormai resta da percorrere il tratto finale della Valle, verso l’ultimo punto di osservazione. Ci si va comunque, anche se dapprima il rumore, poi la vista delle macchine operatrici, preannunciano che i taccuino raccoglierà ben poche scritture. E’ in pieno svolgimento l’operazione di raccolta del mais.

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E l’immagine del flusso prorompente della granella che va a riempire il cassone, anche per chi dal punto di vista ambientale (come chi scrive) non ama le distese a monocoltura, è sinonimo di giusta ricompensa per chi vi ha profuso lavoro e speranza.

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Sala Alfio





#Chi ha sparato al picchio?

20 10 2011

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Capanno “30465″. Da qui inizia il giro degli appostamenti fissi per la caccia ai migratori, che servirà a raccogliere la documentazione per lo studio a 360°, che il Gruppo Valle Nava intende portare avanti, per quanto riguarda l’ambiente da cui l’Associazione prende il nome. La scelta del percorso è puramente casuale: dovendo coprire tutto il crinale sul versante di Missaglia, si è deciso di risalire partendo dal sud, zona Maresso per intenderci. E venendo dal lato casatese, il primo capanno che si incontra, risalendo il pendio boscoso, è appunto il “30465″.

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Il programma è semplice: un paio di scatti al capanno ambientato, tutt’al più qualche particolare interessante. Poi subentra il “vizio” giovanile, di scrutare il terreno alla ricerca delle penne e delle piume. Da ragazzini, decenni fa, l’approccio un po’ confuso alla natura e all’ornitologia, prevedeva il passaggio, quasi obbligato, attraverso la frequentazione dei cacciatori, quindi dei capanni. Comunque la raccolta delle penne, che ora può far sorridere, è stata un’ottima palestra per imparare a riconoscere le specie di uccelli. Si diceva, tornando ad oggi, del capanno “30465″ e delle piume dei migratori (ma pure stanziali) abbattuti. Qualche spiumata di fringuello, molte di merlo e soprattutto di tordo bottaccio.
Fin qui, normalità: la legge lo permette, quindi l’atteggiamento dell’osservatore deve cercare di essere “asettico”. Poi l’occhio è attratto in modo brusco, la penna è estremamente famigliare: PICCHIO ROSSO MAGGIORE, timoniera. Cioè penna della coda. Segno indelebile: SCORTECCIAMENTO DA PALLINI DA CACCIA.

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Distanza dal capanno, una quindicina di metri: lì dove il (i) capannista(i) ha pulito per bene il sottobosco, a poca distanza dalle spiumate di tordo.
Qualcuno a questo punto trasalirà. Onestamente non è stata questa la reazione, quasi inconsciamente ci si aspettava una “magagna”, forse memori delle “visioni giovanili”. Un’ipotetica accusa direbbe che le prove sono schiaccianti, ma qui siamo in un campo molto “aleatorio”. Al PICCHIO ROSSO hanno sparato, questo è certo. Ma chi? Vista la situazione.
Eppure una difesa potrebbe argomentare di tutto: qualche altro sparatore (non si può parlare di cacciatori, perchè qualcuno potrebbe offendersi) passato in un momento di assenza del capannista, perfino potrebbe tirare in ballo il vento.
In casi più eclatanti dei buoni avvocati hanno smontato prove che sembravano inconfutabili. Certo il buonsenso dice che…. la traiettoria e la distanza…. e poi ci sarebbe quella norma che “concede l’esclusiva di caccia su quella porzione di terreno al capannista”. Obiezione: chi rispetta le norme da noi? Un ipotetico “vagantista” che non ha esitato a sparare ad un picchio ? Per quel che conta la convinzione personale è una, inattaccabile. Ci si guarda ancora intorno e a pochi metri il corpo di una merla, in “bella” vista giace sempre sul “pulito”. Le prime mosche iniziano ad arrivare.

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Il cammino riprende, verso gli altri capanni, lasciandosi dietro un pensiero: “…veramente sfortunati quelli del 30465, hanno dimenticato sul terreno anche le catture legali!”.

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Sala Alfio





#Attenti… sparano! – 8 ottobre 2011

14 10 2011

è sabato: anche per questa uscita si sfugge alla regola domenicale, d ‘ altronde domani è in programma una puntata in Valtellina coi soliti Noti.
Obiettivo il bramito dei cervi o in alternativa, data l ‘ incertezza del primo, la raccolta dei funghi con annesso qualche scatto fotografico.
La mattinata è tersa e non poteva essere altrimenti visto il forte vento dei giorni precedenti. Oggi c ‘ è solo un accenno di brezza che serve a mantenere pulito, o quasi, il cielo e a mostrare là in fondo il Resegone appena illuminato dai primi raggi del sole, che data la stagione, seppur eccezionalmente gradevole, è giustamente basso. Alla Colombina le enormi zucche che partecipano al tradizionale concorso, sono lì, piazzate sui bancali in attesa di essere esposte. Ma lo sguardo istintivamente è attratto dal campo di mais..

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..eh già, il ciclo cominciato circa sette mesi prima è terminato: ha occupato tutta la ” bella stagione “, ma quest ‘ anno il periodo del raccolto non sancisce ancora l ‘ arrivo del freddo. Forse anche per questo motivo, uno storno si ostina a rivolgersi al cielo da un’antenna, tagliando l ‘ aria col suo canto dove le note, a volte dolci e a volte stridule, si susseguono mai uguali. I fringuelli invece non si lasciano ” turlupinare ” da questo clima particolarmente dolce e già si muovono in gruppetti, come è loro abitudine dall’autunno alla fine dell’inverno. Il contrasto tra calendario e realtà, traspare pienamente in Valle:

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anche qui solo la luce radente del sole è indizio autunnale, per il resto la vegetazione conserva tutte le caratteristiche dei mesi precedenti.
Mentre si fanno queste considerazioni, un airone cenerino passa basso sulle cime delle piante, attraversando la valle. Come al solito, verrebbe da dire, la prontezza per uno scatto fotografico non rientra nelle qualità di chi commenta, quindi occorre accontentarsi del freddo resoconto.
Lontano.. il latrare dei cani e qualche sparo. Vicino.. tre pettirossi, da angoli opposti, fanno a gara a riempire il bosco colo loro canto. Ripreso il sentiero, l ‘ autunno fa la sua comparsa nel modo più classico, cioè coi frutti che più lo rappresentano: le castagne.

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La scorsa settimana, un ‘ uscita nei boschi della Valle del Curone, era stata foriera di una cospicua quantità dell’amato frutto. E anche la qualità, esternamente, appariva decisamente buona. Quindi la scoperta che buona parte, forse due / terzi dei frutti, una volta cucinati e aperti, presentava un ‘ insolita marcescenza è stata una vera delusione. Il disdicevole fenomeno, forse dovuto alla mancanza di pioggia, è stato confermato dallo scambio di battute con una coppia di anziani conoscenti che, in quel di Lesmo, dopo la raccolta hanno avuto la medesima amara sorpresa. Comunque il fascino del frutto, con tutti i ricordi che si porta dietro, ne viene solo lievemente scalfito.
Il sole intanto bussa, inutilmente, al muro verde degli ontani che costeggiano in questo tratto la Nava.

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Sul sentiero si incrociano, quasi ad intervalli regolari, i cacciatori coi loro cani: nelle loro espressioni si vorrebbe leggere il risultato della mattinata, sperando di non cogliere larghi sorrisi visto che si fa il tifo per la controparte. I capanni, invece, sono ancora all ‘ opera interrompendo di tanto in tanto con colpi secchi il canto continuo degli uccelli da richiamo.
Dove il bosco cede spazio ai prati e alle radure non occupate dalle coltivazioni, la luce prende un deciso sopravvento esaltando il colore di tutto quello che illumina:

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dal topinambur che rivolto al sole, non manca di offrire calore, nutrimento e comodo appiglio ad una miriade di sirfidi e di mosche lucenti, alle farfalle, per lo più licenidi, che cercano la termoregolazione sulle erbe segnate dal tempo e dall’esposizione al forte vento.

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La giornata, per quanto riguarda il compito prefissato, è ormai terminata, anche se proprio ora un gruppo di una trentina di fringuelli sorvola il prato per andare a disperdersi fra le file di mais del campo più vicino.
Lontano.. ancora uno sparo: la speranza è che la mira non sia stata delle migliori.

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Sala Alfio





#Percorsi di enogastronomia nel Parco del Curone

13 10 2011

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