#Il massacro

6 11 2011

 

Decenni di incuria e assalto selvaggio al territorio. Ancora in atto, oggi. Ieri Genova, dieci giorni fa la Lunigiana, lo scorso anno il Veneto e Sestri, prima ancora il Biellese e il Verbano, il Basso Piemonte con Alessandria, la Val Masino, la Valsassina, indietro fino alla Valtellina. Ormai così si impara la geografia italiana: con le tragedie e i morti. Da Nord a Sud, passando per Cavalese o la Val di Sangro. Un massacro, sia per i morti che per il territorio. Escludendo quelle storiche, il Vajont, Firenze e il Polesine, appunto tanto eccezionali da essere considerate storiche, che comunque davano il chiaro segnale dell’insofferenza del territorio ad una “gestione forzata”, per usare un eufemismo. Segnali ignorati… come si può ben vedere. Cassandre inascoltate chi, fuori dal gregge, osteggiava l’abbandono e la cementificazione ad oltranza. Tacciati di appartenere al “partito del NO”, se non crocifissi come avversatori del progresso e del benessere nazionale, gruppi o singoli che chiedevano la tutela del territorio. Non si tratta di uno sfogo sull’onda emotiva, tanto meno della costatazione di una rivincita: sarebbe stato meglio essere smentiti dai fatti, che verificare la realtà delle proprie posizioni, certificata quotidianamente dai lutti. Ma non si venga a dire che non si può fare nulla, vuol dire essere complici dei devastatori legalizzati, di chi approfitta di leggi assenti o, peggio, di leggi ad hoc. E degli “amministratori” che a tutti i livelli, per incompetenza, ma anche per interesse e connivenza promulgano e creano regolamenti che se ne infischiano bellamente del suolo e dell’ambiente Italia. Salvo poi esprimere la costernazione, di circostanza, e la solidarietà agli “sfortunati” colpiti dagli eventi “naturali”. Già perchè vivere con la normale sicurezza, non è un diritto: in Italia è una questione di fortuna o sfortuna.

Ultimamente, qualche timido segnale di presa di coscienza, in qualche Amministratore (la maiuscola per il coraggio) lo si è visto nel redigere i PGT, meno aggressivi riguardo al poco che resta. Subito c’è chi si è scagliato contro, in nome di livelli occupazionali (tutti da verificare) da incrementare. Qualche imbecille, definizione sacrosanta, ha scritto addirittura che “…non è giusto che fino a ieri si sia potuto beneficiare della cementificazione selvaggia (proprio così!!), chi solo oggi ne avrebbe la possibilità è discriminato”. Altri, più numerosi e manovrabili, attaccano i Parchi e gli Enti atti alla Protezione Naturale, denigrati come carrozzoni mangiasoldi (quanti decenni ci vorranno prima che i finanziamenti per queste Istituzioni possano raggiungere globalmente i 300 milioni di euro già spesi per il ponte sullo Stretto, bocciato dall’Europa e dallo stesso Parlamento?), adducendo spesso futili motivi o eccessiva burocrazia. Ormai, vera tragedia nelle tragedie, ci si sta abituando alla frequenza di questi accadimenti e alle immagini che passano attraverso i media: si contribuisce volentieri alle raccolte fondi, ora poi basta un sms o una telefonata per risollevare la coscienza, quasi una passata di spugna. Ma poi in silenzio si prega… che non accada a noi. Dai, noi siamo in Brianza! Sì certo, abbiamo messo cemento e asfalto in abbondanza, ma da noi la terra è “buona” e soprattutto ha reso e rende ancora.
“13 AGOSTO 2010: tre ore d’acqua mettono in ginocchio la Brianza e il Lecchese, il Lambro esonda…”, fortunatamente molto, ma molto meno dei fiumi liguri, piemontesi o veneti… ma se fosse stato solo un avvertimento, magari l’ultimo?
Perchè questo intervento sul sito del Gruppo Valle Nava? Semplice: la stesura del PGT di Casatenovo, come per altri Comuni della zona, sta entrando nel vivo. Si vorrebbero scelte che, alla luce dei fatti, non si possono più neppure definire “coraggiose”, ma assai più realisticamente “DOVEROSE”.

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Saluti.
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Sala Alfio


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