#Naturalmente Brianza 2012!

5 04 2012

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Per tutto il mese di aprile ci trovate impegnati sui temi che piacciono a noi e che riteniamo un po’ utili per andare avanti. La casa che ci ospita è sempre quella di Villa Mariani, due giovedì sera, un venerdì e una domenica. Si parla di quello che possiamo fare noi e possiamo chiedere di fare ai nostri più vicini referenti istituzionali affinché si possa fare un passo avanti verso un modello sociale ed economico che tenga in conto anche degli importanti equilibri che ancora ci legano alla Natura.

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#Pubblicati i risultati delle ricerche sugli insetti della Valle della Nava

25 03 2012


Con grande onore e piacere riceviamo e pubblichiamo questo scritto della nostra entomologa Laura Farina.

Le ricerche decennali riguardanti l’entomofauna della Valle della Nava sono illustrate in un articolo pubblicato quest’anno sul periodico di dipartimento dell’ Università di Roma, Fragmenta Entomologica.
Vengono illustrate le specie di farfalle diurne e di due gruppi di coleotteri presenti nella Valle della Nava con descrizione delle loro esigenze ecologiche e delle loro criticità. Alcune specie rinvenute sono considerate rare sul territorio della Regione Lombardia.
L’ articolo è stato riconosciuto dagli esperti del settore come un valido contributo alla conoscenza e alla salvaguardia di un’area naturale a rischio di futura antropizzazione. Per leggerlo clicca qui.

Laura Farina





#Robinie – sopralluogo 8 maggio 2011

15 05 2011


Maggio uguale a natura prorompente. Questo assioma sembra ripetersi anche quest’anno, grazie al bilanciamento di aspetti favoriti dall’anomalia, in senso fin troppo positivo, del clima, per il periodo assolutamente caldo e asciutto, rispetto al lato negativo per la vegetazione, rappresentato dalla mancanza di precipitazioni.
Questi influssi si separano bruscamente paragonando la parte coperta dalla vegetazione, rigogliosa come impone la stagione, con quella lavorata dall’uomo, con le piantine che crescono nel mezzo di un terreno di una colorazione fin troppo rossiccia.
Se dal punto di vista agricolo, la cosa può risultare deleteria, scenograficamente rende il suo bel effetto…

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Quando si scende nella Valle, la forza della vegetazione riprende il sopravvento e anche l’erba del prato è decisamente alta, in attesa dello sfalcio ormai prossimo.
Chissà se, perdurando queste condizioni, il terreno a questo punto esposto, riuscirà a ricoprirsi di un manto altrettanto produttivo, per il prossimo taglio…
Oggi ci si giova della preziosa presenza di Matteo, e ovviamente risulta più puntigliosa la raccolta dei dati, non solo per la sua competenza ma anche perché quattro orecchi e quattro occhi… sono meglio di due.
Ecco allora che viene colto il lontano “piagnisteo” della poiana, oppure si determinano con certezza i maschi in canto di scricciolo o merlo. Un sottile piacere arriva a stuzzicare l’amor proprio, quando anche il Compagno coglie distintamente il richiamo della tortora selvatica, segnalazione fonte di qualche stupore in un paio di occasioni. Interessante anche lo scambio di opinioni su quel canto, quasi sicuramente ascrivibile ad una capinera, ma che in alcuni suoi aspetti ricorda quello del
canapino. La soddisfazione è invece comune appuntando la presenza di almeno due maschi di usignolo, che marcano “melodiosamente” il proprio territorio.
(So benissimo di aver usato un avverbio fin troppo sfruttato nella letteratura, quando si parla di usignolo, e quasi mi son fatto violenza… ma qualche volta anche il lato scientifico può concedersi un attimo di respiro)
Verrebbe da sposare senza riserve la tesi che “2″ sia il numero perfetto per portare avanti questo tipo di indagine, specie se ormai c’è una sorta di affiatamento.
La tesi vacilla subito, davanti all’osservazione di alcune creature presenti nella Nava…

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…si fa in fretta a dire “coccinelle”, ma quale specie? E che dire di quest’altro gioiellino rosso?

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…insomma la mancanza della D.ssa Farina, per noi più semplicemente Laura, risulta evidente. Sarà “3″ il numero perfetto?
Con queste considerazioni il sole si è fatto prepotente, e col sole risulta impossibile non cogliere quel sottofondo, continuo, monotono ma mai fastidioso:

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…zzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

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A centinaia, forse ancor molti di più, gli insetti impollinatori stanno riempiendosi il più possibile di nettare da riportare a “casa”, attratti soprattutto da un fiore, quello della robinia.

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Quest’anno, probabilmente giovandosi delle condizioni meteo sopra esposte, questa pianta ha prodotto una fioritura imponente, che colpisce non solo la vista ma anche l’olfatto, col caratteristico profumo.

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Anche il sottoscritto, dichiaratosi in altre occasioni, poco estimatore di questa essenza, invadente e non indigena, non può disconoscerne i meriti, anche economici per alcune realtà della zona, rappresentati dalla produzione del miele di acacia.
Purtroppo solo la visione diretta, e lo starci in mezzo, rende giustizia a questa fioritura: le fotografie, in questo caso, sono troppo “fredde”.
Arrivati in fondo alla Valle, ci si incrocia coi partecipanti ad una camminata non competitiva: giungono a piccoli gruppi e si vede che respirano a pieni polmoni la piacevolezza del momento. Ottimo modo per frequentare in gruppo la Nava, non come massa invadente ma tranquillamente, seguendo gli sterrati più ampi.
L’ora e il… taccuino indicano che si può intraprendere la via del ritorno, durante la quale un sopralluogo al sito occupato dal campanellino estivo, arreca un po’ di delusione: la fioritura quest’anno è risultata scarsa e assai compressa nel tempo, infatti i pochi steli portano solo i resti dei fiori.
C’era un po’ da aspettarselo dato il legame coi terreni alluvionali di questa pianta, ma come dice Arrigoni, botanico di Valmadrera, l’importante è che permanga la “stazione”.
Quelli “che la casa l’hanno occupata anche questa primavera”, sono i balestrucci della Colombina…

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…basta guardare in alto prima di venir via!

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Sala Alfio

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# 3 aprile 2011 – Con gli occhi al cielo e non solo: quarta uscita del corso di birdwatching

23 04 2011

 

Le foto sono tratte dal sito di Sentieri e Cascine

Her hair is Harlow gold,
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She’s got Bette Davis eyes

Fin troppo facile l’abbinamento. Si parla di tracce e di ricerca di tracce di volatili, e immediato dovrebbe essere il riferimento alle capacità degli sguardi umani di cogliere, in ogni dove, segni della presenza dei nostri. E da lì, classico topos, si dovrebbe arrivare agli occhi dei rapaci, nei secoli celebrati per facoltà al limite dell’incredibile. Nossignori. Complice una delle tante radio via internet che accompagnano le sedute al pc del vostro scrivano – con youtube che permette infinita replica di qualsivoglia sonorità –, il pensiero va invece a un brano riascoltato di recente attraverso l‘etere informatico. Gli occhi sono quindi quelli di Bette Davis, celebrati dalla voce di Kim Carnes, cantante pop di qualche lustro fa, sfondo e contrappunto alla stesura dell’ennesima cronaca. Testo non propriamente castigato, ma tant’è.  http://www.youtube.com/watch?v=x0Ne9rZpTt4&feature=related

She’s pure as New York snow
She got Bette Davis eyes
And she’ll tease you
She’ll unease you

“Per fare felice un naturalista, devi portargli un animale morto”. Così una persona che conobbi qualche tempo fa. Sia esso un insetto o un anfibio, un uccello o un grande mammifero, vedrete il viso dell’appassionato illuminarsi. Impossibile sfuggire all’attrazione per gli oggetti dei nostri desideri. Spirito macabro ai confini con la necrofilia, potrebbe commentare il profano. In realtà, l’analisi è totalmente personale, si tratta di tutt’altro: è la possibilità di avvicinare e di toccare ciò che normalmente non possiamo pensare di tenere tra le nostre mani. O che magari concede solo fugace visione. E non mancano episodi, carichi di umorismo tra l’involontario e il nero, di cui sono stato in non pochi casi testimone e diretto protagonista. Tra gli altri, quello del conservatore di un museo, che accompagnò la dolce morosa in scampagnata. L’obbiettivo aveva poco di idilliaco: era arrivata la segnalazione di una carcassa di cervo. La fanciulla rimase perplessa – i due riportarono a valle i resti dell’ungulato –. Il museo si arricchì di un campione in più, il pianeta vide sciogliersi un legame d’amorosi sensi. Ma queste sono altre storie.

She got Greta Garbo Stand off sighs,
she’s got Bette Davis eyes

Ci sarebbe dell’altro. Da vicino, il segreto del fascino e della bellezza degli adorati pennuti mica si disvela. Tutt’altro: in un gioco psicologico, tremendo e frustrante, tanta meraviglia di colori e forme viene via via a perdersi, e ci lascia con desideri inappagati.

L’introduzione all’uscita passa, su a Campofiorenzo, per penne e piume di alcune specie tra le più classiche. Tarabuso, airone cenerino, civetta: la rassegna è limitata ma significativa. Le remiganti hanno funzione di permettere la spinta dell’animale in volo.

Le due parti della penna sono contraddistinte da, più o meno spiccata, asimmetria. Non hanno cioè uguale estensione, per ragioni aerodinamiche. Come vuole la legge di Bernoulli, l’ala non è perfettamente piatta. Ma qui sconfiniamo nella fisica. Le timoniere, vale a dire le penne della coda, hanno invece aspetto più omogeneo e rispettano regole di simmetria.

Gli elementi del piumaggio non sono l’unico segno lasciato dagli uccelli. I cassetti di non pochi appassionati sono pieni di resti legati a funzioni fisiologiche tra le più classiche. Escrementi, va da sé. E le borre, ovvero pallottole che escono dal becco al termine dei processi digestivi e che contengono ciò che l’animale non può assimilare: ossa, peli, piume, e anche gandulitt di qualche bacca. Oggetti dalle preziose architetture, le borre non mancano di colpire il nostro uditorio. Ne troveremo? Sembra chiedere qualcuno, già attraversato dalla febbre del cercatore di tracce.

Ho percorso la strada che mena su a Casate tante volte; in non poche occasioni con il desiderio di, prima o poi, entrare nella corte che si affaccia sul sedime qui a Campofiorenzo. Oggi l’opportunità è a portata di mano, grazie anche a Capitan Biffi, la cui presenza è immediato lasciapassare.

E non manca, l’esponente del Sentieri e Cascine, di buttar lì qualche interessante aspetto di storia locale.

I pali segnaletici posizionati dal gruppo di cui sopra stimolano l’umano ingegno, ovvero sono facile supporto per piazzare indicazioni personalizzate. Il solito buontempone ha fissato qui un cartello improvvisato per condurre il viandante verso il proprio cassott.

Dove finisce il folklore cominciano le note per noi, oggi, più di interesse. Sono, i cassott, piccoli nuclei di biodiversità, oltre che tipico dettaglio di tante parti di Brianza. Vi si rifugiano molte specie, vegetali e animali. Vanno sempre controllati, soprattutto se diroccati. Questo ci offre qualche nido di vespe, insieme a impalpabili brividi da urbex, forma contratta per urban exploring, disciplina di matrice anglosassone che vede gli adepti entrare in luoghi, appunto, urbani, abbandonati e dismessi, senza compiere scasso o altro di poco ortodosso.

Qualche rapace si mostra in cielo, approfittando del sopravvenire delle giuste termiche.

Laura Caldirola piazza lì uno dei primi ritrovamenti della giornata: delle piume subito descritte dall’Alfio.

È contenta la nostra discepola. L’entusiasmo ha un che di simpaticamente infantile. Non se ne turbi, la signora: il suo esultare non differisce da quello di noi più dirozzati, sempre contenti quando un’uscita ci regala qualche pezzo da mettere nello zaino.

All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes

Occhi al cielo…..

….occhi a terra: una classica spiumata.

 

Vittima un colombaccio, come capiamo, ad esempio, dalle remiganti attraversate da una banda chiara, perpendicolare all’asse della penna. Il predatore? Molto probabilmente un allocco.

Una frazione della comitiva si stacca dal gruppo: l’obbiettivo è salvare alcune ovature di rane, cui il parziale disseccamento di una pozza riserverebbe triste destino. Le spostiamo nell’acqua. 

Registriamo l‘ennesimo esempio di utilizzo a scopi cultuali dei pali segnaletici.

 

Un minimalismo degno di interesse. Penseranno, è prevedibile, Capitan Biffi e soci a dar vita a qualche adeguata rassegna fotografica su questi, e magari altri, manufatti del piccolo. Quel piccolo che contraddistingue, non da oggi, le lande brianzole.

Il finale non manca di classico botto. All’ultimo cassott compaiono, in terra, alcune borre. L’obbiettivo della digitale le fissa per la fotocronaca.

Civetta? Gheppio? Ipotesi più probabile la prima, anche se una ha caratteri che fan pensare al gheppio. Vedaremm.

Il pensiero di alcuni va all’appuntamento, ormai prossimo, di Naturalmente Brianza.

 

Tocca alle nostre Lara e Marta sorreggere lo striscione. Il mio parere conta ben poco, ma l’opera della sempre brava Marta fa, ma sa diss, la sua porca figura.

All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes

Trovate la documentazione fotografica completa dell’uscita sul sito di Sentieri e Cascine: http://www.sentieriecascine.it/eventivallenava/2011/11bw/04_03apr/index.html

Questo il sito: http://www.sentieriecascine.it/drupal/ 

Qui il testo di Bette Davis Eyes:

http://www.forumanni80.com/testi-canzoni-anni-80/1291-testo-e-traduzione-bette-davis-eyes-kim-carnes.html

Alla prossima

Matteo Barattieri





# 20 marzo 2011 – Tra fango e carenze dell’italico vocabolario: terza uscita del corso di birdwatching

3 04 2011

Foto dal sito di Sentieri e Cascine

 “…là il Duomo…”. Dissoltasi a poco a poco la perturbazione, l’aria limpida concede la vista fino alla cattedrale di quella che della Brianza dovrebbe essere capitale. È in realtà, e lo sappiamo, un rapporto più dualistico che gerarchico, da mondi che viaggiano in parallelo e non l’uno dipendente dall’altro. Con Monza – cui sento l’appartenenza pur rimontando le mie origini a Biassono (San Giorgio, per la precisione, per parte materna) e Melzo (versante paterno) – distinta per parlata e rito religioso. Un territorio frammentato non manca di scomporre, tuttavia, l’universo brianteo in tanti elementi, secondo costume tutto italico. Tra i microcosmi, troviamo qui a Rencaa un suggestivo esempio. Suggestiva è la struttura, affascinante la posizione: Cascina Rancate domina la piccola Valle del Pegorino, una sorta di finis terrae in piccolo, punto in cui l’urbano va a morire per lasciar spazio all’agricolo.

La pioggia non ci disturba, per la prima parte della mattinata restiamo nella sala comunale. Canti, richiami: la distinzione non è semplice, e neppure netta. In molti casi, i due ambiti sfumano uno nell’altro. Il richiamo dovrebbe essere più stereotipato, e molto meno elaborato. Il canto ha una struttura più complessa e articolata, e si sottopone volentieri a variazioni. Fin qui la teoria, ma le intersezioni e le interdigitazioni tra i due versanti non costituiscono eccezioni.

Il primo approccio con la comunicazione sonora può essere frustrante, non lo si può negare. Occorre armarsi di sana pazienza, occorre tempo. Eppure, l’approccio sonoro costituisce buon sistema per muoversi nel mondo dei volatili. Per parecchie specie canto e richiamo rappresentano un criterio sicuro di identificazione. In molte situazioni, è l’unica, o quasi, possibilità per individuarne la presenza. Una registrazione appropriata può risolvere molti dubbi di identificazione sul campo, magari meglio di un’istantanea.

Purtroppo, prevale troppo spesso l’approccio visivo: occorre, dicono gli esperti, calibrare al meglio non solo le nostre capacità uditive, ma anche un sistema di descrizione dei suoni che sia quanto più possibile universale e univoco. Il cammino in questo ambito è ancora lungo e stimolante. Picchio muratore, usignolo, capinera: il cd permette una breve rassegna. Serve fino ad un certo punto: non ultimo problema, il registratore tende a distorcere i suoni. E non dimentichiamo che manca l’effetto campo: sul terreno ci sono mille fonti di disturbo, presenza di altre specie in primo luogo. Insomma, hemm da sgamelà.

Abbandoniamo Rancate per piegare verso il Pegorino. Il sentiero conserva facile memoria – leggi è un ammasso di palta – delle precipitazioni dei giorni scorsi. E acqua scorre sotto i nostri piedi, lungo i solchi dello sterrato. Da 2-3 anni non batto queste lande. Le ultime occasioni con le seconde della media di Casatenovo. Non sono mancati episodi, beata e ignara gioventù, curiosi. Con bagni più o meno voluti, o chiome fluenti di fanciulle sottoposte ad immersioni, tra l’impavido e l’umoristico, nelle acque del Torrente, allo scopo di sfuggire estemporanee canicole. Belle escursioni comunque, con una sempre apprezzabile resa didattica: bravi ragazzi e docenti.

Il campo che separa il solco vallivo dal tratto di sterrato posto a valle di Rancate non è quasi più: inesorabili, le robinie stanno avanzano a ricoprire quello che meno di un lustro fa era substrato per loeuff e melgasc.

Il corso di birdwatching è anche momento di socializzazione: Capitan Biffi e Luciano Ponzoni trovano punti di contatto per discussioni e scambi di informazioni. È il comune interesse per il nostro circostante a dar vita ad un primo embrione di sodalizio. La passione per il nostro territorio – lascito del grande Gioann Brera, che della lombardità fu sommo cantore, e che è da sempre modello letterario, inarrivabile, per il sottoscritto – mi porta ad approvare in pieno. Non fosse per il nostro ruolo di accompagnatori, devierei volentieri verso gli argomenti del loro conversare. Occorre tenere le orecchie per altro, tuttavia. Qualche suono fa procedere gli orologi della natura verso il pieno della primavera. Numerose le capinere, non pochi i luì piccoli: sono i suoni che accompagnano la comitiva. Il canto del luì piccolo – che i sudditi di Sua Maestà denominano, onomatopeicamente, Chiff-Chaff – risulta di facile apprendimento.

Una poiana volteggia sopra di noi. Ci ricorda che l’usuale norma “…per vedere gli uccelli bisogna muoversi presto…” ha valore fino ad un certo punto. Per rapaci come la poiana, che si muovono in spazi alti e aperti, l’attività parte più tardi, l’aria deve scaldarsi per generare le correnti termiche che facilitano il veleggiare. Passa anche un gheppio; possiamo così confrontare due tipi di volo: al volteggio della poiana risponde il movimento d’ali battute del piccolo falco.

Popoli e favelle, favelle e popoli. To warble è verbo che in inglese vale il nostro “gorgheggiare”. L’idioma anglosassone, figlio di una cultura naturalistica più spiccata, deriva dal verbo il nome Warbler, che indica gli uccelli appartenenti alla famiglia di capinere e affini. L’italiano – onda lunga (e trista) di Croce? – non ha termini corrispondenti. Ci tocca ricorrere ad un vocabolo, Silvidi, preso direttamente dal gergo della zoologia. .

Su un albero, alcuni colombacci. Mentre latitano i fringillidi: verdoni e cardellini non compongono la nostra colonna sonora. S’ode in molto sporadiche occasioni, ma siamo quasi solo io e l’Alfio a coglierlo, il richiamo del fringuello.

Seguiamo il tracciato della Valle, in direzione Brugora. Ad una confluenza con un impluvio che va ad alimentare l’asta principe il gruppo si compatta e si fa assembramento. Merito di un maschio di scricciolo, intento a operazioni tipicamente stagionali. Il volatile è impegnato nell’edificazione di uno dei tanti nidi che costruisce. Come non di rado avviene, il tutto ha scenario non lontano dalle acque.

Avanti e indietro, avanti e indietro: il lavorio non subisce soste, e neppure viene disturbato dalla nostra presenza. Invitiamo gli allievi a prendere in mano le guide. La loro consultazione è base irrinunciabile per imparare come si deve. Un po’ restii i nostri, piccolo neo che non disturba una partecipazione davvero appassionata e motivata. Si faranno i ragazzi, si faranno.

Una coppia di germani nuota nel Pegorino. Immagine inusuale: il torrente – e la base del suo solco vallivo – è solitamente deserto ornitologico. Merita, va da sé, l’intervento del fotografo del Sentieri e Cascine.

Trovate un servizio fotografico completo sul sito di Sentieri e Cascine:

http://www.sentieriecascine.it/eventivallenava/2011/11bw/03_20mar/

 Questa la pagina iniziale del sito:

 http://www.sentieriecascine.it/drupal/

Alla prossima

Matteo Barattieri








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