# 3 aprile 2011 – Con gli occhi al cielo e non solo: quarta uscita del corso di birdwatching

23 04 2011

 

Le foto sono tratte dal sito di Sentieri e Cascine

Her hair is Harlow gold,
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She’s got Bette Davis eyes

Fin troppo facile l’abbinamento. Si parla di tracce e di ricerca di tracce di volatili, e immediato dovrebbe essere il riferimento alle capacità degli sguardi umani di cogliere, in ogni dove, segni della presenza dei nostri. E da lì, classico topos, si dovrebbe arrivare agli occhi dei rapaci, nei secoli celebrati per facoltà al limite dell’incredibile. Nossignori. Complice una delle tante radio via internet che accompagnano le sedute al pc del vostro scrivano – con youtube che permette infinita replica di qualsivoglia sonorità –, il pensiero va invece a un brano riascoltato di recente attraverso l‘etere informatico. Gli occhi sono quindi quelli di Bette Davis, celebrati dalla voce di Kim Carnes, cantante pop di qualche lustro fa, sfondo e contrappunto alla stesura dell’ennesima cronaca. Testo non propriamente castigato, ma tant’è.  http://www.youtube.com/watch?v=x0Ne9rZpTt4&feature=related

She’s pure as New York snow
She got Bette Davis eyes
And she’ll tease you
She’ll unease you

“Per fare felice un naturalista, devi portargli un animale morto”. Così una persona che conobbi qualche tempo fa. Sia esso un insetto o un anfibio, un uccello o un grande mammifero, vedrete il viso dell’appassionato illuminarsi. Impossibile sfuggire all’attrazione per gli oggetti dei nostri desideri. Spirito macabro ai confini con la necrofilia, potrebbe commentare il profano. In realtà, l’analisi è totalmente personale, si tratta di tutt’altro: è la possibilità di avvicinare e di toccare ciò che normalmente non possiamo pensare di tenere tra le nostre mani. O che magari concede solo fugace visione. E non mancano episodi, carichi di umorismo tra l’involontario e il nero, di cui sono stato in non pochi casi testimone e diretto protagonista. Tra gli altri, quello del conservatore di un museo, che accompagnò la dolce morosa in scampagnata. L’obbiettivo aveva poco di idilliaco: era arrivata la segnalazione di una carcassa di cervo. La fanciulla rimase perplessa – i due riportarono a valle i resti dell’ungulato –. Il museo si arricchì di un campione in più, il pianeta vide sciogliersi un legame d’amorosi sensi. Ma queste sono altre storie.

She got Greta Garbo Stand off sighs,
she’s got Bette Davis eyes

Ci sarebbe dell’altro. Da vicino, il segreto del fascino e della bellezza degli adorati pennuti mica si disvela. Tutt’altro: in un gioco psicologico, tremendo e frustrante, tanta meraviglia di colori e forme viene via via a perdersi, e ci lascia con desideri inappagati.

L’introduzione all’uscita passa, su a Campofiorenzo, per penne e piume di alcune specie tra le più classiche. Tarabuso, airone cenerino, civetta: la rassegna è limitata ma significativa. Le remiganti hanno funzione di permettere la spinta dell’animale in volo.

Le due parti della penna sono contraddistinte da, più o meno spiccata, asimmetria. Non hanno cioè uguale estensione, per ragioni aerodinamiche. Come vuole la legge di Bernoulli, l’ala non è perfettamente piatta. Ma qui sconfiniamo nella fisica. Le timoniere, vale a dire le penne della coda, hanno invece aspetto più omogeneo e rispettano regole di simmetria.

Gli elementi del piumaggio non sono l’unico segno lasciato dagli uccelli. I cassetti di non pochi appassionati sono pieni di resti legati a funzioni fisiologiche tra le più classiche. Escrementi, va da sé. E le borre, ovvero pallottole che escono dal becco al termine dei processi digestivi e che contengono ciò che l’animale non può assimilare: ossa, peli, piume, e anche gandulitt di qualche bacca. Oggetti dalle preziose architetture, le borre non mancano di colpire il nostro uditorio. Ne troveremo? Sembra chiedere qualcuno, già attraversato dalla febbre del cercatore di tracce.

Ho percorso la strada che mena su a Casate tante volte; in non poche occasioni con il desiderio di, prima o poi, entrare nella corte che si affaccia sul sedime qui a Campofiorenzo. Oggi l’opportunità è a portata di mano, grazie anche a Capitan Biffi, la cui presenza è immediato lasciapassare.

E non manca, l’esponente del Sentieri e Cascine, di buttar lì qualche interessante aspetto di storia locale.

I pali segnaletici posizionati dal gruppo di cui sopra stimolano l’umano ingegno, ovvero sono facile supporto per piazzare indicazioni personalizzate. Il solito buontempone ha fissato qui un cartello improvvisato per condurre il viandante verso il proprio cassott.

Dove finisce il folklore cominciano le note per noi, oggi, più di interesse. Sono, i cassott, piccoli nuclei di biodiversità, oltre che tipico dettaglio di tante parti di Brianza. Vi si rifugiano molte specie, vegetali e animali. Vanno sempre controllati, soprattutto se diroccati. Questo ci offre qualche nido di vespe, insieme a impalpabili brividi da urbex, forma contratta per urban exploring, disciplina di matrice anglosassone che vede gli adepti entrare in luoghi, appunto, urbani, abbandonati e dismessi, senza compiere scasso o altro di poco ortodosso.

Qualche rapace si mostra in cielo, approfittando del sopravvenire delle giuste termiche.

Laura Caldirola piazza lì uno dei primi ritrovamenti della giornata: delle piume subito descritte dall’Alfio.

È contenta la nostra discepola. L’entusiasmo ha un che di simpaticamente infantile. Non se ne turbi, la signora: il suo esultare non differisce da quello di noi più dirozzati, sempre contenti quando un’uscita ci regala qualche pezzo da mettere nello zaino.

All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes

Occhi al cielo…..

….occhi a terra: una classica spiumata.

 

Vittima un colombaccio, come capiamo, ad esempio, dalle remiganti attraversate da una banda chiara, perpendicolare all’asse della penna. Il predatore? Molto probabilmente un allocco.

Una frazione della comitiva si stacca dal gruppo: l’obbiettivo è salvare alcune ovature di rane, cui il parziale disseccamento di una pozza riserverebbe triste destino. Le spostiamo nell’acqua. 

Registriamo l‘ennesimo esempio di utilizzo a scopi cultuali dei pali segnaletici.

 

Un minimalismo degno di interesse. Penseranno, è prevedibile, Capitan Biffi e soci a dar vita a qualche adeguata rassegna fotografica su questi, e magari altri, manufatti del piccolo. Quel piccolo che contraddistingue, non da oggi, le lande brianzole.

Il finale non manca di classico botto. All’ultimo cassott compaiono, in terra, alcune borre. L’obbiettivo della digitale le fissa per la fotocronaca.

Civetta? Gheppio? Ipotesi più probabile la prima, anche se una ha caratteri che fan pensare al gheppio. Vedaremm.

Il pensiero di alcuni va all’appuntamento, ormai prossimo, di Naturalmente Brianza.

 

Tocca alle nostre Lara e Marta sorreggere lo striscione. Il mio parere conta ben poco, ma l’opera della sempre brava Marta fa, ma sa diss, la sua porca figura.

All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes

Trovate la documentazione fotografica completa dell’uscita sul sito di Sentieri e Cascine: http://www.sentieriecascine.it/eventivallenava/2011/11bw/04_03apr/index.html

Questo il sito: http://www.sentieriecascine.it/drupal/ 

Qui il testo di Bette Davis Eyes:

http://www.forumanni80.com/testi-canzoni-anni-80/1291-testo-e-traduzione-bette-davis-eyes-kim-carnes.html

Alla prossima

Matteo Barattieri





# 20 marzo 2011 – Tra fango e carenze dell’italico vocabolario: terza uscita del corso di birdwatching

3 04 2011

Foto dal sito di Sentieri e Cascine

 “…là il Duomo…”. Dissoltasi a poco a poco la perturbazione, l’aria limpida concede la vista fino alla cattedrale di quella che della Brianza dovrebbe essere capitale. È in realtà, e lo sappiamo, un rapporto più dualistico che gerarchico, da mondi che viaggiano in parallelo e non l’uno dipendente dall’altro. Con Monza – cui sento l’appartenenza pur rimontando le mie origini a Biassono (San Giorgio, per la precisione, per parte materna) e Melzo (versante paterno) – distinta per parlata e rito religioso. Un territorio frammentato non manca di scomporre, tuttavia, l’universo brianteo in tanti elementi, secondo costume tutto italico. Tra i microcosmi, troviamo qui a Rencaa un suggestivo esempio. Suggestiva è la struttura, affascinante la posizione: Cascina Rancate domina la piccola Valle del Pegorino, una sorta di finis terrae in piccolo, punto in cui l’urbano va a morire per lasciar spazio all’agricolo.

La pioggia non ci disturba, per la prima parte della mattinata restiamo nella sala comunale. Canti, richiami: la distinzione non è semplice, e neppure netta. In molti casi, i due ambiti sfumano uno nell’altro. Il richiamo dovrebbe essere più stereotipato, e molto meno elaborato. Il canto ha una struttura più complessa e articolata, e si sottopone volentieri a variazioni. Fin qui la teoria, ma le intersezioni e le interdigitazioni tra i due versanti non costituiscono eccezioni.

Il primo approccio con la comunicazione sonora può essere frustrante, non lo si può negare. Occorre armarsi di sana pazienza, occorre tempo. Eppure, l’approccio sonoro costituisce buon sistema per muoversi nel mondo dei volatili. Per parecchie specie canto e richiamo rappresentano un criterio sicuro di identificazione. In molte situazioni, è l’unica, o quasi, possibilità per individuarne la presenza. Una registrazione appropriata può risolvere molti dubbi di identificazione sul campo, magari meglio di un’istantanea.

Purtroppo, prevale troppo spesso l’approccio visivo: occorre, dicono gli esperti, calibrare al meglio non solo le nostre capacità uditive, ma anche un sistema di descrizione dei suoni che sia quanto più possibile universale e univoco. Il cammino in questo ambito è ancora lungo e stimolante. Picchio muratore, usignolo, capinera: il cd permette una breve rassegna. Serve fino ad un certo punto: non ultimo problema, il registratore tende a distorcere i suoni. E non dimentichiamo che manca l’effetto campo: sul terreno ci sono mille fonti di disturbo, presenza di altre specie in primo luogo. Insomma, hemm da sgamelà.

Abbandoniamo Rancate per piegare verso il Pegorino. Il sentiero conserva facile memoria – leggi è un ammasso di palta – delle precipitazioni dei giorni scorsi. E acqua scorre sotto i nostri piedi, lungo i solchi dello sterrato. Da 2-3 anni non batto queste lande. Le ultime occasioni con le seconde della media di Casatenovo. Non sono mancati episodi, beata e ignara gioventù, curiosi. Con bagni più o meno voluti, o chiome fluenti di fanciulle sottoposte ad immersioni, tra l’impavido e l’umoristico, nelle acque del Torrente, allo scopo di sfuggire estemporanee canicole. Belle escursioni comunque, con una sempre apprezzabile resa didattica: bravi ragazzi e docenti.

Il campo che separa il solco vallivo dal tratto di sterrato posto a valle di Rancate non è quasi più: inesorabili, le robinie stanno avanzano a ricoprire quello che meno di un lustro fa era substrato per loeuff e melgasc.

Il corso di birdwatching è anche momento di socializzazione: Capitan Biffi e Luciano Ponzoni trovano punti di contatto per discussioni e scambi di informazioni. È il comune interesse per il nostro circostante a dar vita ad un primo embrione di sodalizio. La passione per il nostro territorio – lascito del grande Gioann Brera, che della lombardità fu sommo cantore, e che è da sempre modello letterario, inarrivabile, per il sottoscritto – mi porta ad approvare in pieno. Non fosse per il nostro ruolo di accompagnatori, devierei volentieri verso gli argomenti del loro conversare. Occorre tenere le orecchie per altro, tuttavia. Qualche suono fa procedere gli orologi della natura verso il pieno della primavera. Numerose le capinere, non pochi i luì piccoli: sono i suoni che accompagnano la comitiva. Il canto del luì piccolo – che i sudditi di Sua Maestà denominano, onomatopeicamente, Chiff-Chaff – risulta di facile apprendimento.

Una poiana volteggia sopra di noi. Ci ricorda che l’usuale norma “…per vedere gli uccelli bisogna muoversi presto…” ha valore fino ad un certo punto. Per rapaci come la poiana, che si muovono in spazi alti e aperti, l’attività parte più tardi, l’aria deve scaldarsi per generare le correnti termiche che facilitano il veleggiare. Passa anche un gheppio; possiamo così confrontare due tipi di volo: al volteggio della poiana risponde il movimento d’ali battute del piccolo falco.

Popoli e favelle, favelle e popoli. To warble è verbo che in inglese vale il nostro “gorgheggiare”. L’idioma anglosassone, figlio di una cultura naturalistica più spiccata, deriva dal verbo il nome Warbler, che indica gli uccelli appartenenti alla famiglia di capinere e affini. L’italiano – onda lunga (e trista) di Croce? – non ha termini corrispondenti. Ci tocca ricorrere ad un vocabolo, Silvidi, preso direttamente dal gergo della zoologia. .

Su un albero, alcuni colombacci. Mentre latitano i fringillidi: verdoni e cardellini non compongono la nostra colonna sonora. S’ode in molto sporadiche occasioni, ma siamo quasi solo io e l’Alfio a coglierlo, il richiamo del fringuello.

Seguiamo il tracciato della Valle, in direzione Brugora. Ad una confluenza con un impluvio che va ad alimentare l’asta principe il gruppo si compatta e si fa assembramento. Merito di un maschio di scricciolo, intento a operazioni tipicamente stagionali. Il volatile è impegnato nell’edificazione di uno dei tanti nidi che costruisce. Come non di rado avviene, il tutto ha scenario non lontano dalle acque.

Avanti e indietro, avanti e indietro: il lavorio non subisce soste, e neppure viene disturbato dalla nostra presenza. Invitiamo gli allievi a prendere in mano le guide. La loro consultazione è base irrinunciabile per imparare come si deve. Un po’ restii i nostri, piccolo neo che non disturba una partecipazione davvero appassionata e motivata. Si faranno i ragazzi, si faranno.

Una coppia di germani nuota nel Pegorino. Immagine inusuale: il torrente – e la base del suo solco vallivo – è solitamente deserto ornitologico. Merita, va da sé, l’intervento del fotografo del Sentieri e Cascine.

Trovate un servizio fotografico completo sul sito di Sentieri e Cascine:

http://www.sentieriecascine.it/eventivallenava/2011/11bw/03_20mar/

 Questa la pagina iniziale del sito:

 http://www.sentieriecascine.it/drupal/

Alla prossima

Matteo Barattieri





# 6 marzo 2011 – E per colonna sonora ul re di scees, anzi lo scricciolo: seconda uscita del corso di birdwatching

6 03 2011

-

La volta scorsa abbiamo scherzato, oggi si fa sul serio. Pare frase da western o giù di lì. In realtà, per dirla tutta, anche durante il primo incontro mica avevamo girato intorno agli argomenti. Ma era d’uopo anche dare una prima infarinatura sugli strumenti del mestiere. E l’uditorio? Si adegua, si adegua. Son già qui con il binocolo al collo. Complici il pieno sole e il desiderio di imparare. Laura ha addirittura provveduto a reperirne uno più adatto ai nostri scopi, leggi con ingrandimento meno forte. La presentazione sfrutta – citando opportunamente l’autore, non sia mai – istantanee, tra gli altri, dell’Edoardo Viganò da Villasanta, grande fotografo naturalista.

“Sì, ma non dimenticate la fenologia”, raccomandiamo io e l’Alfio. Il termine, inconsueto per i più, indica il rapporto che una specie può avere con il territorio durante l’anno: nidificante, migratore e compagnia cantante. Vedere una peppola a maggio, esempio come un altro, nel nostro territorio sarebbe molto molto anomalo, ai limiti del totalmente improbabile. Se identifico una specie come tale, meglio controllare bene: la cantonata è sempre in agguato.

I partecipanti sono da subito messi alla prova. Distribuiamo gli atlanti di riconoscimento, invitandoli a lavorare a gruppi. Le immagini scorreranno sulla parete, e toccherà ai nostri cimentarsi nell’identificazione. Quelli già un poco dirozzati forniscono un contributo significativo alla causa. L’importante è capire dove andare a parare. Quale o quali sono i dettagli più utili per l’identificazione. “…il cappuccio…”, azzarda una signora, facendo riferimento al fringuello. Nella fattispecie, non è proprio la scelta migliore. Ma siam qui per imparare, nessun problema. Più semplice per lo splendido frosone, ossessione del sottoscritto diversi inverni fa. Il becco di questo fringillide spicca come pochi.

Per la capinera il discorso si sposta su altri orizzonti. È il mondo dei silvidi, inesorabilmente carogna. Qui le ottiche servono fino ad un certo punto, si trattasse anche dell’ubiquitaria capinera. Le problematiche sono di vario tipo, mentre Giancarlo, nostro gradito ospite per una breve manciata di minuti, fa risuonare a sorpresa il canto della specie. I silvidi sono in genere nascosti nel folto della vegetazione. “…beh, allora li possiamo cogliere in volo….”, azzarda Roberto Zappoli, compagno di classe – pensa te – ai tempi dello Zucchi. Ottimista, inguaribile ottimista. Questi animali si muovono con brevi voli, e sempre in mezzo al folto delle chiome. Insomma, occorre conoscere il canto. E finché si tratta di capinere, la cosa fila via tutto sommato liscia. I problemi vengono poi: il gruppo si caratterizza per monotonia di forme e colori – leggi marcate somiglianze tra le specie, tanto per farci divertire – e per complessità di note, con possibili confusioni. Ma diamo tempo al tempo.

Qualche istantanea di picchi conclude il prologo. “..se durante un’uscita dalle nostre parti, non censisco picchio maggiore e picchio verde, delle due l’una: o non sono presenti, o sono un incapace…”.

Picchio rosso maggiore (foto di Edoardo Viganò)

Capitan Biffi ci lascia per impegni. Imbocchiamo il sentiero che dalla piccola scuola di Cascina Bracchi mena verso Cascina Melli. Un angolo di territorio risparmiato dal cemento. Le modalità di gestione delle colture non sono però favorevoli alla biodiversità, ma tant’è. “…e quello era…?”, chiede una delle partecipanti. Il riferimento è soprattutto al verso udito. L’approccio è quanto di meglio non potessimo sperare. D’occhio e d’orecchio: così si fa. La comitiva setaccia i campi intorno. L’Alfio ode uno scricciolo – un re di scees nel vernacolo –, ma è alquanto lontano. Qualche cornacchia è sui campi: poco prima, la specie è stata oggetto di breve discussione.

Scendiamo in corrispondenza di un corso d’acqua, in un settore boschivo. “……picchio verde….”, ormai i nostri adepti si stanno destreggiando. No, non lo abbiamo visto: è la risata della specie che risuona più volte. Lo scricciolo adesso si fa udire da più vicino. Forti gorgheggi: un bell’esercizio per il gruppo. L’Alfio si produce in uno dei suoi numeri favoriti: infilarsi nel folto della selva, si fa per dire, e cercare qualche buco di picchio. E lo trova, malnatt d’un naturalista. Ci torneremo sulla strada del ritorno. Una manciata di fringuelli mette alla prova le lenti dei nostri. La luce e la distanza rendono mica semplice individuare caratteri salienti, le parti bianche tanto per citarne uno.

E siamo sotto l’albero individuato da Alfio. “….una volta veniamo qui con una scala…”, butto lì. Mica scherzo. Una scala nel bosco: è attività svolta più volte in quel di Innerbach, su in Valle Aurina (Sudtirolo) durante i campi estivi coi ragazzi. Con una scala puoi fare di tutto, in un bosco.  Magari anche ispezionare vecchie baracche; ma queste sono altre storie. In questo caso, potrebbe servirci per mettere il naso in questi vecchi buchi di picchi. Beninteso: certi numeri si fanno quando si sa che si tratta di nidi, o di buchi appunto, vecchi e abbandonati. Altri alberi sono tormentati da questi volatili in questa bava di bosco. Sul più bello ci tocca però rientrare, mentre il Roberto del Sentieri e Cascine è sempre più attratto dal pianeta picchi: se son rose….

Dalla scuola di Cascina Bracchi canta un fringuello, finalmente vicino. Dall’altra parte della via, tre storni su un albero.

-

Alla prossima

-

Matteo Barattieri





# In volo su Casatenovo – Un corso di birdwatching organizzato dal Gruppo Valle della Nava

2 02 2011

-

Che differenza passa tra un merlo e un pettirosso? Riuscire ad individuare un picchio sul campo è impresa riservata ad esperti? Quale binocolo è meglio utilizzare? E poi: davvero è possibile fare interessanti osservazioni anche a Casatenovo? Il corso di birdwatching organizzato dal Gruppo Valle della Nava, e patrocinato dal Comune di Casatenovo, proverà a rispondere a queste ed altre domande.

-
Il corso, che partirà il 20 febbraio e sarà tenuto da attivisti dell’associazione, è rivolto soprattutto a principianti, a chi vuole avvicinarsi al mondo dei volatili.

-
Il taglio sarà pratico. Ogni lezione sarà divisa in due momenti: una parte teorica, con l’aiuto di proiezioni, immagini e disegni, e una parte pratica sul campo. di introduzione all’osservazione degli uccelli (il birdwatching) e a tanti altri aspetti del mondo dei volatili: le tracce, i canti e i richiami, ma anche le migrazioni e l’alimentazione, la nidificazione e il comportamento…

-
Verranno utilizzate sale pubbliche disponibili sul territorio di Casatenovo, facendo ruotare via via le sedi. Una formula che trasforma il territorio casatese in ideale laboratorio per lo studio e l’apprendimento delle scienze naturali. Durante l’anno, è possibile prevedere la presenza di almeno un centinaio di specie, tra nidificanti, migratori…

-
Durante la parte finale di ogni incontro verrà lasciato spazio alla discussione e a eventuali domande e richieste dei partecipanti.

-
È stata fissata un’età minima: 7 anni. Bambini più piccoli hanno difficoltà ad usare il binocolo. Per partecipare non occorrono particolari requisiti, tranne appunto essere muniti di un binocolo, anche di bassa qualità. Nel caso, gli organizzatori, possono metterne a disposizione qualcuno. Sul campo verranno svolte brevi e facili escursioni: si consiglia di dotarsi di calzature adatte. E si raccomanda un abbigliamento con colori non vivaci: per gli uccelli sono un pugno in un occhio.

-
Il blog della Valle della Nava potrà fornire adeguato supporto alle attività: al termine degli incontri verranno inseriti appunti del corso, ricavati direttamente dalle discussioni e dalle attività svolte. Il tutto formerà una sorta di dispensa finale, creata in maniera interattiva dagli stessi partecipanti.

-
Di seguito trovate il programma. Gli incontri avranno inizio alle ore 9.00, e avranno una durata di circa 3 ore. L’ultimo incontro avrà per scenario il Parco dei Colli Briantei, che collabora all’iniziativa.
-

È stata fissata una quota di iscrizione:
- 15 euro per i soci del Gruppo Valle della Nava.
- 20 euro per i non soci.
La quota andrà tutta al Gruppo, quale sostegno per le tante iniziative e attività.

-
Per informazioni e iscrizioni:
Matteo Barattieri  tel.: 349 43 08 028    posta elettronica: matteo.barattieri1@libero.it

-

-
20 febbraio 1° lezione: Introduzione al birdwatching
Sede: Cascina Bracchi. Escursione in Valle della Nava.

-
Introduzione al birdwatching,
Gli arnesi del mestiere: il binocolo, le guide da campo, l’equipaggiamento…
Gli uccelli e le loro caratteristiche generali
Dove guardare: quali parti del corpo degli uccelli sono utili per il riconoscimento

-
Esercitazione sul campo. Come si usa il binocolo, come ci si muove sul terreno, primi passi nell’identificazione delle specie.

-
Discussione finale: commento alle osservazioni e agli argomenti trattati.

-
6 marzo 2011 2° lezione: Gli uccelli e gli ambienti
Sede: Cascina Bracchi. Escursione nella zona di Rogoredo.

-
Gli uccelli e gli ambienti: adattamento alle condizioni in vari territori, i rapporti tra le specie in uno stesso territorio
Le migrazioni: alcuni cenni, con particolare riferimento alle nostre aree

-
Esercitazione pratica: osservazioni sul campo attraverso alcuni ambienti del territorio casatese

-
Discussione finale: commento alle osservazioni e agli argomenti trattati

-
20 marzo 2011 3° lezione: Suoni nella natura. Il birdwatching e il mondo scientifico
Sede: Cascina Rancate. Escursione nella Valle del Pegorino.

-
Suoni nella natura: canti e richiami. Aspetti generali
Guida al riconoscimento di canti e richiami delle specie più diffuse sul nostro territorio

-
Esercitazione pratica: ascolto sul campo di canti e richiami
Il birdwatching è anche scienza? I dilettanti e le possibilità di collaborazione col mondo della ricerca: tante opportunità per tutti

-
Discussione finale: commento alle osservazioni e agli argomenti trattati

-
3 aprile 2011 4° lezione. Chi lo ha lasciato? Gli uccelli e le loro tracce
Sede: sala civica di Campofiorenzo. Escursione nella zona di Campofiorenzo.

-
Penne e piume, resti di pasto, frammenti di uova e di nidi… le tracce degli uccelli
Guida all’identificazione delle tracce

-
Esercitazione pratica: ricerca delle tracce sul campo
Esercitazione pratica: osservazione delle tracce al microscopio
Gli uccelli della Valle della Nava: le specie più significative, le problematiche

-
Discussione finale: commento alle osservazioni e agli argomenti trattati

-
1 maggio 2011 5° lezione: Uscita finale
Uscita pratica nel Parco dei Colli Briantei.


-
Matteo Barattieri

-





#Cantiere nel Parco: molto rumore per nulla

20 06 2009

 

Non pochi hanno chiesto informazioni e spiegazioni sul cantiere attivo da qualche tempo nel Parco di Monza, non lontano dalla Montagnetta di Vedano, nell’area ex-ippodromo. Alcuni hanno addirittura sollevato vivaci proteste, accompagnate da classici ritornelli quali i sempiterni “…ai miei tempi il Parco era un’altra cosa…” oppure “…una volta questo non succedeva…”, e via andare. È il caso di fornire alcune spiegazioni. I lavori sono collocati dove un tempo si trovavano due edifici collegati al complesso del fu ippodromo. Negli anni, i manufatti hanno subito un degrado sempre più accentuato. Intendiamoci: il sottoscritto è completamente contrario a qualsiasi ricostruzione e riattivazione dell’ippodromo, che toglierebbe ulteriore spazio ai cittadini e brutterebbe ulteriormente il malcapitato Parco. Esistono però soluzioni per recuperare edifici in modo compatibile con lo scenario circostante e con le esigenze dei cittadini, e nel rispetto delle ricchezze naturalistiche del nostro polmone verde.

 Nel 1999 venne ipotizzato un recupero di queste strutture per farne un punto ristoro; l’incarico venne affidato allo Studio Tre di Agrate Brianza. Successivamente, sotto la Giunta Faglia, il progetto è stato rivisto. Punto forte della nuova e definitiva versione è la creazione di uno spazio coperto e chiuso a disposizione degli sportivi, dei tanti sportivi che praticano attività fisica nel Parco, che qui troveranno uno spogliatoio con annesse docce. Una parte di questo piccolo complesso ospiterà servizi igienici, altra importante esigenza per i tanti frequentatori del Parco. La restante parte diverrà invece un piccolo punto ristoro, più contenuto nelle dimensioni rispetto al progetto originario e gestito direttamente dal custode di spogliatoio e servizi igienici.

 La ricostruzione degli edifici rispetterà al millimetro le loro dimensioni originarie. In buona sostanza, non verrà aggiunto nuovo cemento al Parco, come da disposizioni di legge. Disposizioni, si sa, puntualmente non rispettate quando si tratta di autodromo, con la scusa, ogni volta, che si tratta di “opere amovibili”.

Non è tutto: il progettista, l’architetto Luigi Villa da Agrate (dello studio sopra citato), si è preoccupato di rispettare gli alberi presenti in zona, che non saranno toccati. La strada di servizio tracciata nel bosco a ridosso del cantiere – destinata a sparire con il termine dei lavori – è stata disegnata senza abbattere o danneggiare nessun albero.

 

I tanti cittadini preoccupati possono dunque tranquillizzarsi. Da parte mia, ritengo questo un ottimo intervento: la realizzazione di strutture utili per gli sportivi viene incontro ad un’esigenza sempre più sentita. Parentesi personale: da sportivo del Parco continuerò però a cambiarmi all’aria aperta o a raggiungerne i prati già con la divisa adatta. La tradizione (ormai trentennale) è la tradizione e poi un pizzico di spontanea rudezza non guasta mai.

 Venendo a cose più contingenti, vorrei invece puntare l’attenzione su un altro aspetto della questione. A mio avviso ci si dovrebbe chiedere sin da ora se l’Amministrazione Comunale ha già individuato un gestore che si prenderà carico della struttura o, almeno, che tempi si prevedono prima che il nuovo complesso sia pienamente attivo. Non vorrei che, tagliato il nastro, si dovesse assistere a situazioni come quella dell’ex-allevamento del Dosso, che, riqualificato ormai da tempo, langue abbandonato alla mercé di teppisti e affini. Come capita spesso, il problema non è dar vita a bei progetti di sistemazione ma garantire gestione e manutenzione successive.

Matteo Barattieri








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.