#Giallo dominante…

24 10 2009


Ogni periodo dell’anno è caratterizzato, a livello botanico, da alcune specie che lo marcano in modo ben preciso, al contrario di altre che coprono magari intere stagioni.
Questo è per l’appunto il periodo del topinambur (helianthus tuberosus). Questa pianta coi suoi vistosi fiori gialli, crea anche estese macchie come questa sotto riportata, visibile lungo la strada che porta a Galgiana,

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ma, il più delle volte, nei campi di mais dà origine solo a piccole concentrazioni, che dato il giallo intenso, risultano comunque molto appariscenti. A questa regola non si sottraggono ovviamente i campi della Nava.
Come si può notare questa pianta è un parente “stretto” del girasole.

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Ma dopo queste “sparate” di giallo, ci attendono, ahimè, altre sparate, molto meno piacevoli : è cominciata la stagione venatoria. La Valle della Nava, suo malgrado, ne è protagonista in quanto oltre ai cacciatori vaganti, ospita 5 o 6 appostamenti fissi, quasi tutti sul versante missagliese. Da questi capanni, con l’ausilio di richiami vivi, si pratica la caccia alla “migratoria”, cioè a tordi, cesene, merli e , con certe limitazioni, al fringuello.
Si capisce dunque, l’ovvia difficoltà riscontrata nel fare osservazioni in tutto il periodo coincidente con la stagione di caccia, perchè oltre al disturbo diretto sugli animali presenti, esiste anche il continuo “sottofondo” canoro prodotto dai volatili, usati come richiamo nei suddetti appostamenti.
Naturalmente questo problema, che si percepisce direttamente per le specie cacciabili, risulta fastidioso anche per cogliere il canto delle altre.
Per fortuna uccelli quali i picchi e le cincie hanno dei canti talmente caratteristici che ci permettono comunque delle buone osservazioni, notiamo anche il fatto che il pettirosso ha ripreso a segnalare la sua presenza sia in modo canoro che visivo. Una rondine ritardataria sfreccia nel cielo, favorita dalla giornata che da un inizio plumbeo si è trasfomata in assolata.
Ogni tanto una schioppettata fa sobbalzare, e si spera sempre nella scarsa mira dei seguaci di Diana….
Una “spiga” violetta, è l’ultimo fiore di buddleia (buddleia davidii), questa specie ha coperto tutta la stagione estiva, attirando molti insetti, soprattutto farfalle…

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…e visto che ci siamo, ecco un bell’esemplare di vanessa del cardo (vanessa cardui), nel solito prato in fondo alla Valle.

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E come capita sovente in queste ultime uscite, con le immagini dal “prato”, si chiude la giornata.

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Ciao atutti,


Sala Alfio

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Ogni periodo dell’anno è caratterizzato, a livello botanico, da alcune specie che lo marcano in modo ben preciso, al contrario di altre che coprono magari intere stagioni.

Questo è per l’appunto il periodo del topinambur (helianthus tuberosus). Questa pianta coi suoi vistosi fiori gialli, crea anche estese macchie come questa sotto riportata, visibile lungo la strada che porta a Galgiana,

ma,  il più delle volte, nei campi di mais dà origine solo a piccole concentrazioni, che dato il giallo intenso, risultano comunque molto appariscenti. A questa regola non si sottraggono ovviamente i campi della Nava.

Come si può notare questa pianta è un parente “stretto” del girasole.

Ma dopo queste “sparate” di giallo, ci attendono, ahimè, altre sparate, molto meno piacevoli : è cominciata la stagione venatoria. La Valle della Nava, suo malgrado, ne è protagonista in quanto oltre ai cacciatori vaganti, ospita 5 o 6 appostamenti fissi, quasi tutti sul versante missagliese. Da questi capanni, con l’ausilio di richiami vivi, si pratica la caccia alla “migratoria”, cioè a tordi, cesene, merli e , con certe limitazioni, al fringuello.

Si capisce dunque, l’ovvia difficoltà riscontrata nel fare osservazioni in tutto il periodo coincidente con la stagione di caccia, perchè oltre al disturbo diretto sugli animali presenti, esiste anche il continuo “sottofondo” canoro prodotto dai volatili, usati come richiamo nei suddetti appostamenti.

Naturalmente questo problema, che si percepisce direttamente per le specie cacciabili, risulta fastidioso anche per cogliere il canto delle altre.

Per fortuna uccelli quali i picchi e le cincie hanno dei canti talmente caratteristici che ci permettono comunque delle buone osservazioni, notiamo anche il fatto che il pettirosso ha ripreso a segnalare la sua presenza sia in modo canoro che visivo. Una rondine ritardataria sfreccia nel cielo, favorita dalla giornata che da un inizio plumbeo si è trasfomata in assolata.

Ogni tanto una schioppettata fa sobbalzare, e si spera sempre nella scarsa mira dei seguaci di Diana….

Una “spiga” violetta, è l’ultimo fiore di buddleia (buddleia davidii), questa specie ha coperto tutta la stagione estiva, attirando molti insetti, soprattutto farfalle…

…e visto che ci siamo, ecco un bell’esemplare di vanessa del cardo (vanessa cardui), nel solito prato in fondo alla Valle.

E come capita sovente in queste ultime uscite, con le immagini dal “prato”, si chiude la giornata.

Ciao atutti,

sala alfio





#I sopralluoghi di luglio e agosto

29 08 2009

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Dopo un periodo di meritato (ma guardingo) riposo, eccoci tornati pronti per un autunno-inverno di eventi e proposte.
Tanti saranno i temi da snocciolare nei prossimi mesi, tante le attività. Pensiamo solo al nostro piccolo orticello, Casatenovo: a breve prenderà il via l’iter di redazione del nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT), un percorso che seguiremo da vicino e in cui, ci auguriamo, verremo coinvolti tutti, associazioni e cittadini.
Come dicevamo, siamo andati in vacanza, ma non abbiamo smesso di monitorare con costanza il nostro territorio. Ci ha pensato il nostro attivissimo Alfio Sala che con le sue foto, le sue riflessioni, i suoi interrogativi, ha documentato in tutto il suo fascino l’evolversi della stagione estiva nella Valle della Nava.
Cliccando qui, potete scaricare tutti i resoconti (ricchi di bellissime immagini) delle sue ultime escursioni.

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A presto,
Gruppo Valle della Nava

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#5 luglio 2009 – Danza di damigelle

11 07 2009


Strana la Valle della Nava, non piove per giorni e il rio contiene acqua, piove a “catinelle”, anche la notte prima, e lo trovi quasi completamente asciutto.
Strana, ma sempre interessante, comunque intrisa di umidità, e pazienza se insetti di vario genere, almeno quelli che non attendono il caldo sole per asciugarsi, ti fanno notare la loro “pungente” presenza.
Monsieur de La Palisse direbbe meglio la proboscidina di una zanzara che una trivella…
Ho usato il termine “interessante”, perchè le atmosfere “affascinanti”, difficilmente si presentano in estate, mentre arricchiscono autunno e inverno.

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Valle Nava

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Faccio qualche esperimento fotografico ovviamente interrotto dai, per me piacevoli, lamenti della poiana. Che ci volete fare, a me danno un senso di tranquillità, riguardo al fatto che nulla è cambiato in Valle. Eppure prima o poi anche lei, probabilmente, si sentirà meno legata a questo ambiente; speriamo che altre, di passo, svernino qui. Ma non a tutti, questi richiami, provenienti dal verde delle fronde, generano le stesse sensazioni.
Una nidiata di Picchio verde che tranquillamente svolazzava proprio tra le stesse fronde, ha un sussulto e i genitori allarmati lanciano continui appelli ai giovani per allontanarli dal potenziale pericolo.
Chi non si preoccupa minimamente di questi avvenimenti, è un essere, decisamente più piccolo, ma altrettanto appariscente. Un esserino che vola con una grazia e si posa con una eleganza, così marcate, che gli hanno valso il nome di “damigella”.
E in quanto alla livrea, che contraddistingue il maschio dalla femmina, lascio a voi ogni commento…

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femmina

femmina

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Valle Nava

maschio

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per chi vuole un tocco scientifico, si tratta di Calopteryx virgo.
Lungo il sentiero se ne incontrano un paio gruppetti di tre o quattro individui.
Più avanti, molto in alto, volteggia un gheppio, anche lui controlla che tutto sia immutato o sta facendo un censimento del tutto personale, e interessato, dei piccoli abitanti della Nava?

Ciao, alla prossima,

Alfio Sala

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#21 giugno 2009: estate..

22 06 2009

..e si vede.

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1556 21 giugno 2009-

Un solo aggettivo può definire la visione offerta in questo momento, “prorompente”.
Tanto più che la giornata odierna segue alcune ore di pioggia, e il sole si farà spazio nel cielo plumbeo solo a mattinata piena. Per qualche tempo bisognerà accontentarsi dei miei commenti, visto che Matteo fino ad agosto sarà nei territori dell’ex Impero Asburgico.
La ricchezza della vegetazione, ovviamente rende difficile scorgere i suoi abitanti, comunque non mancano incontri interessanti, come un’ allegra brigata costituita da un paio di nidiate di codibugnoli con una di cinciarelle. Il fatto, per me costituisce una novità, perchè pensavo che la formazione di questi branchetti misti di cince, assai comuni nel periodo invernale, non si presentasse anche nel periodo riproduttivo. Non si finisce mai di imparare.
Oggi in Valle non c’è proprio nessuno! Neppure gli pseudo-soldati, che ultimamente erano una presenza costante: può darsi che quando il giocosi fa duro, e bagnato, i duri vanno altrove… meglio così!
Anche le farfalle sono molte di meno, la migrazione delle Vanesse pare terminata. Per fortuna un ospite non ci abbandona:

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la “nostra” poiana, dopo aver volteggiato maestosa, si è posata sulle piante che dominano la radura, lanciando i suoi acuti “piagnistei”, infastidita dalla mia presenza. Poi, una volta abituatasi, si è limitata ad osservare.
E, speriamo, che continui ad osservarci ancora per i prossimi mesi. Noi, per quanto ci riguarda, quando arriveremo in zona continueremo ad avere un attimo di trepidazione, finché la sua sagoma non ci volteggerà sopra, rassicurandoci circa la sua presenza. Sono sensazioni difficili da descrivere, ma auguro a tutti di provarle.
Alla prossima,


Alfio Sala

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#Maggio – giugno 2009 Panigada, farfalle e un nido nascosto

7 06 2009

24 maggio 2009. Avevo marcato visita nella precedente occasione: impegni mi avevano tenuto lontano dalla Nava. Aveva pensato Alfio a coprire il turno di censimento, con la consueta bravura. La raccolta di dati non subisce così nessuna interruzione, per la gioia della prof. Farina, anche oggi peraltro assente.

Lungo il primo tratto di sentiero che ci porta giù alla Valle, scopriamo la curiosa presenza di alberi di faggio. Si tratta, va da sé, di roba messa in posto da mani di giardinieri, non certo di piante spontanee. Nelle foto sono ritratte le foglie.

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Dopo un mese di assenza, la Valle ha preso un volto nuovo. La vegetazione è nel pieno della sua attività. In più punti il sentiero è ammantato di verde. Tipiche immagini dell’estate ormai incipiente.

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La panigada (i fiori del sambuco, per i non-autoctoni) e l’aria ferma rimandano a atmosfere dell’infanzia.

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A quegli istanti immediatamente a ridosso della fine della scuola, carichi di promesse. A quell’ozio fatto di suoni – le campane vicine, che d’estate sembravano essere più udibili rispetto al resto dell’anno, o il canto del merlo –, di scoperte sulla riva di un torrente o al margine di un bosco. A quel senso di libertà, tra Mark Twain e Astrid Lindgren.

La cronaca delle osservazioni è alquanto scarna. Non ci sono particolari sussulti. Se il reparto ornitologico langue, ci pensa il settore entomologia a fornire materiale. Come l’intera, o quasi, area padana, dal Vercellese fino a Trieste, anche la Nava è investita dalla migrazione della Vanessa del Cardo (Vanessa cardui). Le foto non sono delle migliori, è quanto di meglio (o di peggio) può offrire il sottoscritto.

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Alcuni esperti spiegano che una migrazione di così grande portata non si vedeva da decenni. Dopo essere nate in Nord Africa, le farfalle prendono la via dell’Europa. Qualcuno ha provato a fare una stima. Il numero degli esemplari che sono passati è da vertigini: si arriva a diversi milioni al giorno. Nel corso della settimana appena trascorsa il fenomeno si è a poco a poco attenuato.

Il fenomeno non sorprenda. La natura sa il fatto suo, come dice Barry Commoner nel suo “Il cerchio da chiudere”, libro-manifesto dell’ambientalismo. Riprodursi in Africa per poi portarsi in Europa permette di utilizzare due diverse aree dove procurarsi il cibo, senza intasare un solo spazio.

 Alla Colombina, una sorpresa: il canto di una tortora selvatica, specie alquanto pregiata. Non per altro: risulta in calo generale.

Il 7 giugno 2009 ci ritroviamo. Qualche nube di troppo suscita un pizzico di brivido. Le condizioni meteo rimangono alla fine stabili e permettono di operare al meglio. Al solito, poche novità da segnare sul quaderno di campo. I cantori – ovvero gli uccelli in canto – sono al loro posto, il solito. In sede di elaborazione dati sarà una passeggiata, o quasi, definire in modo abbastanza precisa consistenza (leggi numero di individui) e localizzazione dei vari nidificanti.

Alla Colombina è ancora presente la tortora selvatica.

Una classica spiumata ci accoglie nella prima parte dell’uscita. È con buona probabilità di una cinciallegra giovane. Come si nota dalla foto, le penne sono ancora in parte chiuse nell’astuccio. Nelle prime fasi della loro vita, gli uccelli hanno le penne chiuse in un tubicino, che a poco a poco si apre e si rompe per farle uscire.

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Le farfalle sono ancora presenti in grande numero. Alfio, andando a memoria, non ricorda situazioni simili nel passato. La migrazione è ancora in pieno svolgimento? La prof Farina ci illumini. Per lei anche queste due foto: ritraggono due coleotteri, che attribuirei alla famiglia dei cerambicidi. Attendiamo lumi dalla nostra entomologa.

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Il censimento per oggi è finito. Possiamo dedicare del tempo al nido di poiana da noi scoperto a Casatenovo qualche tempo fa. Inutile aspettarsi che vi diciamo dove è ubicato; nemmeno sotto tortura… Unico particolare curioso: si trova in una zona non propriamente defilata. A pochi ghelli corre un sentiero, campi coltivati sono localizzati appena fuori dal bosco. Utilizzando il sentiero – se non ci fosse, non oseremmo certo avvicinarci, come vogliono etica e buon senso –, ci portiamo in zona. Se Alfio spera nella foto, al sottoscritto, tra scienza e feticismo, interessa trovare qualche traccia dei rapaci: borre, resti di pasto, penne. Sul terreno e sulle foglie degli arbusti delle schiazzate biancastre: “deiezioni”, come le definisce l’Alfio con un tocco scientifico e una punta di stile. Nei rapaci, gli escrementi sono tipicamente liquidi. Se ci trovassimo sotto il nido nei momenti cruciali verremmo investiti da docce di urea e altre sostanze di rifiuto. Le raccolgo per la collezione.

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Per dirla tutta, non si tratta di un vero e proprio ripiego in mancanza di meglio. Fatte di poiana mica si trovano tutti i giorni. Purtroppo c’è solo quello; anche attente perlustrazioni non danno risultati migliori.

Un grazie a Paul Tout e a Giacomo Assandri della lista EBN – Italia per le preziosi informazioni sulle Vanesse del Cardo.

Matteo Barattieri





#Alla Nava un gufo (o almeno c’era)

28 03 2009

Oggi, frutto di una serie di impegni reciproci, per la prima volta mi trovo solo a fare il periodico censimento.  Il buon Matteo,  come vedremo più avanti, mi mancherà e non solo per la compagnia. Il sottobosco è in piena fioritura ma alcune specie come la scilla bifolia e il campanellino invernale, sembrano aver già dato il meglio. Ora il peso dei colori tocca a primule, viole, dente di cane, pervinca minore e, in grande quantità, anemone dei boschi. Ma le gemme di molte piante e arbusti si stanno aprendo e verrà il momento che togliendo luce al sottobosco, segneranno la fine del periodo di splendore delle fioriture.

Un airone cenerino passa alto nel cielo plumbeo, al contrario di 13 cormorani che in perfetta formazione a V, risalgono la Valle a non molta distanza dalle cime delle piante.

Terminato il censimento, decido di controllare alcuni terrazzamenti, coltivando una speranza,  di cui non tratto, perché rivelatasi vana, almeno per ora.

Ma proprio qui trovo le tracce della presenza di un Gufo comune (Asio otus), o meglio i resti, consistenti in numerose penne e piume. Matteo avrebbe subito fotografato, verificato e raccolto il tutto, scambiandoci le impressioni e le ipotesi su quanto è accaduto allo strigide.  Poco male, lo relazionerò al più presto.

Certo che resta un bel quesito legato alla fine dell’uccello. Le mie ipotesi, in ordine crescente di probabilità sono: vittima di un falco (il Pellegrino bazzica da Arcore a Correzzana e l’Astore è stato visto alla Vasca Volano), l’ipotesi però mi sembra remota come del resto pensare all’Allocco, che supera il Gufo in mole, ma  la differenza tra le due specie è troppo contenuta. Un gatto rinselvatichito, ma riuscire a sorprendere un Gufo sul suo terreno appare difficile. Resta la Volpe, che ha il problema di arrampicarsi sulle piante, la cosa cambia se lo trovasse in terra. Ecco un’ipotesi che raccoglie una certa logica, la Volpe potrebbe aver solo approfittato dell’opera di un grande predatore… il bracconiere !

Attenzione, è solo un’ipotesi, forse inconsciamente rafforzata dalla notizia che un imbecille, proprio in questi giorni, ha impallinato (e ucciso) una femmina di Cicogna sul nido a Correggio (RE)!

Resta comunque la (magra) consolazione di poter annoverare questo splendido uccello tra le specie che frequentano la Nava.

Alfio Sala

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#Appunti dalla Valle della Nava – lunedì 9 marzo 2009

11 03 2009

IL RISVEGLIO DELLA VALLE DELLA NAVA:
DALLA CASCINA COLOMBINA ALLA CASCINA TEGNOSO
Partenza dalla Cascina Colombina.
All’ingresso del bosco cominciano a comparire i primi fiori: gli anemoni bianchi.

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anemoni3

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Più avanti, lungo la Nava cataste di legna, robinie tagliate.

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cataste

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Lungo il sentiero Scilla bifolia e primule.

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scilla

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Lungo le rive della Nava, più in basso, primule e campanellino!

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campanellino

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La Nava.

- nava

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Tane.

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tane

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Verso Missaglia, ancora Scilla.

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In prossimità di Cascina Tegnoso, violette bianche e fiori campestri.

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violette

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Scorci sul Resegone, Grigne e Triangolo lariano.

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scorci

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Laghetto di Tegnoso e la sua fauna!

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- Per quanto riguarda gli Insetti, alcune vespe e bombi sui fiori a caccia di nettare. Ragni, millepiedi e qualche coleottero rintanati sotto la corteccia di robinia.
Ciao a tutti

Laura Farina

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#Febbraio 2009 – 1 marzo 2009 Dall’inverno alla primavera

1 03 2009

Ci sono tanti modi per marcare il passaggio delle stagioni. C’è chi poeticamente ne cerca i segnali nelle luci che accompagnano le giornate. Altri, in modo più canonico, guardano tra le fronde degli alberi, per avvertire la presenza di gemme e affini, oppure puntano lo sguardo verso il terreno, individuando i primi fiori che sbocciano mentre sulle piante non sono ancora arrivate le foglie. Per il sottoscritto lo stacco netto tra le due parti dell’anno è rappresentato dal primo canto di fringuello, che puntuale cade, nelle nostre lande, a metà febbraio.

 

L’1 febbraio 2009 è ancora inverno tuttavia: alla Nava ci accoglie una nevicata. Mica ci blocchiamo per così poco io e l’Alfio Sala. La Valle non appare assonnata, né il paesaggio è ovattato come vorrebbero triti stereotipi. Mancano presenze umane, ma gli ospiti abituali sono tra noi. Non tutti, però, ipotizza Alfio: la gran parte dei fringillidi – e, more solito, i passeri – si sarebbero spostati in cima alle pendici della Valle, in cerca di luoghi più confortevoli e più ricchi di cibo, leggi giardini e cortili. Scopriremo in realtà che fringuelli e peppole sono ancora fedeli alla Nava, li troveremo concentrati nei settori meridionali. Picchi, merli, pettirossi, scriccioli: l’appello è più o meno completo.

 

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 I fiocchi di neve cominciano a tingere il suolo e ci permettono di riconoscere molto bene le tane dei roditori. Ne contiamo diverse, specie nella metà settentrionale della Valle.

 

 

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Le temperature meno rigide dei giorni precedenti hanno favorito l’attività delle arvicole e dei loro parenti più stretti. Non solo. Lungo il sentiero è tutto un fiorire di trame innevate: i fiocchi svelano una lunga teoria di ragnatele, altrimenti quasi invisibili. Anche azzardare un conteggio sarebbe inutile: sono tantissime, e dappertutto. Freno immediatamente qualsiasi velleità da fotografo. Alfio mastica più di me – ci vuol poco –, nel settore; purtroppo non si è munito dell’attrezzatura adeguata. Conserveremo però queste immagini nella memoria. Ma quanti sono i ragni della Nava? Ecco un ambito su cui indagare, a trovare un entomologo ragnista… Non sono molti gli specialisti esperti di questi animali: aracnofobia diffusa? Ai posteri…. Il problema è che non ci si può improvvisare. Provate a consultare un manuale di riconoscimento. Vi accorgerete di quanto è complesso distinguere le varie specie: occorre osservare non pochi dettagli. In attesa di trovare personaggi adeguati al compito (e desiderosi di darci una mano), continuiamo con il censimento di oggi. Individuiamo un gheppio: il piccolo falco non è specie propriamente boschiva, ma gli spazi aperti nel fondovalle possono favorirne la presenza, soprattutto d’inverno, quando il granturco non ha ancora preso il sopravvento su (quasi) l’intero soprassuolo. Senza dubbio per il gheppio non mancano le risorse alimentari, ovvero i piccoli roditori (vedi sopra): qui sotto altre tane.

 

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Non c’è proprio nessuno qui alla Nava, oggi. Come diceva il buon Felipe (è un soprannome), compagno di tante partite a pallone al Parco di Monza e oggi ritiratosi (almeno così sembra) dallo sport attivo, in questi casi “…o siamo scemi noi o sono scemi loro…”. La frase risale ad un pomeriggio al Parco in cui ci trovammo – orca vacca, si parla di decenni fa… – in due sui prati e improvvisammo un allenamento sotto una pioggia battente: nessuno degli altri frequentatori abituali aveva sfidato le avversità meteo.

 

Nei punti più freddi la neve era rimasta sul terreno. L’effetto cromatico non è male, più affascinante è schiacciare questa mistura neve vecchia-nuova, sembra di calpestare dello zucchero.

 

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Beh, a dire il vero siamo nell’ambito dei classici divertimenti da bagaitt, per dirla più precisamente.

 

Venendo a cose più scientifiche, qualcuno potrebbe chiedersi se le condizioni avverse possano pregiudicare la riuscita del lavoro di campo. Beh, in effetti, ideale sarebbe avere situazioni più favorevoli. Ma tant’è: dobbiamo arrangiarci con quanto passa il convento. Confrontando i dati raccolti fin qui con quelli di oggi, non notiamo differenze significative. Potremmo essere in qualche modo condizionati e quindi inclini a censire le stesse cose? Potremmo, potremmo…. Il fatto però di essere in due permette i controllarsi a vicenda. E l’Alfio è sempre senza binocolo….. Un grande…

 

Il binocolo non serve per individuare questa spiumata. È quello che rimane di una tortora dal collare.

 

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Il colpevole? Un allocco, molto probabilmente.

 

Ogni volta notiamo dettagli nuovi. Questa condotta raccoglie acqua: da dove?

 

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Individuiamo anche dei cunicoli: potrebbero essere spunti per nuove osservazioni, o per l’uscita aperta al pubblico del 15 febbraio. Vedaremm…

 

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Il 15 febbraio 2009 ci raggiunge Rosella Caccia da Ornago. È una mia vecchia conoscenza, recuperata in tempi recenti e in circostanze inattese. Rosella è una naturalista: tesi su rettili e compagna cantante, se non ricordo male. In buona sostanza, prende il posto di una Laura Farina ormai latitante cronica. Ha scelto bene la fanciulla, Rosella minga Laura: c’è un bel sole in quel di Casatenovo oggi.

Salendo in bici, a Villasanta mi accoglie il primo canto di fringuello di quest’anno: l’emissione sonora, per usare vocabolario da tecnici del settore, è già ben definita. Anche al punto di ritrovo sentiamo un fringuello in canto. Brilla il sole, ma le temperature sono basse. Solo qualche accenno di brina su prati e campi: l’aria è secca.

 

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Mentre l’Alfio tenta di scattare qualche foto, la nostra ospite prova a impratichirsi su riconoscimento e osservazione di volatili.

 

 

 

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 Cerchiamo di darle una mano, per quanto la concentrazione sul censimento ci permette. “Si arrangi un poco” – vien da dire – “del resto, abbiam cominciato tutti così, seguendo altri più dirozzati e carpendo informazioni e segreti….” Alfio, più gentile, abbozza brevi lezioni qua e là, il sottoscritto cerca invece di non perdere nessuna informazione utile al nostro operato.

 

Cosa ci fanno degli aironi qui? Ne troviamo 3 in zona Colombina. Apriamo l’ennesima divagazione. Adoro divagare: i quatar gatt che leggono queste righe spero apprezzino. L’airone cenerino ha nel settore padano una delle aree a più alta concentrazione nell’intera Europa. Motivo: le risaie e gli altri ambienti affini, che forniscono cibo in quantità. Dai settori di pianura la specie si sta espandendo. Da qualche anno si riproduce in area lariana. In Valsassina è presente una garzaia, ovvero un condominio di nidi. Non stupisce che nel loro vagare si vadano a posare anche sui prati della Valle della Nava. Qui magari possono trovare insetti o altro di cui cibarsi.

È verso gli aironi che Alfio punta il suo obbiettivo.

 

Un mistero risolto. È il caso di fare qualche passo indietro. Sin dalla prima uscita ci ha colpito un curioso dettaglio.

 

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La foto (datata 20 dicembre 2008) mostra una sorta di quadrilatero: ne compongono il perimetro aceri e carpini. Chi diavolo li ha piantati qui in quel modo? “Ha quasi l’aspetto di un roccolo sui generis”, ci troviamo a commentare in due. È, va da sé, mera ipotesi. Il mistero non verrà mai risolto fino a oggi.

Il 18 gennaio 2009 metà delle piante risultava abbattuta (vedi qui sotto).

 

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Oggi, giunti sul posto, troviamo che qualcuno ha fatto strame delle restanti, e malcapitate, piante. Parole e musica di motoseghe e accette.

 

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Un po’ dispiace: ero affezionato a questo angolo di Nava. Un personaggio del luogo è incuriosito dalle nostre ottiche. Mi defilo all’inglese. Intuisco già il tipo: un ‘tacabuttun che è meglio stare alla larga. Misantropia? Nossignori: l’esigenza di concentrarsi sull’attività. E poi… e poi proprio adesso che un canto strano fende l’aria. L’Alfio, più accomodante, scambia quattro chiacchiere con l’improvvisato interlocutore.

Chi diavolo è che canta così? È del gruppo dei luì? Parrebbe, in un primo momento. Una serie di ragionamenti ci portano alle cinciallegre. Questa specie ha una varietà impressionante di emissioni canore. Dice: “come fai a essere sicuro?”. Beh, da un lato ci si basa su tonalità e volume, e sulla presenza di qualche nota attribuibile alla specie, dall’altro lato si usano intuito e buon senso. Magari le prossime volte indagheremo più a fondo. Se si tratta di una variazione individuale – leggi un soggetto, anzi sono in due, che canta in modo anomalo –, non è improbabile che ripeta le sue esibizioni sulla stessa falsariga.

Oggi le condizioni sono un poco spiazzanti per i censitori. Siamo in un momento di passaggio dall’inverno alla primavera/estate. Cominciano i primi (tentativi di) canti: occorre che l’orecchio si abitui. All’inizio non è facile, anzi risulta quasi fastidioso riadattarsi a condizioni che si ripetono, in realtà, ogni anno.

 

 

E le architetture, disemm inscì, vegetali? Eh, l’autoctono di cui sopra ha raccontato ad Alfio che sono state opera di un florovivaista casatese. Pensava di poter poi rivendere le piante. Divenute ormai invendibili, han subito sorte empia e ria. 

 

Qualcuno, sicuramente, vorrebbe qualche avvisaglia di primavera più canonica e meglio individuabile. Insomma qualcosa che non sia l’evanescente canto del fringuello, ostico per chi non mastica del settore. Eccovi accontentati: primule e campanellini.

 

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I campanellini piacciono molto ad Alfio, che non manca mai di citarli nel corso delle nostre uscite. Ci si aspetterebbe che il nostro dia motore a otturatore e obbiettivo. Fotografi, gente strana: le condizioni non sono ancora ottimali per mettere in saccoccia qualche istantanea. A me interessa il documento, ergo…..

 

 

 

Di mistero in mistero. In alcuni punti troviamo strani resti: dei peli bianchi. La foto mostra una particolare concentrazione. Coniglio selvatico? Mah….

 

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Più facile è decifrare questi escrementi, che attribuiamo alla volpe.

 

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Un’altra spiumata, ancora un tortora dal collare nella parte della vittima.

 

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Salutiamo la nostra ospite di oggi, che aspettiamo per altre puntate. E i fringuelli? Curioso: per tutta la mattina non han mai cantato in Valle.

 

Finisce qui? No, c’è anche il pomeriggio, per l’uscita organizzata dal gruppo. Alfio mi ospita – ancora grazie – a casa sua, nell’attesa dell’escursione.

Ci sarà qualcuno? Le nostre previsioni parlano di 2-3 persone. Non è solo un’applicazione estemporanea, e sui generis, della danese Janteloven (legge di Jante). Si tratta di regole (teorizzate da un conterraneo di Andersen e dei fratelli Laudrup), che fanno dello scetticismo freddo e senza particolare attese uno dei punti fermi su cui il popolo nordico baserebbe la propria esistenza. Non siamo soltanto dalle parti del più ruspante e italiota, e trapattoniano, “non dir gatto…”. In realtà sotto sotto speriamo non ci sia nessuno per poter effettuare con calma adeguata alla bisogna il conteggio dei nidi di corvidi.

 

Mai dubitare dell’abilità, quasi pervasiva, di Alfio (Sironi) e accoliti nel raccogliere adesioni. Alla Colombina troviamo decine e decine di persone.

All’opera, quindi.

Non pochi ottimisti han portato il binocolo. Cerco di freddarne velleità da birdwatcher. La Nava non offre in realtà moltissimo. La monotonia del paesaggio è la principale imputata. Mica demordono i convenuti. Fortuna vuole che subito all’inizio facciano la loro comparsa una poiana e, successivamente, uno degli aironi di questa mattina. Tanto basta per vivacizzare il pomeriggio, e rendere contenti i nostri momentanei adepti. Punto il cannocchiale, a beneficio del pubblico, verso le peppole. Non per tutti è però facile individuarne i caratteri.

Su un prato troviamo altri resti, qui fotografati.

 

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Coniglio? Il cadavere è rivoltato come un guanto. A far questi mestieri è in genere la poiana. Mah…

 

Per la gioia di Alfio il capo, Sironi per l’anagrafe, l’uscita riesce. I partecipanti ci salutano soddisfatti.

 

 

 

1 marzo 2009. Rieccoci alla Nava: Rosella non si è fatta viva, la prof – Laura Farina, sempre per l’anagrafe – è per l’ennesima fiata assente. Giustificata, pare, da motivi di salute.

 

Cielo coperto, oggi. Sentiremo il canto dei fringuelli? Veniamo, io e l’Alfio, accontentati immediatamente. Non sono gli unici che udiamo oggi. “Chi è che riesce a contare i pettirossi qui?”, esclama Alfio alle prime battute.

 

 

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Il censimento assume caratteri classici da MITO. È quest’ultimo il Monitoraggio ITaliano Ornitologico, un progetto, ideato e coordinato dai miei compari di Fauna Viva, che ha l’obbiettivo di lavorare soprattutto sulle specie più comuni. Le uscite sono concentrate nel periodo riproduttivo, il riconoscimento avviene quindi fondamentalmente al canto.

 

Chiusa l’ennesima divagazione, sottolineerei, appunto, l’intensa attività canora di oggi: scriccioli, pettirossi, fringuelli, cince varie, verdone (pochi..), merlo.

E le peppole? Ormai dovrebbero aver abbandonato le lande casatesi per il nord. Un paio di richiami ci dicono che qualcuna è ancora qui.

 

Lavori nei boschi: la stagione per il taglio degli alberi vive le ultime settimane. All’opera sono, nella foto, i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, sempre attivi nel campo del volontariato. Il ricavato del loro lavoro di oggi andrà a sostenere progetti in America Latina.

 

 

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Poco attivo oggi è il picchio muratore, qui vediamo un esemplare in una foto di Edoardo Viganò.

 

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Il suo richiamo si ode solo in una occasione.

 

Gli allocchi, o chi per loro, han pasteggiato mica poco. Troviamo un paio di spiumate.

 

 

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Le vittime sono, ahiloro, dei piccioni. I punti in cui si rinvengono queste tracce sono sempre più o meno gli stessi. Possiamo ipotizzare la presenza di un paio di territori di allocco: notizie che verranno utili per future uscite notturne.

 

C’è ancora un poco di ghiaccio.

 

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Le peppole, scopriamo, non han lasciato la Nava in massa. Tutt’altro: 70-80 esemplari sono posati sugli alberi, nel settore meridionale della Valle.

 

Salutiamo i ragazzi del Mato Grosso, mentre la pioggia comincia a cadere più forte. Alla prossima, Valle Nava.

 

Matteo Barattieri

 





#18 gennaio 2009 Nella neve, nella pioggia, nel (quasi) deserto

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Non inizia nel migliore dei modi: piove, porca sidela. E mica debolmente. Rapido consulto con Alfio (Sala). Un censimento ornitologico richiederebbe condizioni di tempo il più possibile favorevoli. La pioggia non è il massimo; il pensiero va subito a, in ordine sparso, quaderno di campo bagnato, ottiche inumidite e magari danneggiate, ma soprattutto alla difficile visibilità. Alla fine decidiamo di uscire lo stesso, sperando in una sorte un poco più propizia.

 

La pioggia diviene meno battente, mentre sul terreno c’è ancora molta neve.

 

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Il manto è ancora bello compatto: vita grama per i pennuti. Molti si sono spostati più sopra, verso giardini e abitazioni, dove procurarsi cibo risulta un poco più semplice. Qua e là troviamo della terra e delle foglie smossi all’attività frenetica di merli e affini.

 

Nessun umano si è avventurato da queste parti, oggi; fino al termine della giornata non incontreremo anima viva. Unica eccezione, i soliti quattro imbecilli del motocross, che fanno strame del silenzio in lontananza.

 

Le pagine del quaderno di campo languono, registrando un quasi deserto ornitologico: qualche cornacchia, qualche manciata di fringuelli, le solite cince… Il pettirosso non degna quasi della sua firma la cronaca della mattinata; il rampichino è oggi lontano o, più probabile, è ospite silente della Valle. Anche il tambureggiare dei picchi subisce oggi un netto calo. Causa prima, molto probabilmente, le condizioni meteo: emettere suoni e richiami costa energie, che è meglio dedicare alla ricerca di materia per l’alimentazione. Tutto ciò pregiudica in parte l’opera dei vostri rilevatori.

 

Le due poiane sono invece sempre qui, con l’immancabile codazzo di cornacchie.

 

Alfio ogni tanto indica nidi che altre volte non abbiamo visto: materia per future uscite. Uno in particolare merita una breve divagazione. Si trova in zona Colombina; un’immagine, pessima, è riportata qui sotto.

 

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Ad Alfio farebbe pensare al rifugio di uno scoiattolo. La posizione addossata al tronco deporrebbe a favore di questa ipotesi, la forma un po’ meno: lo scoiattolo costruisce rifugi più a sfera. La costruzione è fatta da ramoscelli, il che potrebbe funzionare per l’ipotesi scoiattolo. La luce è quella che è: indagheremo più avanti.

Corriamo via rapidi di punto in punto, la pioggia lascia spesso delle tregue; mej fidass minga, però.

Non molte le tracce sulla neve. Si tratta soprattutto di pedate e di orme di cane. Poco invece è opera di animali selvatici.

 

Una pista attira la nostra attenzione. Analizziamola. L’animale è passato sotto il vicino ponte, macchiandosi le zampe di palta. L’andatura è a salti: le orme sono distribuite a due a due.

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Un mustelide, con buona probabilità. Il guanto e il dito ci fanno da scala. 

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 Ogni impronta è lunga 4,5 – 5 cm, la distanza tra le coppie di impronte è pari a circa 25 cm. Quest’ultimo dato è significativo fino ad un certo punto, più diagnostica è la lunghezza della singola impronta: da un confronto con i sacri tesi (in particolare Bouchner “impariamo a conoscere le tracce degli animali”, De Agostini, 1983) possiamo attribuire le tracce alla faina o alla martora. La donnola ha impronta di dimensioni nettamente inferiori, circa la metà. Ermellino e puzzola sono da scartare sulla base della loro distribuzione in terra lombarda. La faina è il candidato più probabile, visto che frequenta con più facilità ambiti antropizzati. Non ultimo: la martora in Lombardia è diffusa in aree montane.

Nel rientrare, si fa vivo un pettirosso; sul terreno orme di lepre (o di coniglio selvatico).

 

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Un nocciolo è crollato, trascinandosi dietro un pezzo di sponda. Non ha però interrotto la sua esistenza: dai rami penzolano le infiorescenze.

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Missione compiuta, alla fine. Finisce, più o meno in gloria, tra i racconti di Alfio, che mescola vicende della propria esistenza alla memoria dei nostri territori. A me il compito di ascoltare e mettere in saccoccia: qualche episodio finirà anche nella mia ormai ricchissima raccolta di storielle divertenti, prese, è d’obbligo, direttamente dalla realtà.

 

Alla prossima

Matteo Barattieri





#4 gennaio 2009 Dalla galaverna spuntò il saltimpalo

4 01 2009

 

“Sembra primavera, quando nei boschi si vedono i ciliegi in fiore”, dice Alfio Sala – come sempre della partita -, commentando la presenza della galaverna, gioiello per gli occhi di cui l’inverno è sempre parco. Vedendola in modo meno poetico, incuriosisce  come il fenomeno non colpisca in modo indistinto tutto, ma tenda a scegliere alcune essenze. Almeno così sembra, a parte ovvie differenze legate alla posizione rispetto ai  punti cardinali. Mah…

 

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La neve non è andata via del tutto; mica male: i cacciatori non possono per legge muoversi con queste condizioni.

 

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Ferme al palo le doppiette, altri imbecilli provvedono a tormentare i vostri rilevatori. Si tratta, va da sé, dei motociclisti, invero pochi. Hai un bel parlare di atmosfera ovattata e di silenzi iemali, facendo leva su tutti gli stereotipi del caso. Gnent da fà: il fracasso dei motori rimbomba, prevenendo sul nascere qualsivoglia conato poetico.

La cronaca, invece. Registriamo oggi la presenza della prof, all’anagrafe Laura Farina. Presenza inusitata anziché no: la nostra teme da sempre condizioni meteo rigide. È anche inguaribile ottimista, avendo scelto il sottozero per inaugurare calzature antipioggia e –acqua da poco acquistate. Poca o nulla palta oggi sul percorso, ma compatto permafrost da lande boreali, con pozzanghere ghiacciate annesse e freddo per le estremità della malcapitata.

 

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L’obbiettivo della digitale cerca anche qualche dettaglio. Un fungo è coperto da uno straterello di neve, parzialmente consumata dalla gocce di acqua che cadono dalle piante.

 

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Alfio mette in moto l’armamentario; la sua attrezzatura è ancora analogica: attendiamo con pazienza le sue istantanee.

 

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Molto attivi oggi i picchi. Non solo il rosso maggiore, anche il verde si fa più volte udire. Diamo una stima: 4 i picchi rossi maggiori e 2 i picchi verdi. Il rampichino presenta sempre un contingente nutrito. L’argomento merita ulteriori approfondimenti, in una prossima occasione. Del resto, è tra le mie specie preferite.

 

Ogni volta che giriamo per la Valle troviamo nuovi nidi. In zona Colombina, una stessa pianta ne reca un paio: merlo (quello posto più in basso), e tortora dal collare.

 

 

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Nel corso dell’uscita troveremo anche un nido di colombaccio e un altro di merlo. Sul sentiero si nota una pannocchia. Alcuni chicchi sono stati mangiati. Opera di roditori, con buona probabilità: i chicchi sono infatti aggrediti nella parte centrale.

 

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A pochi metri, altra traccia. Questa volta è una mela mangiucchiata. Come spiegano Preben Bang e Preben Dahlstrøm nel manuale “Animal Tracks and Signs” (Oxford University Press, 2001), i piccoli roditori lasciano nelle mele depressioni oblunghe, risultato del lavorio degli incisivi inferiori. Le foto corrispondono abbastanza fedelmente alle descrizioni di Bang e Dahlstrøm.

 

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La neve sul terreno fa anche sperare nel rinvenimento di altri tipi di tracce, leggi orme e piste. Ci sono, certo, ma si tratta solo di impronte umane e canine, purtroppo. La Nava è dunque abbastanza frequentata, commenta Alfio. Oggi incrociamo qualche corridore, e i soliti amici dei cani con quadrupede al guinzaglio. Passano anche dei ciclisti.

 

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La mattina è ormai più che inoltrata, la galaverna fatica a sciogliersi, anche dove arriva il sole.

 

“E le peppole?”, potrebbe chiedere qualcuno. Il loro numero è oggi piuttosto ridotto. Alfio segnala che sono invece visibili a ovest della Valle, dove, probabilmente, riescono a trovare un poco di cibo. Qui alla Nava saranno 20-30 in tutto, oggi. Si fanno vedere in particolare verso il settore più a valle, dove è localizzato il punto 5, l’ultimo della lista. Mentre rifinisco il conteggio dei fringillidi, Alfio osserva tre buchi di piciformi. Eccoli in sequenza:

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Il primo è posto in un settore che pare indebolito da attacchi di parassiti o simili. Le piante sono robinie, e piuttosto giovani. Possibile che si tratti di nidi? “E se fosse il picchio rosso minore?” mi viene da pensare, da immarcescibile appassionato di questa specie. Mah….

 

Sulla strada di ritorno integriamo il censimento aggiungendo qualche specie che prima non si era fatta viva. La metodologia seguita prevede di effettuare il rilievo per 10 minuti in ogni punto. Non è impossibile che qualcosa sfugga. Il metodo è in ogni caso affidabile, collaudato in decenni e in ogni dove.

 

Un manufatto lungo il pendio merita future indagini.

 

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Sembra un collettore per raccogliere acqua dalle strade, ma è completamente asciutto: forse ha smesso di adempiere alle sue funzioni.

 

Una tana fresca di coniglio selvatico è piazzata vicino al sentiero. Più sopra la specie è ben rappresentata, spiega Alfio.

 

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Quando stiamo per riporre le ottiche nello zaino, l’inatteso. Un coppia di saltimpalo fa bella mostra di sé, tra incolti e ortaglie in quel della Colombina. Specie di interesse e importanza, il saltimpalo: un tempo era comune, oggi è sempre più confinato. Non abbiamo foto dei volatili, quelle che seguono illustrano gli ambienti utilizzati qui alla Nava, anzi alla Colombina.

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Un invito per tutti a sbinocolare alla ricerca di questo bellissimo uccello. E a cercare di tutelare questi ritagli di verde parzialmente antropizzato. E, da ultimo, a tenerlo d’occhio: potrebbe riservare ulteriori sorprese.

 

Alla prossima

 

Matteo Barattieri

 





#20 dicembre 2008 – Tutto è bene…

21 12 2008

 

“Non può piovere per sempre”, la citazione dal film “Il corvo” è quasi d’obbligo, anche se le atmosfere nostrane rimandano poco o punto alle notazioni gotiche della pellicola di cui sopra. Dopo la pioggia, la tanta e quasi interminabile pioggia dei giorni scorsi, la nostra Nava è gonfia d’acqua.

 

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Le temperature alte per la stagione lasciano solo bave di brina qua e là.

 

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Nonostante il sole, tuttavia, ci siamo solo noi due – io e l’inossidabile Alfio Sala – lungo i sentieri. Altre presenze caratterizzano lo scenario di oggi: cacciatori e cani annessi. Visitatori per niente graditi: spari continui, cani in movimento ovunque, capanni in azione; per i poveri selvatici non c’è tregua. Problema mica da poco, sarà da affrontare prima o poi, e sarà dura, molto dura. Altra nota dolente: a impugnare le doppiette sono non pochi giovani.

 

Il panorama avifaunistico non offre molto oggi, nessuna novità particolare. Alfio dedica del tempo a tentativi fotografici. La luce di inizio giornata non è però delle migliori: il nostro abbandona temporaneamente velleità d’obiettivo.

 

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“Matteo non va in escursione, va a zonzo”, disse una volta Anna S., coordinatrice dei campi estivi CTIN-WWF, dove il sottoscritto opera da anni. Durante i campi a Innerbach (Sudtirolo), si va in escursione coi ragazzi (12-14 anni). Se sono io a comandare la giornata, le passeggiate durano moltissimo, interrotte da tante divagazioni. ”Andare a zonzo” non significa perdere tempo, significa invece appropriarsi in modo più forte di quanto ti circonda, essere sempre pronti a trovare motivi di interesse e a fare osservazioni, e saper cogliere l’inatteso.

Le occasioni non mancano mai. Mentre Alfio fa le sue prove fotografiche, trovo e immortalo questa bella tana di arvicola (o giù di lì): roba da manuale.

 

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La neve e l’acqua han gonfiato i boschi, e qualche pianta non ne è uscita indenne. Sono gli schianti, termine – ebbene sì – tecnico, del gergo dei forestali. Schianti: nello stesso tempo selezione imparziale nella massa vegetale e fonte di vita per tante specie, animali e non solo. Qualche albero, orcu diaul, cade dritto sul sentiero: un estemporaneo percorso a ostacoli mi fa scivolare, cavalletto e digitale nelle mani, sul ferretto fattosi palta.

 

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Non tutto il male viene per nuocere, la considerazione è del mio compagno di avventure: saranno tempi duri per i motocrossisti, altra genie che non amiamo.

Una poiana è ancora presente, offesa nella sua quotidiana attività da spari e cani. Le nuvole di fringuelli e peppole sono ancora in zona, si muovono secondo traiettorie ormai consuete. Come gli umani, anche gli animali sono spesso e volentieri costanti e abitudinari nel loro agire, aspetto che spesso aiuta gli osservatori.

 

Raggiungiamo l’ultimo punto di stazione; per arrivarci bisogna attraversare la Nava.

Il cavalletto del binocolo abbisogna di una resentada che elimini fanghiglia e aggregati. Il nostro finisce a bagno, un’immagine da lavandaie di qualche lustro fa.

 

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Nel frattempo, immortalo qualche impronta di roditore, nella spiaggia sulla riva del Torrente.

 

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All’ultimo punto, il dramma, piccolo se confrontato con tante sciagure dell’umana tragedia, ma fastidioso anziché no. La placca di raccordo che permette di agganciare la specola, per dirla con il Lario Lecchese, al treppiede non è più tra noi. Beh, agganciata alla buona in seguito a tormentate vicende, ha pensato bene di arricchire il paesaggio della Valle. Ripercorriamo l’ultimo tratto, senza successo veruno. A casa dovrei averne un’altra di scorta, spero: vedremo. Tripla scocciatura non poter usare per qualche tempo il cannocchiale.

 

Il ritorno ci fa scoprire un paio di resti di pasto: bucce di qualche bacca, come mostra la foto qui sotto, mangiata da un’arvicola. 

 

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A ulteriore conferma dell’identità del colpevole troviamo anche degli escrementi, tipicamente da piccolo roditore: dei cilindretti scuri. L’immagine che li ritrae è stata scattata successivamente, a casa, dopo averli fatti seccare, operazione che ha tolto ad alcuni un poco dell’aspetto originario.

 

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A pochi ghelli, un paio di borre parzialmente schiacciate fanno bella mostra di sé. Finiscono, ovvio, nella collezione del sottoscritto, insieme ai frammenti di gusci di cui sopra. Il termine “borra” indica una pallottola rigurgitata da molte specie di uccelli, in particolare rapaci ma non solo. La pallottola contiene le parti di cibo che l’animale non riesce a digerire. Gli uccelli non hanno denti e affini, di conseguenza ingurgitano tutto. Il cibo verrà triturato all’interno dell’apparato digerente. Ciò che non è digeribile sarà espulso e formerà la borra. All’interno di queste pallottole possiamo trovare di tutto: ossa, peli, piume, pezzi di scheletro di insetti…..

 

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Con buona probabilità, viste le dimensioni e l’aspetto untuoso, si tratta di tracce di allocco, tipico rapace notturno dei boschi.

 

Salutiamo la Valle della Nava. Alfio mi regala qualche gioiello: alcune penne di gallo forcello e una penna di astore, tutta roba di provenienza valtellinese. Porca vacca! Astore! Per fare contento un naturalista a volte bastano un paio di penne di quelle giuste. Ringrazio il bravo Alfio, anche per la compagnia.

 

A casa recupererò un placca di riserva per il cavalletto. “Tutto è bene….”.

 

Matteo Barattieri





#7 dicembre 2008 – Ghiaccio, brina, e considerazioni varie

7 12 2008

FOTO: Le foto di animali sono di Gaetano Nava, che ringraziamo. Non sono state scattate alla Nava ma alla Vasca Volano di Agrate Brianza, altro luogo di grande interesse.

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Oggi è dei nostri anche Alberto Confalonieri da Monza, compare del sottoscritto in tante sbinocolate. Temperature basse al nostro arrivo, brina sui prati e ghiaccio sulle pozze. Pochi i suoni: prima che i volatili inizino a emettere richiami e simili occorre che l’aria si scaldi un poco. Alla Colombina un rumore purtroppo abituale: il sonaglio applicato al collare di un cane da caccia. “…lo stesso della volta scorsa…”, commenta Alfio Sala. Al di là dell’ovvio fastidio per la presenza delle doppiette, val la pena spendere due parole per gli effetti che la ripetizione di situazioni può avere sui vostri rilevatori. Le nostre uscite toccano via via punti prefissati, distanti tra loro 500 metri, seguendo un protocollo individuato agli esperti negli anni. Partiamo sempre da monte per arrivare fino al punto in cui la Nava confluisce nella Molgoretta. Incrociare condizioni sempre uguali rischia di assuefare occhi e orecchie, che possono arrivare a segnare sul taccuino sempre le stesse specie. Non è pericolo da sottovalutare. Un trucco, in questi casi, è percorrere l’itinerario di rilevamento al contrario: una sorta di controllo interno. Cambiare invece l’ubicazione dei punti risulta in questo caso non ben praticabile, dal momento che ci troviamo a operare su una striscia di territorio, e non su una superficie a forma di poligono.

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Con questi pensieri, che da sempre accompagnano le mie uscite, punto via via binocolo e cannocchiale. Sorveglia l’area una poiana, non particolarmente disturbata dalle invero poche cornacchie; i corvidi sono soliti aggredire i rapaci, seguendo un comportamento ormai innato.

La foto di Gaetano Nava mostra un esemplare in volo.

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Le poiane in zona sono due, come accertato la volta scorsa. Trascorreranno qui, è molto probabile, l’intero inverno. Oggi non sono particolarmente mobili. Vita da rapaci, vien da dire. Per molti rappresentanti di questo gruppo di uccelli la vita è non poco grama: a aquile e poiane spesso tocca rimanere a digiuno per periodi anche prolungati (giorni e settimane). Ridurre gli spostamenti può rappresentare strategia adeguata alla bisogna.

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Si cammina tra pozzanghere coperte da croste di ghiaccio, dove il sole batte poco o punto, e tappeti, si fa per dire, di palta, dove un po’ calore è arrivato; a metà mattina un velo di guasc, per dirla in vernacolo, pennella i prati.

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Piaceri che rimandano a pagine dell’infanzia? Non solo: è anche rito, che si ripete, con gradita immutabilità, ogni inverno.

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Il contingente di fringuelli e peppole è ancora presente, anche se leggermente ridotto: alla fine conteremo circa 100-130 esemplari invece dei 200 e rotti della volta scorsa.

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L’immagine di Gaetano raffigura un bel maschio di fringuello.

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All’altezza di Cacciabuoi, qualche lavoro di sfoltimento ai danni di arbustame e erbe ha forse inciso sulla presenza di fringillidi, ipotizza Alfio. Poco attivi, oggi, gli odiati e sempre più anacronistici cacciatori. La presenza, però, di ben cinque capanni fa pensare che sarà mica facile annullare la loro frequentazione in zona. Vedaremm.

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In corrispondenza di un ponticello sulla Nava, un pettirosso svolazza sulle rive. Vorrà mica tuffarsi, vien da chiedersi? In realtà è irritato dalla vicinanza di un conspecifico, che viene poi fatto sloggiare come si deve.

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Risaliamo il versante idrografico sinistro. Un evonimo offre caratteristica nota di colore rossastro.

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L’italiano più colloquiale lo chiama berretta da prete, dalla forma dei frutti, il dialetto legn quadar, dalla sezione poco convenzionale del fusto.

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Arriviamo poco lontano da Ossola. I frutti di un melo sono stati parzialmente aggrediti da beccate, molto probabilmente di cince.

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Qui in zona, un nido di gazza.

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Si fa tardi, il rientro è un poco precipitoso: Alberto deve avviarsi verso casa. Intanto, io e Alfio pensiamo a prossime attività, su tutto il conteggio dei nidi di corvidi. Ma questa è un’altra storia.

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Alla prossima, Valle della Nava.

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Matteo Barattieri





#Appunti dalla Valle della Nava – 29 novembre 2008

30 11 2008

Decido di mettere in pratica quello che mi frulla nella testa da qualche giorno, cioè dalla prima nevicata: un giro in Valle per respirare l’atmosfera e la tranquillità della neve.

Mi piace usare il termine “Valle” perché ormai sento che si sta creando un legame tra me e la Nava, anche se abito in zona da una dozzina di anni e qui non sono nato.

Ormai c’è una sorta di appartenenza, specie in un pomeriggio quasi plumbeo che preannuncia pioggia, ma che regala un’atmosfera di campagna antica.

Da assaporare da soli, per cogliere in pieno la simbiosi con l’ambiente, come i vecchi contadini che vagavano con un vecchio ombrello, nel terreno spoglio, dopo il raccolto.

Torno alla brusca realtà, quando vedo che i soliti imbecilli, certo non animati dai sentimenti di cui sopra, hanno scaricato del lerciume con un trattore, viste le tracce lasciate. Eppure a Casatenovo c’è una buona discarica!

Purtroppo in alcuni casi Dio li fa scemi e se ne libera subito, mandandoli sulla Terra!

Tiremm innanz…

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Neve nella Valle della Nava

Neve nella Valle della Nava

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La neve non è più compatta, anzi affiorano macchie di fango e sterpi: se ne perde certo visivamente, ma il piacere di sguazzarci dentro con gli stivali, non è accompagnato dalle remore di intaccare il manto candido.

Noto che fortunatamente, in questo caso, l’agricoltura moderna lascia sul terreno molte fonti di cibo per gli abitanti della Valle: semi di mais, pezzi di pannocchie e molte pannocchie intere.

Ci sono tracce di FAGIANO (Phasianus colchicus), che dalla boscaglia vanno appunto alle pannocchie aperte.

Vado dove ci sono i semi graditi ai FRINGUELLI e soprattutto alle PEPPOLE (Fringilla montifringilla), non mi aspetto di trovarne molti, infatti c’è solo un bel maschio (è notevole la variabilità del piumaggio, probabilmente in base all’età) e un paio di femmine.

Sono le 16 e tutto diventa sempre più grigio, è ora di rientrare.

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P.S. alcune note più scientifiche:

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diverse CINCIARELLE (Parus caeruleus) e un paio di CINCIALLEGRE (Parus major)

un gruppetto di CODIBUGNOLI (Aegithalos caudatus), un PICCHIO MURATORE (Sitta europaea), due REGOLI (Regulus regulus) oltre ai soliti PETTIROSSI, SCRICCIOLI e ,rari, MERLI.

le PASSERE SCOPAIOLE (Prunella modularis) sono presenti in numero discreto.

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Alfio Sala

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#Appunti dalla Valle della Nava – uscita 23 novembre 2008

23 11 2008


23 novembre 2008 Muntanej e altre schegge d’inverno

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Assente – giustificata? mah…. più di tutto poté, forse, il freddo, molto temuto dalla nostra – la prof. Farina, ci troviamo in due: io e Alfio Sala. La volta scorsa, potremmo dire, abbiam fatto per scherzare. Oggi si fa sul serio: un censimento come si deve, come fanno quelli veri. Quelli veri? Mah, vedo Alfio senza binocolo e senza specola. “...’na ciapa pü da ratt…”, verrebbe da dire, usando il sempre funzionale vernacolo. Prima dell’uscita di oggi ho individuato i punti di ascolto: il termine indica quei luoghi in cui ci fermeremo per 10 minuti, segnando tutte le specie che individuiamo. In tutto saranno 6, distanziati di circa 500 metri l’uno dall’altro.

La Brianza Casatese offre del suo meglio; a dispetto di previsioni apocalittiche, non fa nemmeno poi così freddo: poca la brina sui prati.

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Non mi aspetto molto: la monotonia del luogo non permette grande varietà, almeno a livello di pennuti. Non è tutto. Sono stato qui già altre volte; in ogni occasione, però, non ho avuto la possibilità di sentire una vera appartenenza nei confronti di questo luogo. Non è elemento trascurabile: ci attende un’operazione lunga, un’annata di uscite non è poco. In questi casi è ingrediente decisivo sentire come propri il terreno che si calpesta, le pozzanghere in cui si affonda, la chiazza di alberi là davanti, quell’albero storto che ci permette di orientarci….. Le altre volte, alla fine si trattava di scampagnate. La natura, anche i pochi ritagli rimasti in un’area a forte presenza umana, richiede tempi e attenzioni diversi e particolari. Richiede i ritmi che sono propri ad essa e a chi ne ascolta il respiro, in una simbiosi mentale e fisica. Per il sottoscritto – ma penso valga per altri e per molti altri ambiti – è molto importante la frequentazione ripetuta, e il riuscire ad orientarsi in modo completo in un luogo. “Mettere in carta, mi raccomando…”, così ci inculcavano ai tempi dell’Università. Insomma: ad ogni passo bisogna sapere perfettamente dove ci si trova, per registrare dati e sentirsi in sintonia col circostante.

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Finita la psicologia da quatar ghej, veniamo alla Nava. Al primo punto si fa vivo un rampichino, animale sempre affascinante: parrebbe più farfalla che uccello, per le dimensioni e la forma. Poco simpatico per i fotografi – Alfio ne sa qualcosa –, è difficile da inquadrare con l’obbiettivo. Ma queste sono altre storie.

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Inizio a capire perché Alfio non porta il binocolo: non gli serve. Riesce ad individuare tutto ciò che si muove nel raggio di decine di metri. E, diavolo di un casatese, ne descrive anche i dettagli.

Muntanej!”, esclama ad un certo punto. “Muntanej”, confermo, puntando il binocolo. Era quello che mi aspettavo dall’uscita di oggi: le peppole, per dirla in italico idioma. Si muovono, lo vuole la convenzione, insieme ai fringuelli, dei quali sono parenti stretti. Ma quanti/e sono? Alcuni individui partono dalle stoppie, schegge alate, per andare sugli alberi vicini. Altri fanno il contrario. All’altezza di Cacciabuoi notiamo che si nutrono su queste erbe, traendo energie dai semi, probabilmente.

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All’altezza di Cascina Bracchi, nei campi, peppole e fringuelli divengono nuvole. Una cinquantina in tutto, stimo prudentemente. Le pannocchie sono chiuse, cosa troveranno sul granturco da mangiare? Sta di fatto che si muovono molto volentieri tra le piante ancora in piedi.

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L’ultimo punto si trova al termine della Valle, poco lontano dalla strada. Qui troviamo, sorpresa poco gradita, alcuni personaggi che giocano – bardati che il Vietnam era niente al confronto – alla guerra simulata. Non vado oltre nel toccare queste miserie umane: partiranno segnalazioni per le autorità competenti.

Sta di fatto che ci tocca rientrare. Ritroviamo la nuvola di peppole e fringuelli: sono tanti, almeno 150 circa in tutto. Bagaj, è l’inverno; le peppole sono da noi visitatori della stagione fredda, dal Nord. Quest’anno se ne vedono un po’ dappertutto, per la gioia degli inanellatori. Aggiorno i numeri, con rigore da contabile. Sul taccuino durante il rientro vanno a comparire anche una passera scopaiola e un tordo bottaccio, altre presenze invernali per le nostre lande.

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A presto, Valle della Nava.

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Matteo Barattieri

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#Appunti dalla Valle della Nava: uscita del 25 ottobre 2008

1 11 2008

Un breve resoconto, per quanto riguarda l’avifauna, del sopraluogo di sabato 25 ottobre 2008.

Il pomeriggio riservato a questa uscita, ci regala un sole splendido e temperature assolutamente impensabili per questo periodo.

Il bosco è veramente asciutto, i colori dell’autunno sembrano ancora lontani, ma non dobbiamo farci ingannare: qualche giornata brutta e tutto ritornerà alla normalità della stagione.

Per ora, a ricordarci che siamo a fine ottobre, ci aiuta la presenza diffusa dei Chiodini (Armillaria mellea ), alcuni giovani, ma molti ormai “passati”.

Incontriamo, per altro, diverse farfalle e due esemplari di Mantide religiosa.

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Le presenze ornitologiche sono le seguenti :

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PETTIROSSO  (Erithacus rubecula )  ovunque fa sentire la sua presenza in modo canoro e visivo.

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REGOLO (Regulus regulus) in prossimità di Ossola, assiste incuriosito al ricorrersi di 3 Pettirossi.

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SCRICCIOLO (Troglodytes troglodytes) sia nel bosco sia su un sambuco presso Ossola

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FRINGUELLO (Fringilla coelebs)  numerosi branchetti

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VERDONE (Carduelis chloris) alcuni in volo

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CARDELLINO (Carduelis carduelis)

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CORNACCHIA GRIGIA (Corvus corone cornix)

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PICCHIO VERDE (Picus viridis)

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PICCHIO ROSSO MAGGIORE (Dendrocopos major)

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PICCHIO MURATORE (Sitta europaea) al canto

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PASSERA MATTUGIA  (Passer montanus) e PASSERA D’ITALIA (Passer domesticus italiae) presso  la cascina di Ossola.

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Il corso della Nava

Il corso della Nava

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A parte riporto queste note .

Nel nostro giro siamo incappati in 2 appostamenti fissi per la caccia, in particolare ci siamo soffermati presso quello contrassegnato dal n. 30777, sempre in prossimità di Ossola.

Abbiamo, per così dire, censito gli abbattimenti in base alle “spiumate”:

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TORDO BOTTACCIO ( Turdus philomelos) numerosi

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MERLO (Turdus merula)

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E fin qui, se non altro, siamo nella legalità, ma poi le note dolenti:

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FRINGUELLO (fringilla coelebs) diversi abbattimenti, qualcuno può dirci se da quest’anno è tornato cacciabile ?

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Senza dubbio l’abbattimento, da noi verificato in base alle piume, di un VERDONE (Carduelis chloris) e di un FROSONE (Coccothraestus coccothraestus), ci risultano illegali.

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Molte anche le spiumate di PICCIONE sspp., per la serie “si spara a tutto ciò che vola”.

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Altro incontro: due cacciatori esibivano le prede, un FAGIANO (Phasianus colchicus) maschio e una coppia di GERMANO REALE (Anas platyrhinchos).

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Alfio Sala

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