#Maggio – giugno 2009 Panigada, farfalle e un nido nascosto

7 06 2009

24 maggio 2009. Avevo marcato visita nella precedente occasione: impegni mi avevano tenuto lontano dalla Nava. Aveva pensato Alfio a coprire il turno di censimento, con la consueta bravura. La raccolta di dati non subisce così nessuna interruzione, per la gioia della prof. Farina, anche oggi peraltro assente.

Lungo il primo tratto di sentiero che ci porta giù alla Valle, scopriamo la curiosa presenza di alberi di faggio. Si tratta, va da sé, di roba messa in posto da mani di giardinieri, non certo di piante spontanee. Nelle foto sono ritratte le foglie.

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Dopo un mese di assenza, la Valle ha preso un volto nuovo. La vegetazione è nel pieno della sua attività. In più punti il sentiero è ammantato di verde. Tipiche immagini dell’estate ormai incipiente.

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La panigada (i fiori del sambuco, per i non-autoctoni) e l’aria ferma rimandano a atmosfere dell’infanzia.

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A quegli istanti immediatamente a ridosso della fine della scuola, carichi di promesse. A quell’ozio fatto di suoni – le campane vicine, che d’estate sembravano essere più udibili rispetto al resto dell’anno, o il canto del merlo –, di scoperte sulla riva di un torrente o al margine di un bosco. A quel senso di libertà, tra Mark Twain e Astrid Lindgren.

La cronaca delle osservazioni è alquanto scarna. Non ci sono particolari sussulti. Se il reparto ornitologico langue, ci pensa il settore entomologia a fornire materiale. Come l’intera, o quasi, area padana, dal Vercellese fino a Trieste, anche la Nava è investita dalla migrazione della Vanessa del Cardo (Vanessa cardui). Le foto non sono delle migliori, è quanto di meglio (o di peggio) può offrire il sottoscritto.

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Alcuni esperti spiegano che una migrazione di così grande portata non si vedeva da decenni. Dopo essere nate in Nord Africa, le farfalle prendono la via dell’Europa. Qualcuno ha provato a fare una stima. Il numero degli esemplari che sono passati è da vertigini: si arriva a diversi milioni al giorno. Nel corso della settimana appena trascorsa il fenomeno si è a poco a poco attenuato.

Il fenomeno non sorprenda. La natura sa il fatto suo, come dice Barry Commoner nel suo “Il cerchio da chiudere”, libro-manifesto dell’ambientalismo. Riprodursi in Africa per poi portarsi in Europa permette di utilizzare due diverse aree dove procurarsi il cibo, senza intasare un solo spazio.

 Alla Colombina, una sorpresa: il canto di una tortora selvatica, specie alquanto pregiata. Non per altro: risulta in calo generale.

Il 7 giugno 2009 ci ritroviamo. Qualche nube di troppo suscita un pizzico di brivido. Le condizioni meteo rimangono alla fine stabili e permettono di operare al meglio. Al solito, poche novità da segnare sul quaderno di campo. I cantori – ovvero gli uccelli in canto – sono al loro posto, il solito. In sede di elaborazione dati sarà una passeggiata, o quasi, definire in modo abbastanza precisa consistenza (leggi numero di individui) e localizzazione dei vari nidificanti.

Alla Colombina è ancora presente la tortora selvatica.

Una classica spiumata ci accoglie nella prima parte dell’uscita. È con buona probabilità di una cinciallegra giovane. Come si nota dalla foto, le penne sono ancora in parte chiuse nell’astuccio. Nelle prime fasi della loro vita, gli uccelli hanno le penne chiuse in un tubicino, che a poco a poco si apre e si rompe per farle uscire.

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Le farfalle sono ancora presenti in grande numero. Alfio, andando a memoria, non ricorda situazioni simili nel passato. La migrazione è ancora in pieno svolgimento? La prof Farina ci illumini. Per lei anche queste due foto: ritraggono due coleotteri, che attribuirei alla famiglia dei cerambicidi. Attendiamo lumi dalla nostra entomologa.

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Il censimento per oggi è finito. Possiamo dedicare del tempo al nido di poiana da noi scoperto a Casatenovo qualche tempo fa. Inutile aspettarsi che vi diciamo dove è ubicato; nemmeno sotto tortura… Unico particolare curioso: si trova in una zona non propriamente defilata. A pochi ghelli corre un sentiero, campi coltivati sono localizzati appena fuori dal bosco. Utilizzando il sentiero – se non ci fosse, non oseremmo certo avvicinarci, come vogliono etica e buon senso –, ci portiamo in zona. Se Alfio spera nella foto, al sottoscritto, tra scienza e feticismo, interessa trovare qualche traccia dei rapaci: borre, resti di pasto, penne. Sul terreno e sulle foglie degli arbusti delle schiazzate biancastre: “deiezioni”, come le definisce l’Alfio con un tocco scientifico e una punta di stile. Nei rapaci, gli escrementi sono tipicamente liquidi. Se ci trovassimo sotto il nido nei momenti cruciali verremmo investiti da docce di urea e altre sostanze di rifiuto. Le raccolgo per la collezione.

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Per dirla tutta, non si tratta di un vero e proprio ripiego in mancanza di meglio. Fatte di poiana mica si trovano tutti i giorni. Purtroppo c’è solo quello; anche attente perlustrazioni non danno risultati migliori.

Un grazie a Paul Tout e a Giacomo Assandri della lista EBN – Italia per le preziosi informazioni sulle Vanesse del Cardo.

Matteo Barattieri





#Ma sarà normale tagliare i boschi così?

4 04 2009

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Nei giorni scorsi, durante i nostri usuali sopralluoghi sul territorio, siamo incappati in due fenomeni di degrado che ci è parso utile segnalare all’amministrazione comunale di Casatenovo per mezzo della lettera riportata di seguito e indirizzata all’ufficio relazioni con il pubblico. Se l’abbandono di rifiuti e materiali inerti è, ahinoi, una cattiva abitudine che in Brianza rileviamo sempre più frequentemente, il taglio “a raso” del bosco è meno frequente e desta più di qualche perplessità. Attenderemo con fiducia le risposte degli uffici competenti.

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Gentile Ufficio Relazioni con il Pubblico,

la nostra associazione, quale ente che opera per la tutela e la valorizzazione del territorio, vuole sottoporre all’attenzione dell’amministrazione la presenza di due fenomeni di degrado presenti sul territorio, che abbiamo avuto modo di rilevare durante i nostri sopralluoghi.

Il primo fenomeno è legato al taglio del bosco. Lungo via San Biagio, poco dopo la località Cacciabuoi, è stata operata una drastica riduzione della copertura arborea e arbustiva presente: dove prima c’era bosco, è stata lasciata la sola terra nuda. Si vedano l’immagine 1 e 2 in allegato per verificare le condizioni del luogo prima e dopo il taglio.

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prima del taglio...

prima del taglio...

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...dopo il taglio.

...dopo il taglio.


Ci chiediamo se tale comportamento sia tecnicamente e giuridicamente corretto. Cosa prevede il Piano di Indirizzo Forsetale? A quale tipo di normativa si devono attenere i privati che posseggono aree a bosco? Nel caso, quali controlli e quali sanzioni verranno applicate?

Sempre nella stessa area inoltre abbiamo rilevato una discarica di materiali inerti (rif. Immagini n° 3 e 4). Anche a questo riferimento ci chiediamo a chi tocchi rimuovere il materiale dal terreno, quali controlli verranno effettuati e quali sanzioni eventualmente applicate.

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Materiali inerti scaricati a bordo di Via San Biagio

Materiali inerti scaricati al bordo di Via San Biagio

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Attendiamo un Vostro riscontro.

Vi ringraziamo dell’attenzione e porgiamo i nostri più cordiali saluti.

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Associazione “Gruppo Valle della Nava”

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#Febbraio 2009 – 1 marzo 2009 Dall’inverno alla primavera

1 03 2009

Ci sono tanti modi per marcare il passaggio delle stagioni. C’è chi poeticamente ne cerca i segnali nelle luci che accompagnano le giornate. Altri, in modo più canonico, guardano tra le fronde degli alberi, per avvertire la presenza di gemme e affini, oppure puntano lo sguardo verso il terreno, individuando i primi fiori che sbocciano mentre sulle piante non sono ancora arrivate le foglie. Per il sottoscritto lo stacco netto tra le due parti dell’anno è rappresentato dal primo canto di fringuello, che puntuale cade, nelle nostre lande, a metà febbraio.

 

L’1 febbraio 2009 è ancora inverno tuttavia: alla Nava ci accoglie una nevicata. Mica ci blocchiamo per così poco io e l’Alfio Sala. La Valle non appare assonnata, né il paesaggio è ovattato come vorrebbero triti stereotipi. Mancano presenze umane, ma gli ospiti abituali sono tra noi. Non tutti, però, ipotizza Alfio: la gran parte dei fringillidi – e, more solito, i passeri – si sarebbero spostati in cima alle pendici della Valle, in cerca di luoghi più confortevoli e più ricchi di cibo, leggi giardini e cortili. Scopriremo in realtà che fringuelli e peppole sono ancora fedeli alla Nava, li troveremo concentrati nei settori meridionali. Picchi, merli, pettirossi, scriccioli: l’appello è più o meno completo.

 

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 I fiocchi di neve cominciano a tingere il suolo e ci permettono di riconoscere molto bene le tane dei roditori. Ne contiamo diverse, specie nella metà settentrionale della Valle.

 

 

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Le temperature meno rigide dei giorni precedenti hanno favorito l’attività delle arvicole e dei loro parenti più stretti. Non solo. Lungo il sentiero è tutto un fiorire di trame innevate: i fiocchi svelano una lunga teoria di ragnatele, altrimenti quasi invisibili. Anche azzardare un conteggio sarebbe inutile: sono tantissime, e dappertutto. Freno immediatamente qualsiasi velleità da fotografo. Alfio mastica più di me – ci vuol poco –, nel settore; purtroppo non si è munito dell’attrezzatura adeguata. Conserveremo però queste immagini nella memoria. Ma quanti sono i ragni della Nava? Ecco un ambito su cui indagare, a trovare un entomologo ragnista… Non sono molti gli specialisti esperti di questi animali: aracnofobia diffusa? Ai posteri…. Il problema è che non ci si può improvvisare. Provate a consultare un manuale di riconoscimento. Vi accorgerete di quanto è complesso distinguere le varie specie: occorre osservare non pochi dettagli. In attesa di trovare personaggi adeguati al compito (e desiderosi di darci una mano), continuiamo con il censimento di oggi. Individuiamo un gheppio: il piccolo falco non è specie propriamente boschiva, ma gli spazi aperti nel fondovalle possono favorirne la presenza, soprattutto d’inverno, quando il granturco non ha ancora preso il sopravvento su (quasi) l’intero soprassuolo. Senza dubbio per il gheppio non mancano le risorse alimentari, ovvero i piccoli roditori (vedi sopra): qui sotto altre tane.

 

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Non c’è proprio nessuno qui alla Nava, oggi. Come diceva il buon Felipe (è un soprannome), compagno di tante partite a pallone al Parco di Monza e oggi ritiratosi (almeno così sembra) dallo sport attivo, in questi casi “…o siamo scemi noi o sono scemi loro…”. La frase risale ad un pomeriggio al Parco in cui ci trovammo – orca vacca, si parla di decenni fa… – in due sui prati e improvvisammo un allenamento sotto una pioggia battente: nessuno degli altri frequentatori abituali aveva sfidato le avversità meteo.

 

Nei punti più freddi la neve era rimasta sul terreno. L’effetto cromatico non è male, più affascinante è schiacciare questa mistura neve vecchia-nuova, sembra di calpestare dello zucchero.

 

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Beh, a dire il vero siamo nell’ambito dei classici divertimenti da bagaitt, per dirla più precisamente.

 

Venendo a cose più scientifiche, qualcuno potrebbe chiedersi se le condizioni avverse possano pregiudicare la riuscita del lavoro di campo. Beh, in effetti, ideale sarebbe avere situazioni più favorevoli. Ma tant’è: dobbiamo arrangiarci con quanto passa il convento. Confrontando i dati raccolti fin qui con quelli di oggi, non notiamo differenze significative. Potremmo essere in qualche modo condizionati e quindi inclini a censire le stesse cose? Potremmo, potremmo…. Il fatto però di essere in due permette i controllarsi a vicenda. E l’Alfio è sempre senza binocolo….. Un grande…

 

Il binocolo non serve per individuare questa spiumata. È quello che rimane di una tortora dal collare.

 

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Il colpevole? Un allocco, molto probabilmente.

 

Ogni volta notiamo dettagli nuovi. Questa condotta raccoglie acqua: da dove?

 

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Individuiamo anche dei cunicoli: potrebbero essere spunti per nuove osservazioni, o per l’uscita aperta al pubblico del 15 febbraio. Vedaremm…

 

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Il 15 febbraio 2009 ci raggiunge Rosella Caccia da Ornago. È una mia vecchia conoscenza, recuperata in tempi recenti e in circostanze inattese. Rosella è una naturalista: tesi su rettili e compagna cantante, se non ricordo male. In buona sostanza, prende il posto di una Laura Farina ormai latitante cronica. Ha scelto bene la fanciulla, Rosella minga Laura: c’è un bel sole in quel di Casatenovo oggi.

Salendo in bici, a Villasanta mi accoglie il primo canto di fringuello di quest’anno: l’emissione sonora, per usare vocabolario da tecnici del settore, è già ben definita. Anche al punto di ritrovo sentiamo un fringuello in canto. Brilla il sole, ma le temperature sono basse. Solo qualche accenno di brina su prati e campi: l’aria è secca.

 

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Mentre l’Alfio tenta di scattare qualche foto, la nostra ospite prova a impratichirsi su riconoscimento e osservazione di volatili.

 

 

 

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 Cerchiamo di darle una mano, per quanto la concentrazione sul censimento ci permette. “Si arrangi un poco” – vien da dire – “del resto, abbiam cominciato tutti così, seguendo altri più dirozzati e carpendo informazioni e segreti….” Alfio, più gentile, abbozza brevi lezioni qua e là, il sottoscritto cerca invece di non perdere nessuna informazione utile al nostro operato.

 

Cosa ci fanno degli aironi qui? Ne troviamo 3 in zona Colombina. Apriamo l’ennesima divagazione. Adoro divagare: i quatar gatt che leggono queste righe spero apprezzino. L’airone cenerino ha nel settore padano una delle aree a più alta concentrazione nell’intera Europa. Motivo: le risaie e gli altri ambienti affini, che forniscono cibo in quantità. Dai settori di pianura la specie si sta espandendo. Da qualche anno si riproduce in area lariana. In Valsassina è presente una garzaia, ovvero un condominio di nidi. Non stupisce che nel loro vagare si vadano a posare anche sui prati della Valle della Nava. Qui magari possono trovare insetti o altro di cui cibarsi.

È verso gli aironi che Alfio punta il suo obbiettivo.

 

Un mistero risolto. È il caso di fare qualche passo indietro. Sin dalla prima uscita ci ha colpito un curioso dettaglio.

 

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La foto (datata 20 dicembre 2008) mostra una sorta di quadrilatero: ne compongono il perimetro aceri e carpini. Chi diavolo li ha piantati qui in quel modo? “Ha quasi l’aspetto di un roccolo sui generis”, ci troviamo a commentare in due. È, va da sé, mera ipotesi. Il mistero non verrà mai risolto fino a oggi.

Il 18 gennaio 2009 metà delle piante risultava abbattuta (vedi qui sotto).

 

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Oggi, giunti sul posto, troviamo che qualcuno ha fatto strame delle restanti, e malcapitate, piante. Parole e musica di motoseghe e accette.

 

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Un po’ dispiace: ero affezionato a questo angolo di Nava. Un personaggio del luogo è incuriosito dalle nostre ottiche. Mi defilo all’inglese. Intuisco già il tipo: un ‘tacabuttun che è meglio stare alla larga. Misantropia? Nossignori: l’esigenza di concentrarsi sull’attività. E poi… e poi proprio adesso che un canto strano fende l’aria. L’Alfio, più accomodante, scambia quattro chiacchiere con l’improvvisato interlocutore.

Chi diavolo è che canta così? È del gruppo dei luì? Parrebbe, in un primo momento. Una serie di ragionamenti ci portano alle cinciallegre. Questa specie ha una varietà impressionante di emissioni canore. Dice: “come fai a essere sicuro?”. Beh, da un lato ci si basa su tonalità e volume, e sulla presenza di qualche nota attribuibile alla specie, dall’altro lato si usano intuito e buon senso. Magari le prossime volte indagheremo più a fondo. Se si tratta di una variazione individuale – leggi un soggetto, anzi sono in due, che canta in modo anomalo –, non è improbabile che ripeta le sue esibizioni sulla stessa falsariga.

Oggi le condizioni sono un poco spiazzanti per i censitori. Siamo in un momento di passaggio dall’inverno alla primavera/estate. Cominciano i primi (tentativi di) canti: occorre che l’orecchio si abitui. All’inizio non è facile, anzi risulta quasi fastidioso riadattarsi a condizioni che si ripetono, in realtà, ogni anno.

 

 

E le architetture, disemm inscì, vegetali? Eh, l’autoctono di cui sopra ha raccontato ad Alfio che sono state opera di un florovivaista casatese. Pensava di poter poi rivendere le piante. Divenute ormai invendibili, han subito sorte empia e ria. 

 

Qualcuno, sicuramente, vorrebbe qualche avvisaglia di primavera più canonica e meglio individuabile. Insomma qualcosa che non sia l’evanescente canto del fringuello, ostico per chi non mastica del settore. Eccovi accontentati: primule e campanellini.

 

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I campanellini piacciono molto ad Alfio, che non manca mai di citarli nel corso delle nostre uscite. Ci si aspetterebbe che il nostro dia motore a otturatore e obbiettivo. Fotografi, gente strana: le condizioni non sono ancora ottimali per mettere in saccoccia qualche istantanea. A me interessa il documento, ergo…..

 

 

 

Di mistero in mistero. In alcuni punti troviamo strani resti: dei peli bianchi. La foto mostra una particolare concentrazione. Coniglio selvatico? Mah….

 

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Più facile è decifrare questi escrementi, che attribuiamo alla volpe.

 

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Un’altra spiumata, ancora un tortora dal collare nella parte della vittima.

 

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Salutiamo la nostra ospite di oggi, che aspettiamo per altre puntate. E i fringuelli? Curioso: per tutta la mattina non han mai cantato in Valle.

 

Finisce qui? No, c’è anche il pomeriggio, per l’uscita organizzata dal gruppo. Alfio mi ospita – ancora grazie – a casa sua, nell’attesa dell’escursione.

Ci sarà qualcuno? Le nostre previsioni parlano di 2-3 persone. Non è solo un’applicazione estemporanea, e sui generis, della danese Janteloven (legge di Jante). Si tratta di regole (teorizzate da un conterraneo di Andersen e dei fratelli Laudrup), che fanno dello scetticismo freddo e senza particolare attese uno dei punti fermi su cui il popolo nordico baserebbe la propria esistenza. Non siamo soltanto dalle parti del più ruspante e italiota, e trapattoniano, “non dir gatto…”. In realtà sotto sotto speriamo non ci sia nessuno per poter effettuare con calma adeguata alla bisogna il conteggio dei nidi di corvidi.

 

Mai dubitare dell’abilità, quasi pervasiva, di Alfio (Sironi) e accoliti nel raccogliere adesioni. Alla Colombina troviamo decine e decine di persone.

All’opera, quindi.

Non pochi ottimisti han portato il binocolo. Cerco di freddarne velleità da birdwatcher. La Nava non offre in realtà moltissimo. La monotonia del paesaggio è la principale imputata. Mica demordono i convenuti. Fortuna vuole che subito all’inizio facciano la loro comparsa una poiana e, successivamente, uno degli aironi di questa mattina. Tanto basta per vivacizzare il pomeriggio, e rendere contenti i nostri momentanei adepti. Punto il cannocchiale, a beneficio del pubblico, verso le peppole. Non per tutti è però facile individuarne i caratteri.

Su un prato troviamo altri resti, qui fotografati.

 

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Coniglio? Il cadavere è rivoltato come un guanto. A far questi mestieri è in genere la poiana. Mah…

 

Per la gioia di Alfio il capo, Sironi per l’anagrafe, l’uscita riesce. I partecipanti ci salutano soddisfatti.

 

 

 

1 marzo 2009. Rieccoci alla Nava: Rosella non si è fatta viva, la prof – Laura Farina, sempre per l’anagrafe – è per l’ennesima fiata assente. Giustificata, pare, da motivi di salute.

 

Cielo coperto, oggi. Sentiremo il canto dei fringuelli? Veniamo, io e l’Alfio, accontentati immediatamente. Non sono gli unici che udiamo oggi. “Chi è che riesce a contare i pettirossi qui?”, esclama Alfio alle prime battute.

 

 

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Il censimento assume caratteri classici da MITO. È quest’ultimo il Monitoraggio ITaliano Ornitologico, un progetto, ideato e coordinato dai miei compari di Fauna Viva, che ha l’obbiettivo di lavorare soprattutto sulle specie più comuni. Le uscite sono concentrate nel periodo riproduttivo, il riconoscimento avviene quindi fondamentalmente al canto.

 

Chiusa l’ennesima divagazione, sottolineerei, appunto, l’intensa attività canora di oggi: scriccioli, pettirossi, fringuelli, cince varie, verdone (pochi..), merlo.

E le peppole? Ormai dovrebbero aver abbandonato le lande casatesi per il nord. Un paio di richiami ci dicono che qualcuna è ancora qui.

 

Lavori nei boschi: la stagione per il taglio degli alberi vive le ultime settimane. All’opera sono, nella foto, i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, sempre attivi nel campo del volontariato. Il ricavato del loro lavoro di oggi andrà a sostenere progetti in America Latina.

 

 

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Poco attivo oggi è il picchio muratore, qui vediamo un esemplare in una foto di Edoardo Viganò.

 

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Il suo richiamo si ode solo in una occasione.

 

Gli allocchi, o chi per loro, han pasteggiato mica poco. Troviamo un paio di spiumate.

 

 

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Le vittime sono, ahiloro, dei piccioni. I punti in cui si rinvengono queste tracce sono sempre più o meno gli stessi. Possiamo ipotizzare la presenza di un paio di territori di allocco: notizie che verranno utili per future uscite notturne.

 

C’è ancora un poco di ghiaccio.

 

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Le peppole, scopriamo, non han lasciato la Nava in massa. Tutt’altro: 70-80 esemplari sono posati sugli alberi, nel settore meridionale della Valle.

 

Salutiamo i ragazzi del Mato Grosso, mentre la pioggia comincia a cadere più forte. Alla prossima, Valle Nava.

 

Matteo Barattieri

 





#18 gennaio 2009 Nella neve, nella pioggia, nel (quasi) deserto

18 01 2009

Non inizia nel migliore dei modi: piove, porca sidela. E mica debolmente. Rapido consulto con Alfio (Sala). Un censimento ornitologico richiederebbe condizioni di tempo il più possibile favorevoli. La pioggia non è il massimo; il pensiero va subito a, in ordine sparso, quaderno di campo bagnato, ottiche inumidite e magari danneggiate, ma soprattutto alla difficile visibilità. Alla fine decidiamo di uscire lo stesso, sperando in una sorte un poco più propizia.

 

La pioggia diviene meno battente, mentre sul terreno c’è ancora molta neve.

 

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Il manto è ancora bello compatto: vita grama per i pennuti. Molti si sono spostati più sopra, verso giardini e abitazioni, dove procurarsi cibo risulta un poco più semplice. Qua e là troviamo della terra e delle foglie smossi all’attività frenetica di merli e affini.

 

Nessun umano si è avventurato da queste parti, oggi; fino al termine della giornata non incontreremo anima viva. Unica eccezione, i soliti quattro imbecilli del motocross, che fanno strame del silenzio in lontananza.

 

Le pagine del quaderno di campo languono, registrando un quasi deserto ornitologico: qualche cornacchia, qualche manciata di fringuelli, le solite cince… Il pettirosso non degna quasi della sua firma la cronaca della mattinata; il rampichino è oggi lontano o, più probabile, è ospite silente della Valle. Anche il tambureggiare dei picchi subisce oggi un netto calo. Causa prima, molto probabilmente, le condizioni meteo: emettere suoni e richiami costa energie, che è meglio dedicare alla ricerca di materia per l’alimentazione. Tutto ciò pregiudica in parte l’opera dei vostri rilevatori.

 

Le due poiane sono invece sempre qui, con l’immancabile codazzo di cornacchie.

 

Alfio ogni tanto indica nidi che altre volte non abbiamo visto: materia per future uscite. Uno in particolare merita una breve divagazione. Si trova in zona Colombina; un’immagine, pessima, è riportata qui sotto.

 

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Ad Alfio farebbe pensare al rifugio di uno scoiattolo. La posizione addossata al tronco deporrebbe a favore di questa ipotesi, la forma un po’ meno: lo scoiattolo costruisce rifugi più a sfera. La costruzione è fatta da ramoscelli, il che potrebbe funzionare per l’ipotesi scoiattolo. La luce è quella che è: indagheremo più avanti.

Corriamo via rapidi di punto in punto, la pioggia lascia spesso delle tregue; mej fidass minga, però.

Non molte le tracce sulla neve. Si tratta soprattutto di pedate e di orme di cane. Poco invece è opera di animali selvatici.

 

Una pista attira la nostra attenzione. Analizziamola. L’animale è passato sotto il vicino ponte, macchiandosi le zampe di palta. L’andatura è a salti: le orme sono distribuite a due a due.

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Un mustelide, con buona probabilità. Il guanto e il dito ci fanno da scala. 

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 Ogni impronta è lunga 4,5 – 5 cm, la distanza tra le coppie di impronte è pari a circa 25 cm. Quest’ultimo dato è significativo fino ad un certo punto, più diagnostica è la lunghezza della singola impronta: da un confronto con i sacri tesi (in particolare Bouchner “impariamo a conoscere le tracce degli animali”, De Agostini, 1983) possiamo attribuire le tracce alla faina o alla martora. La donnola ha impronta di dimensioni nettamente inferiori, circa la metà. Ermellino e puzzola sono da scartare sulla base della loro distribuzione in terra lombarda. La faina è il candidato più probabile, visto che frequenta con più facilità ambiti antropizzati. Non ultimo: la martora in Lombardia è diffusa in aree montane.

Nel rientrare, si fa vivo un pettirosso; sul terreno orme di lepre (o di coniglio selvatico).

 

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Un nocciolo è crollato, trascinandosi dietro un pezzo di sponda. Non ha però interrotto la sua esistenza: dai rami penzolano le infiorescenze.

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Missione compiuta, alla fine. Finisce, più o meno in gloria, tra i racconti di Alfio, che mescola vicende della propria esistenza alla memoria dei nostri territori. A me il compito di ascoltare e mettere in saccoccia: qualche episodio finirà anche nella mia ormai ricchissima raccolta di storielle divertenti, prese, è d’obbligo, direttamente dalla realtà.

 

Alla prossima

Matteo Barattieri





#Convocata una conferenza per chiarire i dubbi sul PIF provinciale

9 01 2009

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In seguito all’allarme lanciato dal nostro Gruppo, poi ripreso da leccoprovincia.it (si veda la newsletter riportata di seguito), e dopo aver interpellato gli assessori  competenti,  è l’Assessore Provinciale alle Attività produttive Bruseghini a rispondere alle nostre perplessità (si legga in fondo alla pagina) convocando le associazioni ambientaliste per discutere del PIF e chiarire definitivamente i dubbi sollevati Mercoledì 14 gennaio alle ore 16.00 presso la sede della Provincia di Lecco in Piazza Lega Lombarda (davanti alla stazione FS).
La risposta di Bruseghini ridimensiona decisamente le notizie apparse sulla stampa locale e su cui si erano basate le nostre domande. Domande poste da subito, va sottolineato, ribadendo la necessità di verificare le fonti (appariva assurda l’adozione di un PIF in sostanziale disaccordo con le indicazioni del PTCP).

Chi vuole prendere visione della documentazione inerente il Piano di Indirizzo Forestale può farlo cliccando qui.

Invitiamo tutte le associazioni lecchesi a prendere parte alla riunione.


NEWSLETTER DI LECCOPROVINCIA.IT

giornale online della provincia di Lecco

Lunedi 29 dicembre 2008

Nell’ augurarvi ancora un Buon Anno per tutto il 2009, due righe per ricordare quella che è l’ultima polemica per quest’anno (ma senz’altro ci torneremo subito all’inizio del 2009) che riguarda il Piano di Indirizzo Forestale della Provincia lecchese, che per quanto riguarda la Brianza in particolare, prevede la trasformazione di 1730 ettari di boschi (perlo piu’ recenti, su un totale di 3791 ettari ) in area edificabile ai fini urbanistici.

L’allarme a questo proposito è stato lanciato sul blog di Alfio Sironi (“la metà dei boschi lecchesi soppressi”), un giovane ricercatore universitario, che ringraziamo per averci inviato il suo articolo.
Un’altra polemica che coinvolge quindi la Provincia, dopo quella sui costi del “magazine” stampato dall’ente provinciale (a proposito, grazie per il “Leccoprovincia” spero che Brivio abbia pensato un poco anche a noi, che non pretendiamo certo di avere il copyright) a dimostrazione che questo sarà un anno elettoralmente molto difficile (oltre alla questione ancora non risolta dell’Area del Mais a Molteno) e bisognerà stare politicamente molto attenti a non compiere passi falsi, se si vuole riconfermare l’attuale governo provinciale di centrosinistra.

Siamo perciò fiduciosi che l’assessore Bruseghini senz’altro spiegherà quelli che sono gli intendimenti e i fini del Piano Forestale, che può essere modificato fino al 24 gennaio, e in cui si parla anche di “ripiantumazione” e di una “filiera” con le attività selvicolturali.
Ricordo infine che il 31 dicembre a Barzio, Moggio e Cremeno si terrà una cerimonia in ricordo dei partigiani ivi fucilati l’ultimo dell’anno del 1944 , una ottima iniziativa che da qualche anno organizzano il gruppo Rosselli 55 e l’ANPI, l’Associazione dei Partigiani, pur nel freddo glaciale di queste mattinate.

Infine una nota tecnica sul sito: stiamo lavorando per visualizzare al meglio i video con tutti i sistemi operativi e i browser (quello che si vede bene con Explorer su Windows XP non si vede sullo stesso browser ma con Vista, si vede con Firefox ma non con Linux, ecc. ecc. , una cosa da impazzire!) ma abbiamo finalmente inserito un modulo di ricerca (nel menu laterale a destra) per trovare tutti gli articoli con una determinata parola (un autore, un Comune, o altro) per facilitare chi volesse cercare un deetrminato articolo senza scorrere tutto un lungo elenco.


Buon Anno ancora una volta e a risentirci lunedi 5 gennaio.


Enrico Baroncelli

Gli Eventi della Settimana

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ATTUALITA’
Jubilantes raccoglie fondi per la Georgia
Una colletta per i più bisognosi
Sopprimere metà dei boschi in Brianza ?
Nuova violenza contro una donna
La Provincia chiede sgravi fiscali per le famiglie

LECCO
Natale alla Casa del Pozzo
Aperture straordinarie negozi a Lecco nel 2009
Striscione contro le Morti sul Lavoro
I prezzi al consumo di novembre a Lecco

LAGO-VALSASSINA

Nei luoghi della Guerra partigiana il 31 dicembre
Accordo sulla Darsena di Olivedo
Approvato il Bilancio a Perledo

BRIANZA
Mezzanotte Bianca e feste di fine anno a Oggiono
Il Gatto con gli stivali e feste di fine anno a Oggiono
Progetto geotopo del Cornizzolo
Approvato nuovo PGT di Osnago

SCUOLA
Gli aumenti stipendiali offerti da Brunetta alla Scuola
Interrogazione su crisi finanziaria istituti scolastici

ECONOMIA
Natale lombardo con i prodotti DOP
La vera storia del crack Parmalat

CULTURA
Concorso Fotografico a Calolziocorte
E se il mondo fosse rovesciato ?


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LA MAIL DI CONVOCAZIONE SPEDITA DALL’ASSESSORE AL DIRETTORE DI LECCOPROVINCIA.IT ENRICO BARONCELLI

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Egr. Direttore,

accolgo volentieri l”invito, che mi rivolge nella newsletter di Leccoprovincia.it  del 29 dicembre scorso, di intervenire in merito all”articolo sul Piano di indirizzo forestale della Provincia di Lecco dal suggestivo titolo “Sopprimere metà dei boschi in Brianza?”

Innanzitutto, ringrazio Alfio Sironi per l”attenzione sul tema delle foreste e lo tranquillizzo rispetto all”allarme lanciato, che sarebbe più che giusto se fosse vera l”informazione ottenuta, si presume, dall”articolo giornalistico (casateonline del 18 dicembre 2008), nel quale, infatti, nel riassumere il documento consegnato dalla Provincia alla stampa, viene alterato il risultato.

Per fortuna nulla di male; può capitare a tutti di avere un”informazione errata e già nello stesso articolo traspare una certa incredulità del Sironi,  tuttavia mi sento di rivolgere l”invito, per il futuro, a controllare la veridicità delle informazioni direttamente presso i nostri uffici, per evitare inutili allarmismi, non avendo nulla da nascondere, anzi. Oltre alle procedure di pubblicità previste dalla legge, abbiamo convocato una conferenza stampa proprio per informare maggiormente i cittadini dell”azione amministrativa compiuta, invitandoli a presentare eventuali osservazioni al Piano di indirizzo forestale entro il 24 gennaio prossimo.

L”informazione errata deriva dalla sintesi del seguente periodo contenuto nel documento presentato alla stampa: Nel complesso del sistema forestale di competenza del P.I.F. della Provincia di Lecco, i boschi nei quali sono possibili interventi di trasformazione, entro i limiti prima richiamati, ammontano a 1.730 ettari. La soppressione della parte sottolineata produce un’evidente alterazione del significato della frase.

Prima, infatti, nello stesso documento si evidenziava che “Nel periodo di 15 anni il P.I.F. prevede, per ciascun comune, una superficie forestale potenzialmente trasformabile per fini urbanistici, di:

- 2 ettari nei 33 comuni a insufficiente  coefficiente di boscosità (inferiore al 40%);

- del     2,5% (con il valore massimo  di 10 ettari per Lecco)   nei 5 comuni classificati a elevato coefficiente di boscosità (superiore al 40%).

Un semplice calcolo porta al risultato che i boschi potenzialmente trasformabili in 15 anni ammontano a  95,5 ettari (pari a circa il 2,5% della superficie forestale) e mediamente a circa 6,3 ettari all’anno (pari allo 0,16% della superficie forestale). Tengo a ribadire che tali valori sono potenziali, nel senso che non è detto che saranno oggetto di trasformazione che, si precisa ulteriormente, compete ai Comuni nell’ambito dei propri strumenti urbanistici, in primis il P.G.T.

Noi riteniamo, anzi, che, sulla base dell”andamento delle trasformazioni forestali registrate in passato, tale potenzialità difficilmente sarà interamente utilizzata.

Questi sono i dati riportati nel Piano di indirizzo forestale, che naturalmente deve tenere conto delle esigenze di sviluppo del territorio, con realismo e serietà, quindi nessun “colpo di testa” da parte dell’Amministrazione provinciale, per la quale l”ambiente e la sua qualità continuano a rimanere cose serie e costituiscono importanti risorse per sostenere lo sviluppo del territorio.

Con i migliori saluti.

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Italo Bruseghini

Vice Presidente e Assessore alle Attività Produttive della Provincia di Lecco

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