#Nomi terrifici e danzatrici – 3 luglio 2011

10 07 2011

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Gran bella giornata estiva, col pieno sole ma relativamente “fresca”: ovviamente l’orario mattutino incide molto sull’aria frizzantina, che probabilmente sparirà nel prosieguo della mattinata. L’orario è forse tra i più anticipati considerando tutte le uscite fatte, eppure si ha la sensazione, reale, di essere già in ritardo: come se lo spettacolo sia già nel vivo da tempo.

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Alla Colombina si è accolti da un vero e proprio “muro verde”, da quello che qualche settimana indietro appariva come una sfida impari ad ergersi su un terreno infame. Pronostico visibilmente ribaltato: con la solita retorica ci si può stupire della forza smisurata di un piccolo seme. Carosello di luoghi comuni: in natura tutti e tutto, hanno una possibilità per emergere, chi col fisico, chi con la furbizia, chi con la specializzazione, chi col numero. Il problema, di questa democrazia quasi perfetta, è che la possibilità è solo una: persa quella, il treno non passa un’altra volta. Per chiudere: questi semi non l’hanno persa.
Questa è la stagione del verde, se c’è umidità, e del giallo, se il ciclo è giunto a compimento o se scarseggiano le precipitazioni: poco spazio è lasciato agli altri colori. Le grandi fioriture hanno fatto il loro tempo, eppure guardando in modo meno superficiale, si trovano delle essenze ancora in fiore, spesso in luoghi marginali. Così qualche giallo ranuncolo lungo lo sterrato, il rosa nei prati del trifoglio rosso e il bianco del ladino e delle silene, marcano la presenza di queste essenze.

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In cielo i giovani di rondine, balestruccio e rondone, ormai padroni della tecnica del volo, sfrecciano con gli adulti e si riconoscono solo per alcuni particolari del piumaggio: ad esempio le giovani rondini non hanno le timoniere esterne sviluppate come negli adulti, ne consegue una coda assai meno “biforcuta”. Solo alcuni nidi sono ancora occupati dai ritardatari o dalle deposizioni di “rimpiazzo”.
Anche le cornacchie nate nell’anno, osservate in volo, si riconoscono più per l’insistenza “canora” con cui seguono gli adulti che per caratteristiche visive. Ovviamente a distanza meno proibitiva, l’occhio appena allenato, coglie gli aspetti da immaturo del piumaggio.
A proposito di nidificazioni, in Valle, al bordo di una radura è stato abbandonato il guscio di un uovo di merlo…

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…dato il profilo della rottura parrebbe il risultato si una schiusa normale, portato sul posto da uno dei genitori, con l’intento di cancellare ogni traccia in prossimità del luogo scelto per allevare la prole. La giornata per gli insetti, all’ombra della vegetazione, si snoda pigramente, al confronto della frenesia che caratterizza chi frequenta le distese assolate. A questa regola non si sottrare la Panorpa, comunemente chiamata “mosca scorpione”, nome derivante dal caratteristico rigonfiamento apicale assai marcato nei maschi, comunque già visibile, in modo decisamente meno accentuato, anche nella femmina della foto.

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Il soprannome, che potrebbe trarre ad affrettate conclusioni, è limitato un una questione estetica: questo insetto è assolutamente inoffensivo, e nulla ha da spartire con la “cattiva” fama, più o meno meritata, dei veri scorpioni.
Con lo stesso metro, cioè basandosi su atteggiamenti o forme che richiamano altre realtà, comunemente vengono appellate alcune specie di libellule del genere Calopteryx. Ma il risultato è diametralmente opposto: comunque il nome “damigella” indubbiamente non fa una grinza!

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E questo maschio di C.virgo, sembra proprio esibirsi in un passo lieve di danza…

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Sala Alfio

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#25 aprile 2011 – Pasqua alla Nava

2 05 2011


Beh, a dire il vero oggi è il Lunedì dell’Angelo, ma la speranza, presente ogni volta che si va in Valle, è quella di avere qualche bella sorpresa!
Talvolta bastano piccole cose, un insetto, un fiore anche solo una bella immagine o l’impagabile sensazione di… star bene.
A dire il vero, c’è stata anche qualche sorpresa amara, mal digerita o ancora non ingoiata, come il taglio della quercia, le cui motivazioni sono ancora senza risposta e la cui “legalità” lascia dei dubbi. O la presenza, questa proprio mai accettata, dei finti-soldati o dei motocrossisti, ma queste sono situazioni risolvibili, forse, solo con la tutela giuridica della Nava.
Effettivamente, però, l’orientamento è quello di trattare del “bello”: specie a livello di immagini, riportare delle brutture, riesce difficile. Atteggiamento o predisposizione, derivanti probabilmente dalla passione fotonaturalistica che spinge a cercare la bella immagine, il bel particolare , la bella luce: insomma qualsiasi cosa purchè “bella” .
Altri, con impegno, usano le immagini come denuncia: a loro un personalissimo grazie, specie se il tutto viene portato avanti con spirito critico ma costruttivo.
Dopo questi “sproloqui”, è ora di tastare con mano, come questa mattina di primavera, la Nava abbia reagito alla pioggia della serata precedente.
Pioggia arrivata dopo settimane di clima quasi estivo.

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Quella foschia non è nebbia, ma il trasudamento di umidità del terreno, quasi che la scorza formatasi in giorni di calda brezza, abbia costretto l’acqua a tornarsene nell’atmosfera.
Questa situazione ha comunque smosso la microfauna, attirando di conseguenza l’attenzione degli uccelli, molti dei quali in piena attività riproduttiva: ecco dunque che accanto ai merli, alle capinere , agli scriccioli e ai fringuelli intenti a marcare col canto il proprio territorio, molti altri individui frugano il terreno o più spesso la vegetazione del sottobosco alla ricerca di insetti, ragni e bruchi, intorpiditi dall’umidità e dalla temperatura significativamente calata.

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In special modo alla Colombina, risulta difficile ignorare il viavai degli storni con l’imbeccata da portare sotto gli spioventi dei tetti o le evoluzioni dei balestrucci da e verso i nidi.
La Nava, comunque, non ha certo beneficiato, in questo tratto fino a Quattrovalli, dell’acqua caduta dal cielo e si presenta quasi del tutto asciutta.
Dove resta una pozza decente di acqua, si notano le tracce di molti visitatori, spinti sia dalla sete che dall’opportunità di catturare… gli assetati stessi.

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Tra le impronte di uccelli e piccoli roditori, ecco apparire quelle attribuibili alla volpe.
Presto il giorno si fa pieno, e l’umidità resta concentrata sulla vegetazione di taglia minore: forse anche per questo motivo la visione delle farfalle è veramente sporadica.
Le piante di alto fusto stanno entrando nel pieno vegetativo, come del resto quelle cespugliose quali l’onnipresenti fusaggine e nocciolo, di conseguenza il suolo si copre di essenze che sopportano una luminosità relativa, un esempio è la felce che ammanta tutto di verde…

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ma anche la meno conosciuta luzula, ora in fiore, riesce a creare delle distese apprezzabili, se non altro per quei minuscoli “fiocchetti”.

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Come accade ultimamente, il cielo i riempie di luce, oggi non limpida, ma si svuota di abitanti. Bisogna aspettare pazientemente il volo di una tortora, di un colombaccio o la traversata insicura di un merlo per annotare qualcosa. Fortunatamente il cuculo ci fa compagnia col suo canto monotono per tutta la lunghezza della Valle.
In fondo basta accontentarsi, quando poi anche il torcicollo lancia il suo richiamo, la mente corre… e sogna la bella immagine, quella che prima o poi si riuscirà a rubare.
Chi lo sa, se mai si avvererà questo desiderio, ma ora in Valle si sta bene, soprattutto con se stessi.
Già… in Valle… che sia questa la sorpresa?

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Sala Alfio





#Qualche segnale… – 27 febbraio 2011

6 03 2011


Archiviamo il corto mese di febbraio che è stato il classico mese di transizione senza infamia e senza lode: sì, è vero ci sono state alcune giornate che sembravano preannunciare una precoce primavera, ma poi tutto si è di nuovo appiattito su un clima tardo autunnale. Insomma non è stato certo un ponte tra le due stagioni.
Consoliamoci, poteva andare peggio: l’anno scorso le nevicate maggiori erano state proprio in questo mese. Ma oggi ho il “privilegio” di fare queste considerazioni sul clima, e non solo, con Matteo, che dopo un periodo di motivata latitanza, date le innumerevoli iniziative che lo vedono protagonista, probabilmente ha sentito un po’ di nostalgia per il censimento degli uccelli della Nava. Eccoci quindi a registrare le consuete presenze e a ricercare nuovi o più rari ospiti della Valle.
E perchè no? Qualche segnale della nuova stagione.
Subito accontentati, in un certo senso: già alla Colombina un fringuello si esibisce nel suo canto primaverile, così ben descritto proprio dal Nostro in un intervento sul sito dell’Associazione. Non sarà l’unico esemplare che si farà notare nel corso della mattinata, ma ben più numerosi restano i fringuelli che stanno ancora svernando sul nostro territorio, suddivisi però in gruppetti più frammentati rispetto alle uscite precedenti.
Sotto alla Colombina, nei prati che portano ancora i segni del passaggio e della sosta del gregge segnalato nel precedente resoconto, troviamo una “traccia” particolare:

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una pelle di coniglio, presumibilmente, originaria proprio della Cascina Colombina, con tutta probabilità buttata su qualche mucchio di rifiuti organici, destinati a diventare concime per i campi. Ma questa fonte comunque di grassi, soprattutto in una stagione avara di altre risorse, non deve essere sfuggita a qualche attenta cornacchia che l’ha trasportata in un luogo più tranquillo, per poterle dedicare le proprie “attenzioni”. Matteo non esclude del tutto che l’opera sia da imputare, invece, alla poiana, munita di un becco più adatto a lacerare la pur sempre robusta pelle. In effetti anche le abitudini alimentari proprie di questo rapace, che non disdegna resti e carcasse animali, supportano anche quest’ultima ipotesi: la mancanza di qualsiasi altra traccia , ad esempio una piuma anche piccola, non aiuta a dare una risposta ai nostri quesiti.
Intanto il cielo plumbeo viene attraversato da un gruppetto di storni, piuttosto chiassosi come sta nelle loro abitudini.
Riprendiamo il cammino non senza aver apprezzato l’eleganza delle gemme del salicone, che vorrebbero gonfiarsi magari ai primi tepori e che invece sono imperlate da
fredde goccioline…

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…un altro segnale della spinta in ogni caso presente in natura, verso una nuova stagione.
Avvicinandoci al punto sotto Quattrovalli, cogliamo il rumore delle motoseghe dei Volontari del Mato Grosso, che ormai da diverse domeniche sono impegnati nel taglio delle robinie del bosco che sovrasta l’”Acquedotto”. Una piccola considerazione: tutta l’operazione non ci sembra condotta ad arte, comunque il grande impegno profuso cerca di supplire alla perizia non propria di boscaioli “professionisti”.
Ci allontaniamo quindi di alcune decine di metri, e come per incanto, un maschio di capinera riesce a sovrastare con le note del proprio canto i rumori dei lavori.
Molto meno facile da cogliere è invece il richiamo del rampichino, un uccelletto che, come suggerisce il nome, risale in continuazione i tronchi delle piante alla ricerca di piccoli insetti o larve. Anche un airone cenerino sorvola la Valle, con tutta la calma di chi sa perfettamente dove andare, ma senza nessuna fretta. Intanto qua e là nel sottobosco iniziano a far capolino dalle foglie secche, i primi fiori, soprattutto primule…

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…un altro segnale verso il risveglio dalla lunga stagione di “ozio”.

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Alfio Sala e Matteo Barattieri

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#La valle in fiore… – 28 marzo 2010

1 04 2010


Bellissima giornata, l’entrata in vigore dell’ora legale, proprio nella nottata, aiuta ad apprezzare l’aria frizzante, forse eccessivamente, della mattina. Il sole stenta ad alzarsi nel cielo azzurro, poi ragionando un attimo, la risposta è evidente: per lui non sono ancora le sette!
E questo giustifica, senza dubbio unito al microclima della parte alta della Nava, la presenza della… brina.

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Certo che siamo al 28 marzo, e se non ci fossero i dati, riportati dalla tecnologia digitale sulla foto, si stenterebbe a crederci. Comunque, come si diceva, questo microclima fresco, sotto la Colombina, giustifica la presenza, proprio in questa zona, di piante di faggio, ovviamente non autoctone, ma ben adattate.
Quello che però mi ha veramente stupito, e qui bisogna andare in fiducia, è il canto ripetuto per più di un’ora del… cuculo, neanche troppo lontano. Non ricordo in anni di raccolta dati e osservazioni, di averlo sentito così presto, in stagione.
Ma i veri protagonisti del periodo sono i fiori. A questo punto le immagini prendono il sopravvento su ogni commento.
Il diffusissimo anemone dei boschi…

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la pulmonaria, qui con una… visita

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il lamium purpureum, in versione sbrinata…

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ma soprattutto, quello che, per portamento, senza togliere nulla agli altri , possiamo ritenere il “re” del periodo: il dente di cane…

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E’ incredibile anche la precisione nel susseguirsi delle fioriture, infatti se un paio di settimane orsono, il bianco era quello del campanellino invernale e l’azzurro era donato dalla scilla bifolia, ora gli stessi colori sono dati rispettivamente dall’anemone e dalla pulmonaria.
Per quanto riguarda le presenze ornitiche, ormai i gruppi svernanti non ci sono più, ma la valle risuona dei canti di tutti gli uccelli che si preparano alla stagione riproduttiva, contrassegnando ognuno il proprio territorio. Un’eccezione è rappresentata dalla marcata presenza del luì piccolo, qui in migrazione. Questo uccelletto, dai colori dimessi, ma dal canto prorompente, caratteristiche comuni ai Silvidi, popola il corso della Nava, catturando i piccoli insetti a qualche metro di altezza sopra l’acqua, con brevi voli da un ramo all’altro.

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Compaiono, in numero discreto anche i primi insetti impollinatori e qualche farfalla, e dove ci sono questi esseri viventi c’è anche la nostra preziosa entomologa, Laura Farina, la cui compagnia è sempre fonte di piacere ed apprendimento.
Con l’immagine del “tappeto” naturale del bosco…

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si può dare appuntamento alla prossima occasione,

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Alfio Sala

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#Inverno: Uomo e Natura – uscita del 17 gennaio 2010

21 01 2010


Il cielo anche in questo fine settimana non ci regala niente : è proprio di un bel… plumbeo. Aggiungiamoci un poco di foschia e tanta umidità, più sotto documentata.

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Insomma sembra più novembre che gennaio. Comunque qualche spunto bisogna pur trovarlo, e con un pizzico di attenzione le occasioni non mancano.
Per esempio l’ennesima spiumata, di cui vorremmo conoscere l’artefice. I maggior sospettato è l’Allocco, ma manca sempre la prova decisiva.

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Anche questa volta la vittima è un “columbide”, per la precisione un piccione . Va subito detto, che dal punto di vista ambientale, il fatto che si tratti di un rappresentante di
uno di quei gruppi di piccioni rinselvatichiti, che popolano la zona, rappresenta un fatto positivo. Certo che se il predatore lasciasse una piccola traccia, magari solo un piumino perso,
la nostra curiosità sarebbe soddisfatta !
Grandi tracce della presenza di alcune specie di uccelli, invece, le rileviamo proprio grazie alla stagione invernale, che mette a nudo le piante.
Così se affascina sempre il lavoro del picchio, molto probabilmente si tratta del picchio rosso maggiore,

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il nido di colombaccio, che fa bella mostra a pochi metri di altezza, lungo il sentiero che attraversa la Valle, ci fa riflettere sul fatto che per settimane, questo uccello ha condotto il suo ciclo vitale, sopra la testa di innumerevoli persone, compreso noi “rilevatori”, con la dovuta discrezione, nascondendo a tutti la presenza sua e della prole.

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Passando al mondo vegetale, notiamo la fretta di alcune essenze nel riprendere l’attività interrotta dall’arrivo della brutta stagione.
Parliamo in particolar modo della budleia,

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e del sambuco,

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Chissà se sono state ingannate da qualche grado in più di temperatura, che ha fatto sì che il cielo liberasse pioggia e non neve nei giorni addietro, oppure se il loro comportamento è
del tutto naturale, avendo foglie consistenti ma elastiche, per giunta in entrambe le specie, dotate di evidenti venature.
Il dubbio resta, in quanto questo comportamento, se presente, non aveva attirato la nostra attenzione gli inverni passati.
Quello che da sempre abbiamo ben presente è l’abbraccio, sempre più pressante negli anni, fino a diventare mortale, a cui l’edera sottopone i malcapitati fusti che usa come supporto.

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Il pensiero torna allora a quando, appena ragazzini, ci si muniva di un’ascia e, col nobile intento di liberare le piante, ci si procurava così una liana, in modo da emulare Tarzan per qualche giorno .
Bisognava solo stare attenti a quando , in alto, il groviglio dell’edera, iniziava a dare segni di cedimento, pena il rischio di fare un ruzzolone ed essere sommersi da tutta la liana che precipitava dalla chioma!
Nel frattempo, in lontananza si ode l’eco del corteo dei trattori : oggi è la Festa del Ringraziamento, e come avviene da anni, gli agricoltori allestiscono sui carri, trainati dai trattori, delle scene agresti, vere opere, lo dico per chi non le ha mai viste.
Probabilmente tra loro c’è anche chi ha lasciato il segno del suo operare nei giorni scorsi, nella Valle: in modo assolutamente accettabile,

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in modo discutibile,

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e in maniera assai criticabile

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Era proprio impossibile confluire il tutto ad uno degli innumerevoli falò di S.Antonio, preparati proprio per oggi ?

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Alfio Sala

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