#Maggio – giugno 2009 Panigada, farfalle e un nido nascosto

7 06 2009

24 maggio 2009. Avevo marcato visita nella precedente occasione: impegni mi avevano tenuto lontano dalla Nava. Aveva pensato Alfio a coprire il turno di censimento, con la consueta bravura. La raccolta di dati non subisce così nessuna interruzione, per la gioia della prof. Farina, anche oggi peraltro assente.

Lungo il primo tratto di sentiero che ci porta giù alla Valle, scopriamo la curiosa presenza di alberi di faggio. Si tratta, va da sé, di roba messa in posto da mani di giardinieri, non certo di piante spontanee. Nelle foto sono ritratte le foglie.

compressa faggio 1 100_7848

compressa faggio 2 100_7847

Dopo un mese di assenza, la Valle ha preso un volto nuovo. La vegetazione è nel pieno della sua attività. In più punti il sentiero è ammantato di verde. Tipiche immagini dell’estate ormai incipiente.

compressa vegetazione 100_7855

compressa vegetazione 2 100_7863

compressa vegetazione 3 100_7867

La panigada (i fiori del sambuco, per i non-autoctoni) e l’aria ferma rimandano a atmosfere dell’infanzia.

compressa panigada 1 100_7861

compressa panigada 2 100_7884

A quegli istanti immediatamente a ridosso della fine della scuola, carichi di promesse. A quell’ozio fatto di suoni – le campane vicine, che d’estate sembravano essere più udibili rispetto al resto dell’anno, o il canto del merlo –, di scoperte sulla riva di un torrente o al margine di un bosco. A quel senso di libertà, tra Mark Twain e Astrid Lindgren.

La cronaca delle osservazioni è alquanto scarna. Non ci sono particolari sussulti. Se il reparto ornitologico langue, ci pensa il settore entomologia a fornire materiale. Come l’intera, o quasi, area padana, dal Vercellese fino a Trieste, anche la Nava è investita dalla migrazione della Vanessa del Cardo (Vanessa cardui). Le foto non sono delle migliori, è quanto di meglio (o di peggio) può offrire il sottoscritto.

compressa Vanessa Cardo 100_7858

compressa Vanessa Cardo 100_7859

Alcuni esperti spiegano che una migrazione di così grande portata non si vedeva da decenni. Dopo essere nate in Nord Africa, le farfalle prendono la via dell’Europa. Qualcuno ha provato a fare una stima. Il numero degli esemplari che sono passati è da vertigini: si arriva a diversi milioni al giorno. Nel corso della settimana appena trascorsa il fenomeno si è a poco a poco attenuato.

Il fenomeno non sorprenda. La natura sa il fatto suo, come dice Barry Commoner nel suo “Il cerchio da chiudere”, libro-manifesto dell’ambientalismo. Riprodursi in Africa per poi portarsi in Europa permette di utilizzare due diverse aree dove procurarsi il cibo, senza intasare un solo spazio.

 Alla Colombina, una sorpresa: il canto di una tortora selvatica, specie alquanto pregiata. Non per altro: risulta in calo generale.

Il 7 giugno 2009 ci ritroviamo. Qualche nube di troppo suscita un pizzico di brivido. Le condizioni meteo rimangono alla fine stabili e permettono di operare al meglio. Al solito, poche novità da segnare sul quaderno di campo. I cantori – ovvero gli uccelli in canto – sono al loro posto, il solito. In sede di elaborazione dati sarà una passeggiata, o quasi, definire in modo abbastanza precisa consistenza (leggi numero di individui) e localizzazione dei vari nidificanti.

Alla Colombina è ancora presente la tortora selvatica.

Una classica spiumata ci accoglie nella prima parte dell’uscita. È con buona probabilità di una cinciallegra giovane. Come si nota dalla foto, le penne sono ancora in parte chiuse nell’astuccio. Nelle prime fasi della loro vita, gli uccelli hanno le penne chiuse in un tubicino, che a poco a poco si apre e si rompe per farle uscire.

compressa spiumata di cincia 100_8143 

compressa spiumata di cincia dettaglio 100_8144

Le farfalle sono ancora presenti in grande numero. Alfio, andando a memoria, non ricorda situazioni simili nel passato. La migrazione è ancora in pieno svolgimento? La prof Farina ci illumini. Per lei anche queste due foto: ritraggono due coleotteri, che attribuirei alla famiglia dei cerambicidi. Attendiamo lumi dalla nostra entomologa.

compressa cerambicide 1 100_8148

compressa cerambicide 2 100_8151

Il censimento per oggi è finito. Possiamo dedicare del tempo al nido di poiana da noi scoperto a Casatenovo qualche tempo fa. Inutile aspettarsi che vi diciamo dove è ubicato; nemmeno sotto tortura… Unico particolare curioso: si trova in una zona non propriamente defilata. A pochi ghelli corre un sentiero, campi coltivati sono localizzati appena fuori dal bosco. Utilizzando il sentiero – se non ci fosse, non oseremmo certo avvicinarci, come vogliono etica e buon senso –, ci portiamo in zona. Se Alfio spera nella foto, al sottoscritto, tra scienza e feticismo, interessa trovare qualche traccia dei rapaci: borre, resti di pasto, penne. Sul terreno e sulle foglie degli arbusti delle schiazzate biancastre: “deiezioni”, come le definisce l’Alfio con un tocco scientifico e una punta di stile. Nei rapaci, gli escrementi sono tipicamente liquidi. Se ci trovassimo sotto il nido nei momenti cruciali verremmo investiti da docce di urea e altre sostanze di rifiuto. Le raccolgo per la collezione.

compressa poiana fatta 100_8142

Per dirla tutta, non si tratta di un vero e proprio ripiego in mancanza di meglio. Fatte di poiana mica si trovano tutti i giorni. Purtroppo c’è solo quello; anche attente perlustrazioni non danno risultati migliori.

Un grazie a Paul Tout e a Giacomo Assandri della lista EBN – Italia per le preziosi informazioni sulle Vanesse del Cardo.

Matteo Barattieri





#Febbraio 2009 – 1 marzo 2009 Dall’inverno alla primavera

1 03 2009

Ci sono tanti modi per marcare il passaggio delle stagioni. C’è chi poeticamente ne cerca i segnali nelle luci che accompagnano le giornate. Altri, in modo più canonico, guardano tra le fronde degli alberi, per avvertire la presenza di gemme e affini, oppure puntano lo sguardo verso il terreno, individuando i primi fiori che sbocciano mentre sulle piante non sono ancora arrivate le foglie. Per il sottoscritto lo stacco netto tra le due parti dell’anno è rappresentato dal primo canto di fringuello, che puntuale cade, nelle nostre lande, a metà febbraio.

 

L’1 febbraio 2009 è ancora inverno tuttavia: alla Nava ci accoglie una nevicata. Mica ci blocchiamo per così poco io e l’Alfio Sala. La Valle non appare assonnata, né il paesaggio è ovattato come vorrebbero triti stereotipi. Mancano presenze umane, ma gli ospiti abituali sono tra noi. Non tutti, però, ipotizza Alfio: la gran parte dei fringillidi – e, more solito, i passeri – si sarebbero spostati in cima alle pendici della Valle, in cerca di luoghi più confortevoli e più ricchi di cibo, leggi giardini e cortili. Scopriremo in realtà che fringuelli e peppole sono ancora fedeli alla Nava, li troveremo concentrati nei settori meridionali. Picchi, merli, pettirossi, scriccioli: l’appello è più o meno completo.

 

compressa-paesaggio-con-neve-100_6027 

 

 I fiocchi di neve cominciano a tingere il suolo e ci permettono di riconoscere molto bene le tane dei roditori. Ne contiamo diverse, specie nella metà settentrionale della Valle.

 

 

compressa-tana-100_6023

 

Le temperature meno rigide dei giorni precedenti hanno favorito l’attività delle arvicole e dei loro parenti più stretti. Non solo. Lungo il sentiero è tutto un fiorire di trame innevate: i fiocchi svelano una lunga teoria di ragnatele, altrimenti quasi invisibili. Anche azzardare un conteggio sarebbe inutile: sono tantissime, e dappertutto. Freno immediatamente qualsiasi velleità da fotografo. Alfio mastica più di me – ci vuol poco –, nel settore; purtroppo non si è munito dell’attrezzatura adeguata. Conserveremo però queste immagini nella memoria. Ma quanti sono i ragni della Nava? Ecco un ambito su cui indagare, a trovare un entomologo ragnista… Non sono molti gli specialisti esperti di questi animali: aracnofobia diffusa? Ai posteri…. Il problema è che non ci si può improvvisare. Provate a consultare un manuale di riconoscimento. Vi accorgerete di quanto è complesso distinguere le varie specie: occorre osservare non pochi dettagli. In attesa di trovare personaggi adeguati al compito (e desiderosi di darci una mano), continuiamo con il censimento di oggi. Individuiamo un gheppio: il piccolo falco non è specie propriamente boschiva, ma gli spazi aperti nel fondovalle possono favorirne la presenza, soprattutto d’inverno, quando il granturco non ha ancora preso il sopravvento su (quasi) l’intero soprassuolo. Senza dubbio per il gheppio non mancano le risorse alimentari, ovvero i piccoli roditori (vedi sopra): qui sotto altre tane.

 

compressa-tana-3-100_6008

 

Non c’è proprio nessuno qui alla Nava, oggi. Come diceva il buon Felipe (è un soprannome), compagno di tante partite a pallone al Parco di Monza e oggi ritiratosi (almeno così sembra) dallo sport attivo, in questi casi “…o siamo scemi noi o sono scemi loro…”. La frase risale ad un pomeriggio al Parco in cui ci trovammo – orca vacca, si parla di decenni fa… – in due sui prati e improvvisammo un allenamento sotto una pioggia battente: nessuno degli altri frequentatori abituali aveva sfidato le avversità meteo.

 

Nei punti più freddi la neve era rimasta sul terreno. L’effetto cromatico non è male, più affascinante è schiacciare questa mistura neve vecchia-nuova, sembra di calpestare dello zucchero.

 

compressa-neve-vecchia-e-nuova-100_6022

 

Beh, a dire il vero siamo nell’ambito dei classici divertimenti da bagaitt, per dirla più precisamente.

 

Venendo a cose più scientifiche, qualcuno potrebbe chiedersi se le condizioni avverse possano pregiudicare la riuscita del lavoro di campo. Beh, in effetti, ideale sarebbe avere situazioni più favorevoli. Ma tant’è: dobbiamo arrangiarci con quanto passa il convento. Confrontando i dati raccolti fin qui con quelli di oggi, non notiamo differenze significative. Potremmo essere in qualche modo condizionati e quindi inclini a censire le stesse cose? Potremmo, potremmo…. Il fatto però di essere in due permette i controllarsi a vicenda. E l’Alfio è sempre senza binocolo….. Un grande…

 

Il binocolo non serve per individuare questa spiumata. È quello che rimane di una tortora dal collare.

 

compressa-spiumata-100_6030 

 

 

Il colpevole? Un allocco, molto probabilmente.

 

Ogni volta notiamo dettagli nuovi. Questa condotta raccoglie acqua: da dove?

 

compressa-scarico-100_60201

 

 

 

 

Individuiamo anche dei cunicoli: potrebbero essere spunti per nuove osservazioni, o per l’uscita aperta al pubblico del 15 febbraio. Vedaremm…

 

compressa-neve-100_6015

 

 

Il 15 febbraio 2009 ci raggiunge Rosella Caccia da Ornago. È una mia vecchia conoscenza, recuperata in tempi recenti e in circostanze inattese. Rosella è una naturalista: tesi su rettili e compagna cantante, se non ricordo male. In buona sostanza, prende il posto di una Laura Farina ormai latitante cronica. Ha scelto bene la fanciulla, Rosella minga Laura: c’è un bel sole in quel di Casatenovo oggi.

Salendo in bici, a Villasanta mi accoglie il primo canto di fringuello di quest’anno: l’emissione sonora, per usare vocabolario da tecnici del settore, è già ben definita. Anche al punto di ritrovo sentiamo un fringuello in canto. Brilla il sole, ma le temperature sono basse. Solo qualche accenno di brina su prati e campi: l’aria è secca.

 

compressa-paesaggio-1-100_6292

 

 

compressa-paesaggio-2-100_6299

 

Mentre l’Alfio tenta di scattare qualche foto, la nostra ospite prova a impratichirsi su riconoscimento e osservazione di volatili.

 

 

 

compressa-alfio-e-rosella-1-100_6291

 

 Cerchiamo di darle una mano, per quanto la concentrazione sul censimento ci permette. “Si arrangi un poco” – vien da dire – “del resto, abbiam cominciato tutti così, seguendo altri più dirozzati e carpendo informazioni e segreti….” Alfio, più gentile, abbozza brevi lezioni qua e là, il sottoscritto cerca invece di non perdere nessuna informazione utile al nostro operato.

 

Cosa ci fanno degli aironi qui? Ne troviamo 3 in zona Colombina. Apriamo l’ennesima divagazione. Adoro divagare: i quatar gatt che leggono queste righe spero apprezzino. L’airone cenerino ha nel settore padano una delle aree a più alta concentrazione nell’intera Europa. Motivo: le risaie e gli altri ambienti affini, che forniscono cibo in quantità. Dai settori di pianura la specie si sta espandendo. Da qualche anno si riproduce in area lariana. In Valsassina è presente una garzaia, ovvero un condominio di nidi. Non stupisce che nel loro vagare si vadano a posare anche sui prati della Valle della Nava. Qui magari possono trovare insetti o altro di cui cibarsi.

È verso gli aironi che Alfio punta il suo obbiettivo.

 

Un mistero risolto. È il caso di fare qualche passo indietro. Sin dalla prima uscita ci ha colpito un curioso dettaglio.

 

compressa-finto-roccolo-100_5375 

 

La foto (datata 20 dicembre 2008) mostra una sorta di quadrilatero: ne compongono il perimetro aceri e carpini. Chi diavolo li ha piantati qui in quel modo? “Ha quasi l’aspetto di un roccolo sui generis”, ci troviamo a commentare in due. È, va da sé, mera ipotesi. Il mistero non verrà mai risolto fino a oggi.

Il 18 gennaio 2009 metà delle piante risultava abbattuta (vedi qui sotto).

 

compressa-finto-roccolo-100_5825

 

Oggi, giunti sul posto, troviamo che qualcuno ha fatto strame delle restanti, e malcapitate, piante. Parole e musica di motoseghe e accette.

 

compressa-finto-roccolo-100_6303 

 

Un po’ dispiace: ero affezionato a questo angolo di Nava. Un personaggio del luogo è incuriosito dalle nostre ottiche. Mi defilo all’inglese. Intuisco già il tipo: un ‘tacabuttun che è meglio stare alla larga. Misantropia? Nossignori: l’esigenza di concentrarsi sull’attività. E poi… e poi proprio adesso che un canto strano fende l’aria. L’Alfio, più accomodante, scambia quattro chiacchiere con l’improvvisato interlocutore.

Chi diavolo è che canta così? È del gruppo dei luì? Parrebbe, in un primo momento. Una serie di ragionamenti ci portano alle cinciallegre. Questa specie ha una varietà impressionante di emissioni canore. Dice: “come fai a essere sicuro?”. Beh, da un lato ci si basa su tonalità e volume, e sulla presenza di qualche nota attribuibile alla specie, dall’altro lato si usano intuito e buon senso. Magari le prossime volte indagheremo più a fondo. Se si tratta di una variazione individuale – leggi un soggetto, anzi sono in due, che canta in modo anomalo –, non è improbabile che ripeta le sue esibizioni sulla stessa falsariga.

Oggi le condizioni sono un poco spiazzanti per i censitori. Siamo in un momento di passaggio dall’inverno alla primavera/estate. Cominciano i primi (tentativi di) canti: occorre che l’orecchio si abitui. All’inizio non è facile, anzi risulta quasi fastidioso riadattarsi a condizioni che si ripetono, in realtà, ogni anno.

 

 

E le architetture, disemm inscì, vegetali? Eh, l’autoctono di cui sopra ha raccontato ad Alfio che sono state opera di un florovivaista casatese. Pensava di poter poi rivendere le piante. Divenute ormai invendibili, han subito sorte empia e ria. 

 

Qualcuno, sicuramente, vorrebbe qualche avvisaglia di primavera più canonica e meglio individuabile. Insomma qualcosa che non sia l’evanescente canto del fringuello, ostico per chi non mastica del settore. Eccovi accontentati: primule e campanellini.

 

compressa-primule-100_6310

 

compressa-campanellino-100_6313 

I campanellini piacciono molto ad Alfio, che non manca mai di citarli nel corso delle nostre uscite. Ci si aspetterebbe che il nostro dia motore a otturatore e obbiettivo. Fotografi, gente strana: le condizioni non sono ancora ottimali per mettere in saccoccia qualche istantanea. A me interessa il documento, ergo…..

 

 

 

Di mistero in mistero. In alcuni punti troviamo strani resti: dei peli bianchi. La foto mostra una particolare concentrazione. Coniglio selvatico? Mah….

 

compressa-accumulo-di-peli-bianchi-100_6315

 

Più facile è decifrare questi escrementi, che attribuiamo alla volpe.

 

compressa-fatte-di-volpe-100_6300

 

 

Un’altra spiumata, ancora un tortora dal collare nella parte della vittima.

 

compressa-spiumata-tortora-100_6318 

Salutiamo la nostra ospite di oggi, che aspettiamo per altre puntate. E i fringuelli? Curioso: per tutta la mattina non han mai cantato in Valle.

 

Finisce qui? No, c’è anche il pomeriggio, per l’uscita organizzata dal gruppo. Alfio mi ospita – ancora grazie – a casa sua, nell’attesa dell’escursione.

Ci sarà qualcuno? Le nostre previsioni parlano di 2-3 persone. Non è solo un’applicazione estemporanea, e sui generis, della danese Janteloven (legge di Jante). Si tratta di regole (teorizzate da un conterraneo di Andersen e dei fratelli Laudrup), che fanno dello scetticismo freddo e senza particolare attese uno dei punti fermi su cui il popolo nordico baserebbe la propria esistenza. Non siamo soltanto dalle parti del più ruspante e italiota, e trapattoniano, “non dir gatto…”. In realtà sotto sotto speriamo non ci sia nessuno per poter effettuare con calma adeguata alla bisogna il conteggio dei nidi di corvidi.

 

Mai dubitare dell’abilità, quasi pervasiva, di Alfio (Sironi) e accoliti nel raccogliere adesioni. Alla Colombina troviamo decine e decine di persone.

All’opera, quindi.

Non pochi ottimisti han portato il binocolo. Cerco di freddarne velleità da birdwatcher. La Nava non offre in realtà moltissimo. La monotonia del paesaggio è la principale imputata. Mica demordono i convenuti. Fortuna vuole che subito all’inizio facciano la loro comparsa una poiana e, successivamente, uno degli aironi di questa mattina. Tanto basta per vivacizzare il pomeriggio, e rendere contenti i nostri momentanei adepti. Punto il cannocchiale, a beneficio del pubblico, verso le peppole. Non per tutti è però facile individuarne i caratteri.

Su un prato troviamo altri resti, qui fotografati.

 

compressa-carogna-100_6328

 

 

Coniglio? Il cadavere è rivoltato come un guanto. A far questi mestieri è in genere la poiana. Mah…

 

Per la gioia di Alfio il capo, Sironi per l’anagrafe, l’uscita riesce. I partecipanti ci salutano soddisfatti.

 

 

 

1 marzo 2009. Rieccoci alla Nava: Rosella non si è fatta viva, la prof – Laura Farina, sempre per l’anagrafe – è per l’ennesima fiata assente. Giustificata, pare, da motivi di salute.

 

Cielo coperto, oggi. Sentiremo il canto dei fringuelli? Veniamo, io e l’Alfio, accontentati immediatamente. Non sono gli unici che udiamo oggi. “Chi è che riesce a contare i pettirossi qui?”, esclama Alfio alle prime battute.

 

 

compressa-paesaggio-100_6482

 

Il censimento assume caratteri classici da MITO. È quest’ultimo il Monitoraggio ITaliano Ornitologico, un progetto, ideato e coordinato dai miei compari di Fauna Viva, che ha l’obbiettivo di lavorare soprattutto sulle specie più comuni. Le uscite sono concentrate nel periodo riproduttivo, il riconoscimento avviene quindi fondamentalmente al canto.

 

Chiusa l’ennesima divagazione, sottolineerei, appunto, l’intensa attività canora di oggi: scriccioli, pettirossi, fringuelli, cince varie, verdone (pochi..), merlo.

E le peppole? Ormai dovrebbero aver abbandonato le lande casatesi per il nord. Un paio di richiami ci dicono che qualcuna è ancora qui.

 

Lavori nei boschi: la stagione per il taglio degli alberi vive le ultime settimane. All’opera sono, nella foto, i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, sempre attivi nel campo del volontariato. Il ricavato del loro lavoro di oggi andrà a sostenere progetti in America Latina.

 

 

compressa-mato-grosso-100_6490

 

Poco attivo oggi è il picchio muratore, qui vediamo un esemplare in una foto di Edoardo Viganò.

 

compressa-picchio-muratore-1

 

 

Il suo richiamo si ode solo in una occasione.

 

Gli allocchi, o chi per loro, han pasteggiato mica poco. Troviamo un paio di spiumate.

 

 

 compressa-spiumata-piccione-1-100_6476

 

 

 

compressa-spiumata-piccione-100_6487

 

Le vittime sono, ahiloro, dei piccioni. I punti in cui si rinvengono queste tracce sono sempre più o meno gli stessi. Possiamo ipotizzare la presenza di un paio di territori di allocco: notizie che verranno utili per future uscite notturne.

 

C’è ancora un poco di ghiaccio.

 

compressa-ghiaccio-100_6483

 

 

 

Le peppole, scopriamo, non han lasciato la Nava in massa. Tutt’altro: 70-80 esemplari sono posati sugli alberi, nel settore meridionale della Valle.

 

Salutiamo i ragazzi del Mato Grosso, mentre la pioggia comincia a cadere più forte. Alla prossima, Valle Nava.

 

Matteo Barattieri

 





#18 gennaio 2009 Nella neve, nella pioggia, nel (quasi) deserto

18 01 2009

Non inizia nel migliore dei modi: piove, porca sidela. E mica debolmente. Rapido consulto con Alfio (Sala). Un censimento ornitologico richiederebbe condizioni di tempo il più possibile favorevoli. La pioggia non è il massimo; il pensiero va subito a, in ordine sparso, quaderno di campo bagnato, ottiche inumidite e magari danneggiate, ma soprattutto alla difficile visibilità. Alla fine decidiamo di uscire lo stesso, sperando in una sorte un poco più propizia.

 

La pioggia diviene meno battente, mentre sul terreno c’è ancora molta neve.

 

compressa-neve-1-100_58221

 

compressa-neve-2-100_58261

 

 

compressa-neve-3-100_58481

Il manto è ancora bello compatto: vita grama per i pennuti. Molti si sono spostati più sopra, verso giardini e abitazioni, dove procurarsi cibo risulta un poco più semplice. Qua e là troviamo della terra e delle foglie smossi all’attività frenetica di merli e affini.

 

Nessun umano si è avventurato da queste parti, oggi; fino al termine della giornata non incontreremo anima viva. Unica eccezione, i soliti quattro imbecilli del motocross, che fanno strame del silenzio in lontananza.

 

Le pagine del quaderno di campo languono, registrando un quasi deserto ornitologico: qualche cornacchia, qualche manciata di fringuelli, le solite cince… Il pettirosso non degna quasi della sua firma la cronaca della mattinata; il rampichino è oggi lontano o, più probabile, è ospite silente della Valle. Anche il tambureggiare dei picchi subisce oggi un netto calo. Causa prima, molto probabilmente, le condizioni meteo: emettere suoni e richiami costa energie, che è meglio dedicare alla ricerca di materia per l’alimentazione. Tutto ciò pregiudica in parte l’opera dei vostri rilevatori.

 

Le due poiane sono invece sempre qui, con l’immancabile codazzo di cornacchie.

 

Alfio ogni tanto indica nidi che altre volte non abbiamo visto: materia per future uscite. Uno in particolare merita una breve divagazione. Si trova in zona Colombina; un’immagine, pessima, è riportata qui sotto.

 

compressa-probabile-rifugio-scoiattolo-100_5821 

Ad Alfio farebbe pensare al rifugio di uno scoiattolo. La posizione addossata al tronco deporrebbe a favore di questa ipotesi, la forma un po’ meno: lo scoiattolo costruisce rifugi più a sfera. La costruzione è fatta da ramoscelli, il che potrebbe funzionare per l’ipotesi scoiattolo. La luce è quella che è: indagheremo più avanti.

Corriamo via rapidi di punto in punto, la pioggia lascia spesso delle tregue; mej fidass minga, però.

Non molte le tracce sulla neve. Si tratta soprattutto di pedate e di orme di cane. Poco invece è opera di animali selvatici.

 

Una pista attira la nostra attenzione. Analizziamola. L’animale è passato sotto il vicino ponte, macchiandosi le zampe di palta. L’andatura è a salti: le orme sono distribuite a due a due.

compressa-pista-faina-100_5836

Un mustelide, con buona probabilità. Il guanto e il dito ci fanno da scala. 

compressa-orma-faina-100_5835

 

compressa-orme-faina-2-100_5842

 compressa-orme-faina-100_5832

 Ogni impronta è lunga 4,5 – 5 cm, la distanza tra le coppie di impronte è pari a circa 25 cm. Quest’ultimo dato è significativo fino ad un certo punto, più diagnostica è la lunghezza della singola impronta: da un confronto con i sacri tesi (in particolare Bouchner “impariamo a conoscere le tracce degli animali”, De Agostini, 1983) possiamo attribuire le tracce alla faina o alla martora. La donnola ha impronta di dimensioni nettamente inferiori, circa la metà. Ermellino e puzzola sono da scartare sulla base della loro distribuzione in terra lombarda. La faina è il candidato più probabile, visto che frequenta con più facilità ambiti antropizzati. Non ultimo: la martora in Lombardia è diffusa in aree montane.

Nel rientrare, si fa vivo un pettirosso; sul terreno orme di lepre (o di coniglio selvatico).

 

compressa-orme-lagomorfo-100_5849

Un nocciolo è crollato, trascinandosi dietro un pezzo di sponda. Non ha però interrotto la sua esistenza: dai rami penzolano le infiorescenze.

compressa-nocciolo-caduto-100_5855

Missione compiuta, alla fine. Finisce, più o meno in gloria, tra i racconti di Alfio, che mescola vicende della propria esistenza alla memoria dei nostri territori. A me il compito di ascoltare e mettere in saccoccia: qualche episodio finirà anche nella mia ormai ricchissima raccolta di storielle divertenti, prese, è d’obbligo, direttamente dalla realtà.

 

Alla prossima

Matteo Barattieri





#4 gennaio 2009 Dalla galaverna spuntò il saltimpalo

4 01 2009

 

“Sembra primavera, quando nei boschi si vedono i ciliegi in fiore”, dice Alfio Sala – come sempre della partita -, commentando la presenza della galaverna, gioiello per gli occhi di cui l’inverno è sempre parco. Vedendola in modo meno poetico, incuriosisce  come il fenomeno non colpisca in modo indistinto tutto, ma tenda a scegliere alcune essenze. Almeno così sembra, a parte ovvie differenze legate alla posizione rispetto ai  punti cardinali. Mah…

 

compressa-galaverna-1-100_5524

 

 

compressa-galaverna-2-100_5531

 

  

compressa-galaverna-3-100_5532

La neve non è andata via del tutto; mica male: i cacciatori non possono per legge muoversi con queste condizioni.

 

compressa-neve-1-100_5529

 

 

Ferme al palo le doppiette, altri imbecilli provvedono a tormentare i vostri rilevatori. Si tratta, va da sé, dei motociclisti, invero pochi. Hai un bel parlare di atmosfera ovattata e di silenzi iemali, facendo leva su tutti gli stereotipi del caso. Gnent da fà: il fracasso dei motori rimbomba, prevenendo sul nascere qualsivoglia conato poetico.

La cronaca, invece. Registriamo oggi la presenza della prof, all’anagrafe Laura Farina. Presenza inusitata anziché no: la nostra teme da sempre condizioni meteo rigide. È anche inguaribile ottimista, avendo scelto il sottozero per inaugurare calzature antipioggia e –acqua da poco acquistate. Poca o nulla palta oggi sul percorso, ma compatto permafrost da lande boreali, con pozzanghere ghiacciate annesse e freddo per le estremità della malcapitata.

 

compressa-ghiaccio-1-100_5545

 

L’obbiettivo della digitale cerca anche qualche dettaglio. Un fungo è coperto da uno straterello di neve, parzialmente consumata dalla gocce di acqua che cadono dalle piante.

 

compressa-fungo-neve-100_5519

 

Alfio mette in moto l’armamentario; la sua attrezzatura è ancora analogica: attendiamo con pazienza le sue istantanee.

 

compressa-alfio-in-azione-100_5523

 

Molto attivi oggi i picchi. Non solo il rosso maggiore, anche il verde si fa più volte udire. Diamo una stima: 4 i picchi rossi maggiori e 2 i picchi verdi. Il rampichino presenta sempre un contingente nutrito. L’argomento merita ulteriori approfondimenti, in una prossima occasione. Del resto, è tra le mie specie preferite.

 

Ogni volta che giriamo per la Valle troviamo nuovi nidi. In zona Colombina, una stessa pianta ne reca un paio: merlo (quello posto più in basso), e tortora dal collare.

 

 

compressa-nidi-tort-merlo-100_55171

 

 

Nel corso dell’uscita troveremo anche un nido di colombaccio e un altro di merlo. Sul sentiero si nota una pannocchia. Alcuni chicchi sono stati mangiati. Opera di roditori, con buona probabilità: i chicchi sono infatti aggrediti nella parte centrale.

 

compressa-pannocchia-mangiata-100_5534 

 

A pochi metri, altra traccia. Questa volta è una mela mangiucchiata. Come spiegano Preben Bang e Preben Dahlstrøm nel manuale “Animal Tracks and Signs” (Oxford University Press, 2001), i piccoli roditori lasciano nelle mele depressioni oblunghe, risultato del lavorio degli incisivi inferiori. Le foto corrispondono abbastanza fedelmente alle descrizioni di Bang e Dahlstrøm.

 

compressa-mela-mangiata-100_5539

 

  

compressa-mela-mangiata-2-100_5541

 

La neve sul terreno fa anche sperare nel rinvenimento di altri tipi di tracce, leggi orme e piste. Ci sono, certo, ma si tratta solo di impronte umane e canine, purtroppo. La Nava è dunque abbastanza frequentata, commenta Alfio. Oggi incrociamo qualche corridore, e i soliti amici dei cani con quadrupede al guinzaglio. Passano anche dei ciclisti.

 

compressa-ciclisti-100_5553  

La mattina è ormai più che inoltrata, la galaverna fatica a sciogliersi, anche dove arriva il sole.

 

“E le peppole?”, potrebbe chiedere qualcuno. Il loro numero è oggi piuttosto ridotto. Alfio segnala che sono invece visibili a ovest della Valle, dove, probabilmente, riescono a trovare un poco di cibo. Qui alla Nava saranno 20-30 in tutto, oggi. Si fanno vedere in particolare verso il settore più a valle, dove è localizzato il punto 5, l’ultimo della lista. Mentre rifinisco il conteggio dei fringillidi, Alfio osserva tre buchi di piciformi. Eccoli in sequenza:

 picchio-buco-1-100_5558

 

 

picchio-buco-2-100_5559

 

  compressa-buco-picchio-3-100_5560

 

 

Il primo è posto in un settore che pare indebolito da attacchi di parassiti o simili. Le piante sono robinie, e piuttosto giovani. Possibile che si tratti di nidi? “E se fosse il picchio rosso minore?” mi viene da pensare, da immarcescibile appassionato di questa specie. Mah….

 

Sulla strada di ritorno integriamo il censimento aggiungendo qualche specie che prima non si era fatta viva. La metodologia seguita prevede di effettuare il rilievo per 10 minuti in ogni punto. Non è impossibile che qualcosa sfugga. Il metodo è in ogni caso affidabile, collaudato in decenni e in ogni dove.

 

Un manufatto lungo il pendio merita future indagini.

 

compressa-manufatto-tubo-100_5565

 

 

Sembra un collettore per raccogliere acqua dalle strade, ma è completamente asciutto: forse ha smesso di adempiere alle sue funzioni.

 

Una tana fresca di coniglio selvatico è piazzata vicino al sentiero. Più sopra la specie è ben rappresentata, spiega Alfio.

 

compressa-tana-coniglio-100_5566

 

Quando stiamo per riporre le ottiche nello zaino, l’inatteso. Un coppia di saltimpalo fa bella mostra di sé, tra incolti e ortaglie in quel della Colombina. Specie di interesse e importanza, il saltimpalo: un tempo era comune, oggi è sempre più confinato. Non abbiamo foto dei volatili, quelle che seguono illustrano gli ambienti utilizzati qui alla Nava, anzi alla Colombina.

 compressa-ambiente-saltimpalo-1-100_5569

 

compressa-ambiente-saltimpalo-2-100_5570 

Un invito per tutti a sbinocolare alla ricerca di questo bellissimo uccello. E a cercare di tutelare questi ritagli di verde parzialmente antropizzato. E, da ultimo, a tenerlo d’occhio: potrebbe riservare ulteriori sorprese.

 

Alla prossima

 

Matteo Barattieri

 





#20 dicembre 2008 – Tutto è bene…

21 12 2008

 

“Non può piovere per sempre”, la citazione dal film “Il corvo” è quasi d’obbligo, anche se le atmosfere nostrane rimandano poco o punto alle notazioni gotiche della pellicola di cui sopra. Dopo la pioggia, la tanta e quasi interminabile pioggia dei giorni scorsi, la nostra Nava è gonfia d’acqua.

 

compressa-nava-e-acqua-100_5378

 

 

Le temperature alte per la stagione lasciano solo bave di brina qua e là.

 

compressa-bava-di-brina-100_5373

 

 

 

Nonostante il sole, tuttavia, ci siamo solo noi due – io e l’inossidabile Alfio Sala – lungo i sentieri. Altre presenze caratterizzano lo scenario di oggi: cacciatori e cani annessi. Visitatori per niente graditi: spari continui, cani in movimento ovunque, capanni in azione; per i poveri selvatici non c’è tregua. Problema mica da poco, sarà da affrontare prima o poi, e sarà dura, molto dura. Altra nota dolente: a impugnare le doppiette sono non pochi giovani.

 

Il panorama avifaunistico non offre molto oggi, nessuna novità particolare. Alfio dedica del tempo a tentativi fotografici. La luce di inizio giornata non è però delle migliori: il nostro abbandona temporaneamente velleità d’obiettivo.

 

compressa-alfio-in-azione-2-100_5371

 

“Matteo non va in escursione, va a zonzo”, disse una volta Anna S., coordinatrice dei campi estivi CTIN-WWF, dove il sottoscritto opera da anni. Durante i campi a Innerbach (Sudtirolo), si va in escursione coi ragazzi (12-14 anni). Se sono io a comandare la giornata, le passeggiate durano moltissimo, interrotte da tante divagazioni. ”Andare a zonzo” non significa perdere tempo, significa invece appropriarsi in modo più forte di quanto ti circonda, essere sempre pronti a trovare motivi di interesse e a fare osservazioni, e saper cogliere l’inatteso.

Le occasioni non mancano mai. Mentre Alfio fa le sue prove fotografiche, trovo e immortalo questa bella tana di arvicola (o giù di lì): roba da manuale.

 

compressa-tana-arvicola-100_5370

 

La neve e l’acqua han gonfiato i boschi, e qualche pianta non ne è uscita indenne. Sono gli schianti, termine – ebbene sì – tecnico, del gergo dei forestali. Schianti: nello stesso tempo selezione imparziale nella massa vegetale e fonte di vita per tante specie, animali e non solo. Qualche albero, orcu diaul, cade dritto sul sentiero: un estemporaneo percorso a ostacoli mi fa scivolare, cavalletto e digitale nelle mani, sul ferretto fattosi palta.

 

compressa-schianti-100_5376

 

 

Non tutto il male viene per nuocere, la considerazione è del mio compagno di avventure: saranno tempi duri per i motocrossisti, altra genie che non amiamo.

Una poiana è ancora presente, offesa nella sua quotidiana attività da spari e cani. Le nuvole di fringuelli e peppole sono ancora in zona, si muovono secondo traiettorie ormai consuete. Come gli umani, anche gli animali sono spesso e volentieri costanti e abitudinari nel loro agire, aspetto che spesso aiuta gli osservatori.

 

Raggiungiamo l’ultimo punto di stazione; per arrivarci bisogna attraversare la Nava.

Il cavalletto del binocolo abbisogna di una resentada che elimini fanghiglia e aggregati. Il nostro finisce a bagno, un’immagine da lavandaie di qualche lustro fa.

 

compressa-cavalletto-in-acqua-100_5385

 

Nel frattempo, immortalo qualche impronta di roditore, nella spiaggia sulla riva del Torrente.

 

compressa-orme-di-topo-1-100_5383

 

 

compressa-orme-di-topo-2-100_5384

 

 

All’ultimo punto, il dramma, piccolo se confrontato con tante sciagure dell’umana tragedia, ma fastidioso anziché no. La placca di raccordo che permette di agganciare la specola, per dirla con il Lario Lecchese, al treppiede non è più tra noi. Beh, agganciata alla buona in seguito a tormentate vicende, ha pensato bene di arricchire il paesaggio della Valle. Ripercorriamo l’ultimo tratto, senza successo veruno. A casa dovrei averne un’altra di scorta, spero: vedremo. Tripla scocciatura non poter usare per qualche tempo il cannocchiale.

 

Il ritorno ci fa scoprire un paio di resti di pasto: bucce di qualche bacca, come mostra la foto qui sotto, mangiata da un’arvicola. 

 

compressa-traccia-di-tordo-100_5387

 

 

A ulteriore conferma dell’identità del colpevole troviamo anche degli escrementi, tipicamente da piccolo roditore: dei cilindretti scuri. L’immagine che li ritrae è stata scattata successivamente, a casa, dopo averli fatti seccare, operazione che ha tolto ad alcuni un poco dell’aspetto originario.

 

compressa-escrementi-roditore-1-100_5416

 

A pochi ghelli, un paio di borre parzialmente schiacciate fanno bella mostra di sé. Finiscono, ovvio, nella collezione del sottoscritto, insieme ai frammenti di gusci di cui sopra. Il termine “borra” indica una pallottola rigurgitata da molte specie di uccelli, in particolare rapaci ma non solo. La pallottola contiene le parti di cibo che l’animale non riesce a digerire. Gli uccelli non hanno denti e affini, di conseguenza ingurgitano tutto. Il cibo verrà triturato all’interno dell’apparato digerente. Ciò che non è digeribile sarà espulso e formerà la borra. All’interno di queste pallottole possiamo trovare di tutto: ossa, peli, piume, pezzi di scheletro di insetti…..

 

compressa-borre-100_5389

 

Con buona probabilità, viste le dimensioni e l’aspetto untuoso, si tratta di tracce di allocco, tipico rapace notturno dei boschi.

 

Salutiamo la Valle della Nava. Alfio mi regala qualche gioiello: alcune penne di gallo forcello e una penna di astore, tutta roba di provenienza valtellinese. Porca vacca! Astore! Per fare contento un naturalista a volte bastano un paio di penne di quelle giuste. Ringrazio il bravo Alfio, anche per la compagnia.

 

A casa recupererò un placca di riserva per il cavalletto. “Tutto è bene….”.

 

Matteo Barattieri





La Flora

1 11 2007