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Gran bella giornata estiva, col pieno sole ma relativamente “fresca”: ovviamente l’orario mattutino incide molto sull’aria frizzantina, che probabilmente sparirà nel prosieguo della mattinata. L’orario è forse tra i più anticipati considerando tutte le uscite fatte, eppure si ha la sensazione, reale, di essere già in ritardo: come se lo spettacolo sia già nel vivo da tempo.
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Alla Colombina si è accolti da un vero e proprio “muro verde”, da quello che qualche settimana indietro appariva come una sfida impari ad ergersi su un terreno infame. Pronostico visibilmente ribaltato: con la solita retorica ci si può stupire della forza smisurata di un piccolo seme. Carosello di luoghi comuni: in natura tutti e tutto, hanno una possibilità per emergere, chi col fisico, chi con la furbizia, chi con la specializzazione, chi col numero. Il problema, di questa democrazia quasi perfetta, è che la possibilità è solo una: persa quella, il treno non passa un’altra volta. Per chiudere: questi semi non l’hanno persa.
Questa è la stagione del verde, se c’è umidità, e del giallo, se il ciclo è giunto a compimento o se scarseggiano le precipitazioni: poco spazio è lasciato agli altri colori. Le grandi fioriture hanno fatto il loro tempo, eppure guardando in modo meno superficiale, si trovano delle essenze ancora in fiore, spesso in luoghi marginali. Così qualche giallo ranuncolo lungo lo sterrato, il rosa nei prati del trifoglio rosso e il bianco del ladino e delle silene, marcano la presenza di queste essenze.
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In cielo i giovani di rondine, balestruccio e rondone, ormai padroni della tecnica del volo, sfrecciano con gli adulti e si riconoscono solo per alcuni particolari del piumaggio: ad esempio le giovani rondini non hanno le timoniere esterne sviluppate come negli adulti, ne consegue una coda assai meno “biforcuta”. Solo alcuni nidi sono ancora occupati dai ritardatari o dalle deposizioni di “rimpiazzo”.
Anche le cornacchie nate nell’anno, osservate in volo, si riconoscono più per l’insistenza “canora” con cui seguono gli adulti che per caratteristiche visive. Ovviamente a distanza meno proibitiva, l’occhio appena allenato, coglie gli aspetti da immaturo del piumaggio.
A proposito di nidificazioni, in Valle, al bordo di una radura è stato abbandonato il guscio di un uovo di merlo…
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…dato il profilo della rottura parrebbe il risultato si una schiusa normale, portato sul posto da uno dei genitori, con l’intento di cancellare ogni traccia in prossimità del luogo scelto per allevare la prole. La giornata per gli insetti, all’ombra della vegetazione, si snoda pigramente, al confronto della frenesia che caratterizza chi frequenta le distese assolate. A questa regola non si sottrare la Panorpa, comunemente chiamata “mosca scorpione”, nome derivante dal caratteristico rigonfiamento apicale assai marcato nei maschi, comunque già visibile, in modo decisamente meno accentuato, anche nella femmina della foto.
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Il soprannome, che potrebbe trarre ad affrettate conclusioni, è limitato un una questione estetica: questo insetto è assolutamente inoffensivo, e nulla ha da spartire con la “cattiva” fama, più o meno meritata, dei veri scorpioni.
Con lo stesso metro, cioè basandosi su atteggiamenti o forme che richiamano altre realtà, comunemente vengono appellate alcune specie di libellule del genere Calopteryx. Ma il risultato è diametralmente opposto: comunque il nome “damigella” indubbiamente non fa una grinza!
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E questo maschio di C.virgo, sembra proprio esibirsi in un passo lieve di danza…
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Sala Alfio
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