Le foto sono tratte dal sito di Sentieri e Cascine
Her hair is Harlow gold,
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She’s got Bette Davis eyes
Fin troppo facile l’abbinamento. Si parla di tracce e di ricerca di tracce di volatili, e immediato dovrebbe essere il riferimento alle capacità degli sguardi umani di cogliere, in ogni dove, segni della presenza dei nostri. E da lì, classico topos, si dovrebbe arrivare agli occhi dei rapaci, nei secoli celebrati per facoltà al limite dell’incredibile. Nossignori. Complice una delle tante radio via internet che accompagnano le sedute al pc del vostro scrivano – con youtube che permette infinita replica di qualsivoglia sonorità –, il pensiero va invece a un brano riascoltato di recente attraverso l‘etere informatico. Gli occhi sono quindi quelli di Bette Davis, celebrati dalla voce di Kim Carnes, cantante pop di qualche lustro fa, sfondo e contrappunto alla stesura dell’ennesima cronaca. Testo non propriamente castigato, ma tant’è. http://www.youtube.com/watch?v=x0Ne9rZpTt4&feature=related
She’s pure as New York snow
She got Bette Davis eyes
And she’ll tease you
She’ll unease you
“Per fare felice un naturalista, devi portargli un animale morto”. Così una persona che conobbi qualche tempo fa. Sia esso un insetto o un anfibio, un uccello o un grande mammifero, vedrete il viso dell’appassionato illuminarsi. Impossibile sfuggire all’attrazione per gli oggetti dei nostri desideri. Spirito macabro ai confini con la necrofilia, potrebbe commentare il profano. In realtà, l’analisi è totalmente personale, si tratta di tutt’altro: è la possibilità di avvicinare e di toccare ciò che normalmente non possiamo pensare di tenere tra le nostre mani. O che magari concede solo fugace visione. E non mancano episodi, carichi di umorismo tra l’involontario e il nero, di cui sono stato in non pochi casi testimone e diretto protagonista. Tra gli altri, quello del conservatore di un museo, che accompagnò la dolce morosa in scampagnata. L’obbiettivo aveva poco di idilliaco: era arrivata la segnalazione di una carcassa di cervo. La fanciulla rimase perplessa – i due riportarono a valle i resti dell’ungulato –. Il museo si arricchì di un campione in più, il pianeta vide sciogliersi un legame d’amorosi sensi. Ma queste sono altre storie.
She got Greta Garbo Stand off sighs,
she’s got Bette Davis eyes
Ci sarebbe dell’altro. Da vicino, il segreto del fascino e della bellezza degli adorati pennuti mica si disvela. Tutt’altro: in un gioco psicologico, tremendo e frustrante, tanta meraviglia di colori e forme viene via via a perdersi, e ci lascia con desideri inappagati.
L’introduzione all’uscita passa, su a Campofiorenzo, per penne e piume di alcune specie tra le più classiche. Tarabuso, airone cenerino, civetta: la rassegna è limitata ma significativa. Le remiganti hanno funzione di permettere la spinta dell’animale in volo.

Le due parti della penna sono contraddistinte da, più o meno spiccata, asimmetria. Non hanno cioè uguale estensione, per ragioni aerodinamiche. Come vuole la legge di Bernoulli, l’ala non è perfettamente piatta. Ma qui sconfiniamo nella fisica. Le timoniere, vale a dire le penne della coda, hanno invece aspetto più omogeneo e rispettano regole di simmetria.
Gli elementi del piumaggio non sono l’unico segno lasciato dagli uccelli. I cassetti di non pochi appassionati sono pieni di resti legati a funzioni fisiologiche tra le più classiche. Escrementi, va da sé. E le borre, ovvero pallottole che escono dal becco al termine dei processi digestivi e che contengono ciò che l’animale non può assimilare: ossa, peli, piume, e anche gandulitt di qualche bacca. Oggetti dalle preziose architetture, le borre non mancano di colpire il nostro uditorio. Ne troveremo? Sembra chiedere qualcuno, già attraversato dalla febbre del cercatore di tracce.
Ho percorso la strada che mena su a Casate tante volte; in non poche occasioni con il desiderio di, prima o poi, entrare nella corte che si affaccia sul sedime qui a Campofiorenzo. Oggi l’opportunità è a portata di mano, grazie anche a Capitan Biffi, la cui presenza è immediato lasciapassare.

E non manca, l’esponente del Sentieri e Cascine, di buttar lì qualche interessante aspetto di storia locale.
I pali segnaletici posizionati dal gruppo di cui sopra stimolano l’umano ingegno, ovvero sono facile supporto per piazzare indicazioni personalizzate. Il solito buontempone ha fissato qui un cartello improvvisato per condurre il viandante verso il proprio cassott.

Dove finisce il folklore cominciano le note per noi, oggi, più di interesse. Sono, i cassott, piccoli nuclei di biodiversità, oltre che tipico dettaglio di tante parti di Brianza. Vi si rifugiano molte specie, vegetali e animali. Vanno sempre controllati, soprattutto se diroccati. Questo ci offre qualche nido di vespe, insieme a impalpabili brividi da urbex, forma contratta per urban exploring, disciplina di matrice anglosassone che vede gli adepti entrare in luoghi, appunto, urbani, abbandonati e dismessi, senza compiere scasso o altro di poco ortodosso.
Qualche rapace si mostra in cielo, approfittando del sopravvenire delle giuste termiche.
Laura Caldirola piazza lì uno dei primi ritrovamenti della giornata: delle piume subito descritte dall’Alfio.

È contenta la nostra discepola. L’entusiasmo ha un che di simpaticamente infantile. Non se ne turbi, la signora: il suo esultare non differisce da quello di noi più dirozzati, sempre contenti quando un’uscita ci regala qualche pezzo da mettere nello zaino.
All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes
Occhi al cielo…..

….occhi a terra: una classica spiumata.

Vittima un colombaccio, come capiamo, ad esempio, dalle remiganti attraversate da una banda chiara, perpendicolare all’asse della penna. Il predatore? Molto probabilmente un allocco.
Una frazione della comitiva si stacca dal gruppo: l’obbiettivo è salvare alcune ovature di rane, cui il parziale disseccamento di una pozza riserverebbe triste destino. Le spostiamo nell’acqua. 
Registriamo l‘ennesimo esempio di utilizzo a scopi cultuali dei pali segnaletici.
Un minimalismo degno di interesse. Penseranno, è prevedibile, Capitan Biffi e soci a dar vita a qualche adeguata rassegna fotografica su questi, e magari altri, manufatti del piccolo. Quel piccolo che contraddistingue, non da oggi, le lande brianzole.
Il finale non manca di classico botto. All’ultimo cassott compaiono, in terra, alcune borre. L’obbiettivo della digitale le fissa per la fotocronaca.

Civetta? Gheppio? Ipotesi più probabile la prima, anche se una ha caratteri che fan pensare al gheppio. Vedaremm.
Il pensiero di alcuni va all’appuntamento, ormai prossimo, di Naturalmente Brianza.
Tocca alle nostre Lara e Marta sorreggere lo striscione. Il mio parere conta ben poco, ma l’opera della sempre brava Marta fa, ma sa diss, la sua porca figura.
All the boys Think she’s a spy,
she’s got Bette Davis eyes
Trovate la documentazione fotografica completa dell’uscita sul sito di Sentieri e Cascine: http://www.sentieriecascine.it/eventivallenava/2011/11bw/04_03apr/index.html
Questo il sito: http://www.sentieriecascine.it/drupal/
Qui il testo di Bette Davis Eyes:
http://www.forumanni80.com/testi-canzoni-anni-80/1291-testo-e-traduzione-bette-davis-eyes-kim-carnes.html
Alla prossima
Matteo Barattieri
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