Gruppo Valle Nava

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#Il G8 senza contadini ammette il proprio fallimento ma non supera le sue contraddizioni


Al seminario organizzato dal Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare il 18 aprile a Treviso, Ibrahim Coulibaly, Presidente dell’associazione contadina CNOP del Mali, ha detto chiaramente: “L’Africa può nutrirsi da sola, non ha bisogno di politiche agricole globali imposte da un gruppo di paesi ricchi senza alcuna legittimità: non è compito del G8 decidere la politica agricola internazionale!”. L’affermazione di Coulibaly rispecchia le posizioni di forte critica emerse durante il seminario rispetto al primo G8 agricolo, che si è tenuto dal 18 al 20 aprile a Cison di Valmarino, vicino Treviso. I ministri dell’Agricoltura degli otto paesi più industrializzati hanno prodotto una dichiarazione finale che non solo ammette i suoi stessi fallimenti nel passato, ma prevede un futuro pieno di contraddizioni. Il summit di Treviso è stato esplicitamente programmato per limitare l’accesso delle organizzazioni agricole e ridurre la loro visibilità. Basti la locatione: il G8 si è tenuto in un castello isolato tra le montagne. Il ministro italiano dell’agricoltura Zaia, peraltro, si è rifiutato di incontrare una delegazione di organizzazioni contadine italiane e internazionali che volevano esprimere semplicemente loro proposte e suggerimenti. Senza il minimo ascolto ecco che il testo finale prodotto dal G8 è un documento estremamente contraddittorio, che come spesso capita dice tutto per non dire nulla. Mentre riconosce il ruolo dei produttori di cibo e la crisi che colpisce le aree rurali, fallisce nel definire una reale strategia per alleviare questa crisi. La dichiarazione, da una parte, parla di porre “l’agricoltura e lo sviluppo rurale al centro di una crescita economica sostenibile, rafforzando il ruolo dell’agricoltura familiare e dei piccoli produttori e il loro accesso alla terra”, ma dall’altra, parla di “raggiungere un’equilibrata, ampia e ambiziosa conclusione del Doha Round”, due politiche che sono incompatibili: il Wto ha ripetutamente dimostrato di avere effetti catastrofici sui piccoli agricoltori, dato che liberalizza il mercato dell’agricoltura e privatizza le risorse naturali. La dichiarazione sostiene anche la proposta di creare una Global Partnership per il cibo e l’agricoltura, mentre allo stesso tempo riconosce la centralità del ruolo della FAO – due posizioni che non possono essere conciliate. Le istituzioni delle Nazioni Unite già esistenti devono essere al centro della soluzione per la crisi corrente, e non la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, rappresentati dalla Global Partnership.

Sono proprio le politiche del G8 che in passato come ora hanno fatto fallire gli obiettivi di dimezzare la fame globale entro il 2015. Qualsiasi reale politica che voglia mettere contadini e agricoltura sostenibile al centro, deve rifiutare l’agenda del libero commercio e la Global Partnership, permettendo agli stati di proteggere i diritti dei loro popoli a lavorare e mangiare. I contadini, che rappresentano circa la metà della forza-lavoro mondiale, sono i primi ad essere affetti dalla fame e dalla malnutrizione. I rappresentanti del movimento internazionale nato dai contadini di diversi paesi tra nord e sud del mondo “Via Campesina” si sono incontrati a Treviso nei giorni del G8 per far valere le loro alternative, per sottoporle nuovamente all’attenzione delle istituzioni. Le loro richieste sono semplici: permettere ai popoli e ai paesi di definire e proteggere il proprio sistema agricolo, senza condizionare negativamente gli altri. Trasformare il modello di agro-esportazione sia nel Nord che nel Sud in uno basato su scala locale e sulla produzione agricola sostenibile, a sua volta basata su coltivazione familiare sostenibile.


Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 24, 2009 da in Agricoltura con tag , , .

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