Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

#I Ciudett – speciale del 24 ottobre 2010

I chiodini (Armillaria ssp.) in Brianza sono qualcosa di più che semplici funghi. Sono una tradizione tramandata da nonni a nipoti, un’attesa che comincia a fine estate per essere soddisfatta in pieno autunno, l’occasione di sentirsi, spesso a torto, esperti del bosco e dei suoi frutti. Ancora, rappresentano talvolta l’unico contatto ravvicinato coi boschi e il momento di rimettersi quegli stivali, usati proprio l’anno prima e poi lasciati là in un angolo del garage.

'Chiodini'

E sì perchè il chiodino richiede un abbigliamento adatto e protettivo, visto che il suo habitat preferito è quello umido, da noi ricco di robinie spinose e attorniate da rovi.
Ama molltissimo le piccole vallette, magari solcate da rogge, e costringe ad inerpicarsi su rive anche scosciese. Salvo poi comparire in ceppi vistosi, nel giardino di casa, contornando i resti del tronco interrato della pianta da frutta, tagliata qualche anno addietro.

Armillaria gallica

Ma quando finalmente arriva, nei siti a lui congeniali, letteralmente tappezza il bosco. Infatti molti cercatori di funghi, per questa specie, usano più la cesta che il cestino, in previsione di raccolte copiose. Il problema è che troppo spesso si eccede nel raccogliere questo fungo, che se non viene riposto più che bene nella cesta si rovina facilmente ed ancor più facilmente si impregna di terriccio: a casa poi occorrono ore per ripulirlo.
E’ a questo punto che scatta la molla della “generosità” verso parenti o vicini di casa. Dopo aver mostrato con orgoglio la cesta stracolma si inizia la distribuzione, in modo da alleggerire il fastidio della pulizia di tutti gli esemplari raccolti.

Armillaria cepistipes

.

E il bosco? Beh, il bosco in queste settimane sembra setacciato da un grosso numero di… cinghiali. Non è certo un bel vedere, perchè come si accennava in precedenza, molti non sono abituali frequentatori dell’ambiente e si comportano chiaramente da “arraffatori”, con pochissimo rispetto per il sistema natura.
Fortunatamente, il terreno preferito dal chiodino è, come già detto, umido e con un sottobosco spesso invadente, a cui il passaggio dell’orda umana non fa poi così male.
Purtroppo quest’orda senza rispetto distrugge, nell’ignoranza assoluta, le altre specie di funghi presenti.
A proposito di specie, come si può notare dalle immagini, il “chiodino” rappresenta più che altro il genere “Armillaria” composto da alcune specie distinte.
Cosa che i cercatori,talvolta inconsciamente, esprimono definendo il fungo abbinato ad un un tipo preciso di pianta, ecco allora “quelli di robinia” piuttosto che “quelli di castagno”, e così via. Già i nostri nonni tendevano a separare i “ciudett” dai “casnieu”, i primi caratterizzati dalla crescita a cespi , i secondi, seppur numerosi sul terreno, ma cresciuti singolarmente.

 

Armillaria mellea - esemplari non più eduli

Ma, tornando ai nostri chiodini, accuratamente puliti, come vengono consumati ? La tradizione brianzola li vuole soprattutto in umido, come contorno di carni bianche o spezzatino, per l’uso immediato magari con una bella polenta. Per la conservazione, bisogna armarsi di grande pazienza, perchè vanno selezionati e puliti quelli molto giovani, alti pochissimi centimetri, che vanno fatti bollire in un misto di acqua e aceto, scolati e lasciati asciugare per finire poi, a scelta, in vasetti con olio o aceto.
Fin qui la tradizione… ma l’esperienza personale non rifugge un bel risotto!
Su diversi trattati se ne raccomanda un uso “controllato” giustificato da una, seppur bassa tossicità. Questa raccomandazione, valida un po’ in generale per il consumo dei funghi, riguarda più da vicino le persone soggette a problemi digestivi. Sempre dall’esperienza personale, non ho mai avuto notizia di problemi particolari legati al consumo di chiodini tra le mie conoscenze, comunque un po’ di prudenza non guasta.
Prudenza, invece, indispensabile nel riconoscerli onde evitare le conseguenze spiacevoli se si confondono con il “falso chiodino”, rappresentato nell’immagine seguente.

Hypholoma fasciculare

Nei nostri boschi, compreso la Valle della Nava, sono presenti entrambi i generi, quindi meglio non inventarsi… esperti!


Alfio Sala

N.B. tutte le immagini provengono dalla Valle della Nava, ad eccezione de Hypholoma fasciculare, scattata a Colle Brianza.

Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

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