Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

# 16 dicembre 2010 – Il rumore della brina

 

Foto: Alfio Sala

Che rumore fa la brina?

Ci troviamo in due, il sottoscritto e Alfio Sala. Dopo due anni di indagini diurne, il cui merito va per la quasi totalità al bravo Alfio, bisogna coprire anche le specie della notte. Il periodo è indicato per gli allocchi, come vogliono protocolli e nozioni di biologia. È in inverno che la specie diventa molto reattiva – dal momento che si formano i territori riproduttivi –, e risponde ai richiami inviati con il registratore: la tecnica del playback, per usare terminologia tecnica.

Non soffia un filo d’aria, luna appena velata: condizioni ottimali, registra il taccuino. Fare previsioni è fin troppo facile: ci aspettiamo almeno 2-3 risposte, pari a 2-3 territori. Vedremo. Il mio scomodissimo ma utilissimo registratore richiede un rapido cambio di batterie, e possiamo partire. Qualche rada bava di neve qua e là. Su tutto domina la brina. Il suolo è indurito dal ghiaccio, e i pensieri viaggiano oltre, andando a captare sensazioni del passato. “Quando il terreno è ghiacciato, c’è solo un modo di giocare: far viaggiare la palla di prima, senza portarla”. Poco inerente al contesto e alle attività di questa serata, ma tant’è: è il ricordo di una partita, qualche lustro fa, in cui annullammo completamente gli avversari, facendo girare il pallone dopo uno, massimo due tocchi.

O ci si mette a ragionare sulla temperatura: quanti gradi siamo sottozero? Curiosità spicciola, e poco originale, ma irresistibilmente scontata.

Che rumore fa la brina?

Al punto numero 1, i rapaci notturni non si fanno attendere. Un maschio in lontananza, e una femmina qui vicino. Canta anche, pensa te, una civetta. Sfacciata? Aspirante suicida? La civetta è più piccola dell’allocco, e emettere il proprio verso potrebbe trasformarla in preda per quest’ultimo, come documentato in letteratura.

Al punto numero 2 risentiamo l’allocco maschio di prima. Non smette di cantare, suscitando le mie risa, per la sorpresa del mio compare. Adoro il canto di questa specie, che riesce sempre a mettermi di buon’umore. E a far riaffiorare altri ricordi. Qualche lustro fa, ahinoi: col Marco e la Nadia a censire allocchi, in quel del Parco di Monza; una serie di uscite, denominatori comuni rigore scientifico e voglia di divertirsi. Il canto di uno degli allocchi che ci accompagnavano era inconfondibile per le tonalità roche. E poi: il minuto di raccoglimento per ricordare un giovane raccolto dalla Nadia a bordo strada, vittima di un impatto con una macchina molto probabilmente, sempre nel Parco. Curiosamente, l’attrazione del mondo della notte è per il sottoscritto pressoché nulla: il piacere è tutto nel percorrere sentieri e nell’indagare sulle presenze faunistiche.

Rimane però la domanda. Che rumore fa la brina?

Intere fasce a prato e ampie porzioni di campi sono coperte di bianco. “Oggi qui non ha mai sgelato”. L’Alfio scatta qualche foto, prima che le batterie della digitale esauriscano la loro carica.

Insieme ai ricordi affiorano piccole fobie. In più di un’occasione mi sono beccato, muovendomi al buio nei boschi, frustate di fronde in faccia. A basse temperature non è propriamente piacevole. Mi muovo quindi con la giusta circospezione, anche se l’abitudine al buio non mi manca. Il mio compagno di avventure mi mostra le tracce lasciate dall’alluvione dello scorso agosto. Impressionante. Sul sentiero, spesse croste di ghiaccio non si fanno nemmeno scalfire dalle nostre pedate: il piacere di romperle, lascito dell’infanzia, ci viene così negato. Il tono sordo delle pozze ghiacciate, i rumori ovattati dalla neve. Quale mondo di suoni è legato alla brina? Che rumore fa la brina?

Al punto 4 si risentono gli allocchi. Due maschi. Uno è lontano. Il rumore delle acque della Nava impedisce ad Alfio di coglierlo.

Arrivati all’ultimo punto, il quinto, non dobbiamo inviare il richiamo. L’allocco che prima udivamo lontano canta a ridosso del nostro punto di stazione. Per usare terminologia appropriata, si parla di canto spontaneo. In questi casi non si usa il playback. In lontananza un altro allocco maschio.

Tempo di rientrare: missione compiuta.

Il chiarore della luna viene diffuso sulla Valle. Il mio organismo ha un curioso sussulto: mi sento come fossero le prime ore del giorno. Sensazione straniante? Disturbante? Nossignori. Tutto sommato è piacevole: una sorta di incursione nel mondo del fantastico. Non dura poco, diversi minuti.

Verso est, le luci di Montevecchia.

Che rumore fa la brina?

Matteo Barattieri

3 commenti su “# 16 dicembre 2010 – Il rumore della brina

  1. sala alfio
    dicembre 22, 2010

    c……, ho passato una serata con uno scienziato-poeta e non lo sapevo !
    non si tratta di piaggeria, ma del piacere di conoscere poco alla volta una persona. c’è chi lo fa sorseggiando un liquore, seduto comodamente e chi nel freddo di una valle, di notte.
    non c’è paragone. appunto……

    alfio sala

  2. roberto z
    dicembre 23, 2010

    Cari Matteo ed Alfio, dopo la lettura dell’ultimo dei vostri report è sorto spontaneamente dentro di me il desiderio di ringraziarvi e di ammirarvi per il valore e la bellezza della vostra opera di censimento. Un lavoro che va avanti da anni e che accumula quello spessore di senso che solo ciò che deve essere continuamente ripetuto lascia sedimentare.
    É bello sapere che ci siete e che cosa state facendo.
    roberto

  3. cesare
    dicembre 23, 2010

    Bravi, sapete trasmettere emozioni così rare da ritrovare nel nostro mondo schizofrenico.
    Dateci altre comunicazioni analoghe.
    E’ un piacere leggervi.
    Cesare Mariscotti Mi

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 22, 2010 da in Ambiente, Appunti dalla Valle della Nava, Biodiversità, Boschi, Fauna con tag , , , , .

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