Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

#La Nava restituisce sempre tutto – 2 gennaio 2011

Ecco un nuovo anno che va ad incominciare, con qualche timore, qualche speranza e nessuna certezza. Il tutto riferito all’ambiente in generale e al nostro microcosmo in particolare. Dopo le notizie sul futuro gestionale dello Stelvio, che proprio in dirittura d’arrivo, hanno chiuso un anno assai difficile per la tutela ambientale in Italia, le speranze rasentano l’utopia: se si tratta così un Parco Nazionale, la fragile situazione della Nava come potrà essere garantita? Limitarsi a sperare sarebbe un suicidio annunciato, bisogna continuare a vigilare, a spingere, insomma, non mollare assolutamente la presa.
Dopo questo preambolo, legato ovviamente a sensazioni personali, speriamo smentite, torniamo alla Nava, al suo gelo e alle sue creature. D’obbligo la ormai tradizionale apertura con lo scatto alla Colombina, punto di partenza fisso per le uscite.


Come si diceva giornata velata e gelata, anche se le temperature non sono da record negativo. Oggi è “solo” inverno, metereologicamente parlando.
Nonostante le condizioni climatiche, la Valle è frequentata: alcuni podisti e bikers, qualcuno che regala una sgambata al proprio cane e non manca qualche “scarpinatore” solitario, insomma tutte presenze positive, se escludiamo un paio di appostamenti di caccia ancora attivi.
Anche se non c’è la particolare galaverna dell’uscita precedente, il gelo “orla” proprio tutto, partendo dai fili d’erba fino su, ai rami delle piante. Anche le poche essenze che con le loro tonalità, punteggiano il paesaggio non sfuggono al fenomeno.
In particolare le foglie ancora verdi dei rovi…


…e gli ultimi frutti presenti sui rami dei cespugli di fusaggine.


In questo ambiente, ai nostri occhi poco ospitale, seppur a suo modo ricco di fascino, si risconta la presenza di diverse specie di uccelli, alcune con un numero di individui per niente trascurabile. Se questo fatto risulta comprensibile per i gruppetti di fringuelli, che annoverano anche delle peppole, o per il gruppo dei colombacci, visto che si tratta di uccelli che possono sfruttare i resti delle coltivazioni di mais, ci si chiede cosa mai riescano a trovare le cincie, i codibugnoli, i pettirossi e gli scriccioli.
Alcuni di questi uccelletti, in inverno mutano, anche in modo drastico, la loro dieta, passando dagli insetti ai frutti, alle bacche e ai piccoli semi: resta comunque il quesito su come facciano a sostentarsi in modo sufficiente.
Ovviamente la presenza di queste specie, giustifica la silouette inconfondibile della poiana, che con un paio di individui vigila sulle cime delle piante più alte.
Questo massiccio rapace, all’occasione non si lascia sfuggire qualche uccelletto, anche se la sua predisposizione è per la caccia ai piccoli roditori: per questo motivo la si ritrova spesso, appollaiata in un punto elevato da cui può dominare ambienti aperti, privi del tutto o con vegetazione arborea limitata.
Oggi anche i picchi fanno notare in modo assiduo la loro presenza: per il picchio verde è il canto che fa eco in tutta la lunghezza della Valle, mentre un gruppetto di tre picchi rossi dà vita ad un inconsueto e prolungato inseguimento .
Annotando questa scenetta, si arriva ormai in basso alla Valle, e il campanile di Maresso, anch’esso velato compare in fondo.


Comunque il pallidissimo sole che fa capolino, basta a far sciogliere il sottile strato di ghiaccio dei rami più alti, provocando una rada pioggia.
Ma perchè dare un titolo così a questo resoconto?
Purtroppo l’arcano è presto svelato. Sulla via del ritorno, lo sguardo cade su un piccolo spazio nell’alveo della Nava, dove viene attratto dai resti di un uccello, per l’esattezza solo un’ala.


L’osservatore più attento ha già riconosciuto che siamo in presenza dei resti di una poiana. In natura nessun uccello muore di vecchiaia, intemperie e predatori, annullano la longevità delle varie specie. Ma un rapace, anzi un grosso rapace come la poiana, nei nostri ambienti non conosce predatori: qualche boccone avvelenato, caso rarissimo per fortuna da noi, qualche incidente, stradale o elettrico, anche questi casi piuttosto sporadici e in ultimo, qualche fucilata di imbecilli (speriamo rari).
Ovviamente questi pochi resti non escludono nessuna ipotesi, per giunta, sicuramente, la corrente della Nava ha trasportato e poi depositato su una spiaggetta il tutto.
Ognuno può farsi l’idea che preferisce, su come sia andata la vicenda che ha posto fine all’esistenza del rapace. Ai frequentatori più “anziani” del blog, non sarà sfuggita l’analogia col ritrovamento dei resti di un gufo, sempre alla Nava, di qualche anno fa (i lettori più recenti lo possono rileggere cliccando qui).

Era il 28 marzo 2009, siamo già a due ‘incidenti’ che hanno causato la morte di due uccelli predatori…

Alfio Sala

Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

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