Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

# 20 febbraio 2011 – Tra oculari e atlanti, e un invisibile picchio nel bosco: prima uscita del corso di birdwatching

Metti una domenica mattina a Cassina de’ Bracchi. C’è chi già mastica un poco e vuol saperne di più. C’è l’aspirante guardia ecologica: avere qualche nozione sul tema non guasta. Ci sono gli attivisti del Gruppo Valle della Nava, con la Prof. (maiuscolo d’obbligo) in testa. Non mancano quelli di Sentieri e Cascine, che del corso sono coorganizzatori insieme alla nostra associazione. Ci sono principianti totali nel settore. Miscela composita anche nello spettro anagrafico: un quej bagaitt non guasta mai. La prima parte è dedicata ad una questione molto sentita: gli arnesi del mestiere, binocoli in primis. Tutti o quasi si sono muniti dell’irrinunciabile strumento. E qualche modello è anche adeguato alla bisogna. Altri un po’ meno. Qualcuno si è dotato di cimeli di famiglia, dal valore più affettivo che pratico. Poco importa: l’importante è lo spirito. In improvviso e inatteso unisono, gran parte dell’uditorio punta il binocolo.  Cercheranno mica volatili nella sala? No, no: si tratta di una prova, sull’onda delle spiegazioni ricevute. L’immagine, dal punto di visuale di noi relatori, assume connotati tra condizionamento psicologico e buona resa della didattica.


Alcuni rivolgono già richieste specifiche. “Vedremo delle borre?”, chiede una partecipante. Quando si dice sfondare una porta aperta: la nostra non sa che i miei armadi ne contengono a centinaia, parte delle quali – limitata: una collezione è sempre una collezione, che diamine – è disponibile per apprendere i primi rudimenti.


Girano alcune guide di riconoscimento. “Devo proprio usarla quando sono in giro? Come faccio, non mi è d’impiccio mentre guardo?” È ritornello sentito più volte. Sissignori. Va sfogliata sul campo, e non solo: nei momenti di ozio pedagogico – Bruno, grande educatore su in Valle Aurina (Sudtirolo) sostituisce il termine ozio con altro vocabolo meno castigato – scorrerne le pagine ci fa entrare sempre più nel mondo dei volatili. Altri si stupiscono apprendendo come le guide invecchino. Ebbene sì; col tempo la sistematica subisce evoluzioni e modifiche, alcune anche nel giro di pochi mesi: nuove specie vengono separate, partendo dalle esistenti, e appaiono nuove sottospecie.


Il Luciano Ponzoni, vecchia conoscenza per noi frequentatori delle sponde del Lambro, non manca di indagare su dettagli del paesaggio che ci fa da scenario. Ai più parrebbero divagazioni oziose e fuori tema. Da paladino di deviazioni dalla strada maestra e del vagolare a zonzo, non posso non sottoscrivere. C’è dell’altro, c’è dell’altro: l’affetto profondo per la nostra terra, che condivido in toto. Aggiungere un dettaglio, sia esso un campanile o un murun capitozzato, ha un significato che va oltre la mera istantanea nella digitale o il punto individuato sulla carta. Approvo, Luciano: la presenza di autoctoni – Francesco Biffi su tutti –  è del resto sicura garanzia. Più prosaicamente, qualcuno non rinuncia all’italica pausa caffè.


La pioggia rende le osservazioni più difficoltose: luce pessima, malnata ed empia sorte, ma ci tocca abbozzare. Il settore urbano offre più varietà. Qualche storno spunta dalla cima di un’antenna. “Non prende la scossa?”, chiede, beata gioventù, una fanciulla. Cerchiamo i dettagli, raccomandiamo io e l’Alfio. Una tortora dal collare lascia inquadrare la striscia nera sul collo. Qua e là sciamano gruppetti di fringuelli. Si fermassero a distanza adatta, porca sidela. Roberto del Sentieri e Cascine si chiede come si possa inquadrare un picchio nel folto del bosco. La domanda è un classico, così come la risposta: mica sempre facile, al limite ci si accontenti di averne colto il tambureggiare. Col tempo, col tempo, arriveranno le soddisfazioni, leggi apparizione nell’oculare. Luciano Zardi sottolinea come l’inatteso sia sempre dietro l’angolo.
Lo spirito del gruppo non è male, rimarca capitan Biffi. Spiace che tanto interesse sia disturbato dalla scarsità di osservazioni. L’Alfio cerca qualche traccia nel bosco, giù alla Nava. Un’introduzione per un tema che ci accompagnerà nel prosieguo.
A salutare la comitiva penseranno poi un paio di cardellini.


Alla prossima


NOTA: se siete interessati a ricevere gli appunti del corso (sono quasi pronti), basta
scrivere a matteo.barattieri1@libero.it


Matteo Barattieri

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