Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

#Il merlo irriguardoso – 17 luglio 2011

Altra sortita di buon mattino… per registrare il repentino cambiamento delle condizioni climatiche: all’apertura delle persiane il cielo appare nitidamente azzurro e il sole, ancor basso, disegna lunghe ombre. Strano, visto che le previsioni non erano di questo tenore. Infatti alla Colombina lo scenario è già notevolmente cambiato, con un cielo in buona parte coperto e il sole a combattere una battaglia che sembra chiaramente persa.
Intanto il mais si è fatto grande e i fiori maschili cominciano a stagliarsi sulla “muraglia verde”. 

Il contrasto luminoso tra le cime e il resto della vegetazione , la dice lunga sul sole soccombente alla nuvolaglia. Eppure uno degli ultimi raggi, quasi in segno di orgogliosa sfida, decide di regalare un’inaspettata luminosità al fiore della cicoria, che come avviene nelle migliori favole, appena baciato dalla luce, assume un “nonsochè di principesco”.

.

L’atmosfera viene spezzata dal richiamo fortemente eccitato, emesso da alcuni merli adulti. Questo atteggiamento segnala due situazioni, contemporanee ma antitetiche: la presenza di immaturi della specie ma anche quella di un possibile pericolo per i medesimi. Se ci si trovasse nel giardino di casa, dubbi non ce ne sarebbero: la micia, con aria falsamente sorniona, perlustra i dintorni, ben sapendo cosa si muove qualche metro al di sopra, tra i rami. Ma qui lo spazio è molto più aperto, si tratta dell’ampio recinto dove vengono allevate le lepri, destinate al ripopolamento venatorio (anche questo, a pensarci bene, è un concetto antitetico…). Quindi? Questa è la classica segnalazione di “pericolo da uccello rapace”.
Ma il pericolo, per suscitare tale reazione, deve essere piuttosto vicino, quindi è assolutamente inutile scrutare il cielo. Bisogna guardare sulla vegetazione che interrompe qua e là l’incolto. Inutile negare una certa curiosità che sfocia nel “toto-specie”, anche se le possibilità reali si riducono
a : civetta, poiana o… gheppio. Infatti…


L’immagine è “quella che è”, realmente concessa, visto l’assoluta mancanza di un minimo riparo: gli animali non si curano della presenza umana, più che per la situazione contingente che stanno vivendo, per il fatto che hanno giudicato la distanza di assoluta sicurezza, quindi garanzia di nessuna
interferenza. Ma torniamo alla scena che si sta svolgendo: il gheppio scruta tutto quello che si trova sotto il suo posatoio, evidentemente in cerca, ma anche in attesa, dell’occasione favorevole. Uno dei merli, un maschio adulto, a distanza quasi nulla lo segnala a tutto il mondo, anche se il messaggio è rivolto alla sua prole. E proprio standogli così vicino, indica chiaramente il punto esatto del pericolo.
Eroe naturalmente votato al martirio o reso pazzo dall’eccitazione? Non esageriamo, un minimo di rischio esiste, ma si potrebbe definire… calcolato.
Già un merlo adulto, in condizioni fisiche ottimali, raramente rientra nella dieta di un falco quale il gheppio, più orientato a cacciare piccoli roditori, lucertole, insetti di apprezzabili dimensioni e uccelletti, soprattutto se debilitati o inesperti. Inoltre il terreno dell’ipotetico scontro gioca a favore del merlo, che al primo accenno di movimento del gheppio, si lascerebbe subito cadere nel folto del cespuglio, vanificando ogni possibilità di cattura.
Anche il fatto di essere entrambi posati, ancor più se a distanza ravvicinata, concede al merlo il vantaggio di avere perfettamente sotto controllo il rapace e la possibilità di sfruttare al meglio la propria agilità e lo “scatto sul breve”, decisamente superiori. Il falco, da parte sua, ha già valutato i pochi “pro” e i molti “contro” di un inutile tentativo di predazione, perciò preferisce ignorare l’atteggiamento irriguardoso del turdide, concentrandosi, per quanto possibile data la vicinanza dello “schiamazzatore”, sulle potenziali prede che popolano il terreno sottostante. Con queste ultime potrebbe far valere la partenza da una posizione predominante e piombare dall’alto su qualche animaletto distratto.
Ma come si diceva, concentrarsi risulta difficile con una presenza così assillante, e dopo aver cambiato un paio di posatoi, sempre raggiunto dopo pochi secondi dal merlo, decide di andarsene in cerca di territori di caccia più tranquilli.
Così anche l’uscita odierna riprende il suo corso, cercando di carpire soprattutto i suoni canori provenienti dalla vegetazione lussureggiante, che indubbiamente sta traendo beneficio dai continui acquazzoni estivi. In queste condizioni è tassativo, se si vuol catturare qualche immagine, fare come il gheppio di cui sopra: scrutare in basso tra la vegetazione. Puntare in alto, con questo cielo, fotograficamente è un suicidio.
E così tra qualche spunto dato dalle specie floreali presenti, subito smorzato dalla pochezza della luce del sottobosco, un piccolo gioiellino della fauna entomologica, fa la sua comparsa.


Si tratta di un Cleride, Trichodes apiarius. Mamma mia… che figurone!
Ma l’arcano è subito scoperto: in un’altra occasione la specie era stata classificata da Laura (ufficialmente D.ssa Farina). Ubi major…

Sala Alfio

Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 2, 2011 da in Appunti dalla Valle della Nava, Biodiversità, Boschi con tag , , , , , .

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