Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

#Tre anni – 27 novembre 2011

Atmosfera “vellutata” è quella che appare alla Colombina in queste primissime ore del giorno. La terra riceve i i raggi del sole, radenti, quasi
paralleli al suo profilo: ne scaturisce una fascia di nebbiolina che sembra fare da cuscinetto tra l’aria piuttosto fredda e le giovani piantine che, con una forza insospettata, hanno bucato il terreno decisamente compattato dalle basse temperature notturne. Ma in questi giorni il differenziale tra la notte e il giorno, è piuttosto netto, soprattutto quando il sole prende decisamente il sopravvento dando energia ai germogli.


Prima o poi bisognerà stabilire quale specie di cereale abbia iniziato il ciclo vitale, disegnando delle righe, al momento abbastanza incerte, sul terreno.
Il frumento e l’orzo, nelle loro innumerevoli varietà che si distaccano dai caratteri propri della specie per avvicinarsi a quelli dell’altra, sono già di difficile classificazione allo stadio maturo, praticamente impossibile è riconoscerli in questa fase giovanile.
La discesa in Valle, coincide col riabbassarsi della temperatura e con la presenza della brina. Dall’alto delle piante inizia il leggero stillicidio delle goccioline generate dal primo incedere dei raggi appena tiepidi, ma sufficienti a sciogliere il velo di ghiaccio. Tutta un’altra storia è la situazione al livello inferiore, dove le orlature possono resistere ancora per un po’: quello che accade sopra, per ora, non influisce minimamente.


Anche i segnali del nuovo giorno, per quanto riguarda la vita animale, qui tardano a manifestarsi: il canto di un paio di pettirossi e l’allarme di uno scricciolo, inizialmente, sono le uniche voci del bosco. Lontani il chiocciolare di un merlo spaventato e il richiamo di una cincia bigia.
Poi il cielo, e di riflesso la Valle, per un attimo sono attraversati da un nutrito gruppo di storni: se ne contano più di cinquanta. Probabilmente hanno abbandonato il “dormitorio” e si stanno dirigendo nei luoghi dove sanno di potersi alimentare. A proposito dei dormitori degli storni, spesso vi si radunano migliaia di individui, che a piccoli gruppi arrivano da ogni dove nel raggio di alcuni chilometri. Lo spettacolo che si presenta, come è capitato di osservare lo scorso anno alla Palude di Brivio, è impressionante: il cielo sembra riempirsi, le cime delle piante vengono occupate all’inverosimile, lo schiamazzare sovrasta ogni altro rumore. Poi la mattina dopo, il fenomeno inverso della dispersione.
Riprendendo il cammino, la vita intorno si anima sempre più: arrivano i codibugnoli e qualche fringuello, i picchi “martellano” e “ridono”. Un movimento attira l’attenzione, d’altronde certi salti e acrobazie non possono passare inosservati. Lo stesso vale per lo scoiattolo che non può ignorare la presenza umana e incuriosito/allarmato decide di verificare le intenzioni di chi ritiene essere un intruso.


Ma l’interesse, benchè reciproco, non è di pari livello e dopo qualche attimo lo scoiattolo decide di aver perso già troppo tempo, andandosene.
Il bosco, per quanto riguarda i suoi frutti, sembra aver già dato tutto: le castagne sono ormai un ricordo e i ricci a terra si stanno decomponendo, anche i funghi , ancor più delicati, hanno risentito della rapida successione delle forti piogge e poi del gelo. Eppure in angoli riparati, come sotto le radici di un bel castagno, qualcosa si trova ancora…


…come nel caso di questi chiodini che al culmine della maturazione, a breve inizieranno la parabola dell’invecchiamento. Per ora si godono il raggio di sole che arriva a colpirli, dopo essersi fatto largo tra i mille ostacoli del sottobosco.
Le belle immagini, non fotografiche ma “sensitive”, ispirate dalla Valle con le sue atmosfere, subiscono un brusco stop. Colori fin troppo vivaci spezzano le tonalità dell’ambiente, dando un’idea di spregio, più che di sporco.


“Quelli che stanno giocando alla guerra” hanno abbandonato le loro insegne, che, per inciso, finiranno in un sacchetto di plastica insieme ad un paio di bottiglie e lattine, qualche carta di energetici e pacchetti vuoti di sigarette, il tutto poi troverà collocazione nel cesto dei rifiuti alla Colombina. Viene da chiedersi perchè l’uomo tende a sporcare il territorio che occupa, più o meno continuativamente. Un’ipotesi: che sia l’antico retaggio della natura “animale” che spinge il maschio umano a marcare l’ambiente che frequenta ? Il fatto che in maniera assai meno diffusa le donne abbandonano rifiuti, sembra in qualche modo dare sostegno a questa ipotesi.
In questi giorni si compie il terzo anno di frequentazione della Nava per stilare il censimento dell’avifauna. Tre anni, dedicati non solo agli uccelli: in fondo i volatili, benchè affascinanti, sono solo la giustificazione delle visite periodiche in Valle.
Fiori, piante, funghi, farfalle, ma anche rugiada e brina sono stati i richiami impossibili da ignorare, soprattutto certe domeniche mattina in cui la pigrizia sembrava avere il sopravvento. Fino a quando la Nava lancerà i suoi “ferormoni”, risulterà difficile restare a letto…


Sala Alfio

Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

2 commenti su “#Tre anni – 27 novembre 2011

  1. Matteo Barattieri
    dicembre 8, 2011

    Grande Alfio! Adesso abbiamo a disposizione una messe di dati non indifferente. Ottimo! 3 anni di uscite non sono pochi.
    Notiamo come i guerrieri per gioco si dimostrino una volta di più poco sensibili nei confronti di ciò che li circonda. Mi fermo qui coi commenti.
    saluti
    Matteo Barattieri

  2. Marta
    dicembre 12, 2011

    Bravissimo davvero…un grazie x la costanza, x la passione , x il tempo che ci dedichi e x i sempre stupendi resoconti!!
    A mercoledì!
    Marta

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 6, 2011 da in Appunti dalla Valle della Nava.

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