Gruppo Valle Nava

riscopriamo il nostro territorio

Il Colombaccio – 9 marzo 2014

Un unico foro, nascosto perfettamente dalle piume rosa vinaccia, quasi al centro del petto. Ma andiamo con ordine dall’inizio… anche se in verità l’uscita stava volgendo al termine.
Si diceva, che ormai i dati per il censimento erano stati raccolti, numerosi ma con pochi sussulti, in un tripudio di gorgheggi e richiami, gracchiare di cornacchie e tambureggiare del picchio rosso: la primavera è ormai iniziata, senza aspettare le scadenze del calendario. Certo, la vista di un codibugnolo intento a riempirsi il becco col muschio, indizio sicuro della nidificazione in Valle, aveva dato una piacevole sensazione, ma nulla di… clamoroso. L’attrezzatura, specialmente lo zaino, col primo caldo pareva ingombrare e pesare il doppio e i passi risultavano un po’ trascinati.
Forse l’incedere più lento, guardando più la terra che il cielo, ad un certo punto proprio sotto Cacciabuoi, ha fatto cadere lo sguardo su quella forma, a cui nemmeno la rigidità della morte aveva tolto l’innata eleganza. Giaceva ai piedi di una robinia, molto vicino alla base della pianta (particolare che in un certo senso determinerà l’idea della morte accidentale). Deposta l’attrezzatura, è venuto naturale sollevare con delicatezza l’animale: piumaggio perfetto, splendido vista la stagione.
Solo dal becco, ora pendente, accennava ad uscire una gocciolina di sangue: per non sporcarlo, con delle foglioline secche, si è otturata la gola. Spontanea la domanda riguardo le cause del decesso.
Un incidente? Forse un inseguimento fra le piante tra maschi, oppure nei riti dell’accoppiamento, hanno causato un’errata valutazione, portando l’uccello a picchiare frontalmente contro la robinia: come succede per i vetri, in questo caso non c’è scampo per i volatili, data la delicatezza dell’attacco
del becco al cranio. E la morte è repentina. Viene alla mente un episodio accaduto in gioventù, più di quarant’anni fa, ma rimasto impresso nella memoria: il ritrovamento di una passera mattugia, in quel del Gernetto, che probabilmente per le stesse cause era andata a sbattere contro il tronco di un tiglio. Ma gli anni passano e, forse inconsciamente, coi dubbi cresce anche la diffidenza: quindi portarlo a casa non è stato poi uno sforzo eccessivo.


_DSC4552[2]

La giornata passa, ma il colombaccio in cantinino, riposto in un sacchetto coi suoi misteri, resta in cima ai pensieri. E viene l’ora di riguardarlo. Accarezzando lievemente le piume, la mano coglie una “rugosità”, invisibile alla vista ma non al tatto: spostando le medesime ecco comparire un grumo di sangue in corrispondenza di un foro, ben marcato, sul petto. Solo uno!

_DSC4550[2]

In mattinata era sfuggito sia per il fatto che era celato dalle piume, sia perchè non si presentavano tracce di sangue, sia.. perchè si era pensato ad un’altra causa, che ora pare perfino “assurda”.
Ma forse era meno assurda della realtà: abbattuto, quando la caccia è ormai chiusa da mesi, dalla carabina di un delinquente.

Sala Alfio
GRUPPO VALLE NAVA

p.s. ero dubbioso se riportare il fatto, tanto l’imbecille resterà impunito ed imbecille, ma alla Nava accade anche questo.

Informazioni su Gruppo Valle Nava

Associazione casatese per la difesa del territorio, la sua valorizzazione e la diffusione di una coscienza ecologica.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 10, 2014 da in Appunti dalla Valle della Nava, Biodiversità, Boschi, Caccia con tag , .

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